Giovanni Leone, venticinque anni dopo: il giurista che salì al Quirinale
Il 9 novembre 2026 saranno venticinque anni dalla morte di Giovanni Leone, presidente della Repubblica dal 1971 al 1978. Ripercorriamo la sua carriera di giurista e il difficile finale del mandato.
Il 9 novembre 2026 cadono venticinque anni dalla morte di Giovanni Leone, presidente della Repubblica dal 1971 al 1978. Era nato a Napoli il 3 novembre 1908 ed è morto a Roma il 9 novembre 2001. La sua figura merita di essere ricordata per intero, perché la memoria pubblica l’ha spesso ridotta a un solo, doloroso episodio.
Il giurista e l’uomo delle istituzioni
Prima che politico, Leone fu avvocato penalista e professore di diritto penale, autore di un manuale molto diffuso. Fu deputato all’Assemblea Costituente, poi più volte deputato e senatore, e nel 1955 contribuì alla riscrittura del codice di procedura penale. Si iscrisse alla Democrazia Cristiana nel 1944 e vi rimase fino allo scioglimento del partito, senza mai appartenere a una corrente: un tratto che gli diede prestigio ma anche poca protezione nei momenti difficili.
Presiedette la Camera dal 1955 al 1963 e guidò due governi brevi, nel 1963 e nel 1968. Nel dicembre 1971 fu eletto capo dello Stato dopo la votazione più lunga della storia repubblicana: servirono 23 scrutini e quindici giorni.
Gli anni difficili e le dimissioni
Il settennato cadde nella stagione più dura del terrorismo e delle proteste. Nel 1975 inviò alle Camere un messaggio in cui chiedeva riforme istituzionali; Sergio Mattarella lo ha ricordato nel 2021, nel ventesimo anniversario della morte, osservando che Leone, come Antonio Segni, propose di rendere il presidente non rieleggibile e di abolire il semestre bianco. Per Mattarella fu un uomo «mosso da un profondo senso della legalità», come riportò l’AGI.
Negli ultimi anni del settennato una campagna di stampa, alimentata anche dallo scandalo Lockheed, lo travolse con accuse che in gran parte si rivelarono infondate. Il 15 giugno 1978 Leone firmò l’atto di dimissioni e lasciò il Quirinale accompagnato soltanto dalla moglie, rifiutando ogni cerimonia. Mancavano circa sei mesi alla fine del mandato.
La riabilitazione pubblica arrivò tardi. Furono Marco Pannella ed Emma Bonino, nel 1998, a rivolgergli scuse formali. Leone sarebbe morto tre anni più tardi.
Ricordarlo oggi significa restituire alla sua storia la misura giusta: quella di un servitore dello Stato che ha pagato il prezzo di una stagione senza pietà. Il suo anniversario cade in giorni in cui molti di noi tornano a visitare i propri cari, e può essere un’occasione per ricordare anche chi ha servito il Paese.
Da dove viene quello che c’è scritto
- Il Post, «Le dimissioni di Giovanni Leone», 15 giugno 2013
- AGI, «Mattarella allontana il bis: «Anche Leone chiese la non rieleggibilità del Presidente»», 11 novembre 2021


