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Guide · 4 minuti di lettura

QR code sulla lapide: come funziona e cosa sapere prima

Un quadratino sulla lapide porta a foto, video e ricordi: come è nato il codice QR, cosa offre, il caso di Monaco e cosa chiedere prima di metterlo.

Lapide in pietra naturale con un codice QR scolpito a forma di croce
In apertura: Una lapide con il codice QR scolpito nella pietra (foto di repertorio). Foto: Wikileander, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.

In breve

  • Il codice QR nacque nel 1994 in Giappone per seguire i pezzi delle auto Toyota; dal 1999 chiunque può usarlo senza pagare la licenza.
  • Sulle lapidi porta a un profilo con biografia, foto e video: lo offrono servizi commerciali e il progetto di uno studente di 19 anni in provincia di Como.
  • A Monaco, dal dicembre 2024, oltre 1.000 adesivi QR sulle lapidi hanno causato danni stimati in 500.000 euro.

Si avvicina il telefono a un quadratino nero, inciso o incollato sulla lapide, e sullo schermo compare una vita: una foto, un video, due righe scritte dai figli. Il codice QR sulle tombe esiste già, anche in Italia, e con l'arrivo di Ognissanti molte famiglie si chiedono se convenga metterlo.

Dal reparto auto di una fabbrica al Cimitero

Il codice QR non nasce per il lutto. Lo sviluppa nel 1994 la società giapponese Denso Wave per seguire i pezzi delle auto nelle fabbriche Toyota. L'idea di mettere i dati in un quadrato di punti bianchi e neri venne a Masahiro Hara, responsabile del progetto, a pranzo, mentre guardava giocare a Go.

Le due lettere vengono dall'inglese «quick response», risposta rapida: il codice si legge in un istante. Può contenere fino a 4.296 caratteri alfanumerici, più che sufficienti per un indirizzo web. Nel 1999 l'azienda lo ha reso utilizzabile con licenza libera, ed è per questo che oggi lo troviamo su menu, biglietti e, appunto, lapidi.

Che cosa c'è dietro il codice

Di solito un QR sulla lapide rimanda a una pagina web con la storia della persona. Esistono medaglioni pensati apposta, come quelli di Turning Hearts: resistono alle intemperie e si fissano con un biadesivo. Chi li compra scansiona il codice, crea un profilo e lo riempie con una breve biografia, una galleria di foto e video presi da YouTube.

In Italia c'è anche un progetto nato dal basso. Guido Balestra, 19 anni, studente di Albese con Cassano, in provincia di Como, ha ideato «Storia di famiglia». Dal codice si apre una specie di libro multimediale con foto e video dei defunti. Vuole proporlo al Comune e al Sindaco Gaffuri, gratis, per chi desidera raccontare la propria famiglia. Per ora è una proposta: non è detto che il Comune la adotti.

Il caso di Monaco: l'adesivo che non doveva esserci

Il dicembre 2024 ha lasciato un caso istruttivo in Germania. Nei Cimiteri monacensi di Waldfriedhof, Sendlinger Friedhof e Solln sono comparsi adesivi con un QR, grandi 5 centimetri per 3,5, su oltre 1.000 lapidi. Con il telefono si leggevano solo il nome del defunto e il punto in cui riposava.

Per mesi i social hanno fatto ipotesi, dalla trovata pubblicitaria a un messaggio politico. Intanto togliere gli adesivi ha rovinato la pietra di alcune tombe, e i costi di riparazione sono stati stimati in circa 500.000 euro. La polizia ha indagato per danneggiamento.

Il mistero si è chiuso con una spiegazione molto pratica. Gli adesivi li avevano messi i dipendenti di una ditta di giardinaggio incaricata della manutenzione. Smontavano le lapidi, le portavano in sede per levigare le macchie e le rimettevano al loro posto: il codice segnava quelle già trattate. Lo ha spiegato Alfred Zanker, responsabile dell'azienda.

Prima di mettere un codice sulla lapide

La lezione di Monaco vale anche per noi: non si attacca nulla alla pietra senza il permesso di chi gestisce il Cimitero. I regolamenti comunali stabiliscono cosa può comparire su una lapide, e chiedere prima evita rimozioni e spese.

Conta anche il materiale. Un adesivo si scolorisce con sole e pioggia. Per una lapide nuova il codice si può incidere nella pietra, come mostra la foto di questo articolo. Il codice contiene soltanto un indirizzo web: se il sito dietro quell'indirizzo chiude, il quadratino resta sulla tomba ma non porta più da nessuna parte. Conviene quindi un servizio destinato a durare.

Infine, cosa raccontare. Bastano poche cose vere: chi era, un ricordo, una foto, un modo per contattare la famiglia. Meglio lasciare fuori indirizzi di casa, numeri di telefono e altri dati personali, perché chiunque passi davanti alla tomba può scansionare il codice.

Chi cerca una pagina gratuita per ricordare una persona può usare la lapide digitale di Cimiteri.Online. È uno spazio dedicato al defunto, dove si legge la sua storia e dove chiunque può accendere un lume e lasciare un fiore. L'indirizzo di quella pagina si trasforma in un codice QR con un qualsiasi generatore gratuito, da stampare e portare in Cimitero se il gestore lo permette.

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