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Lutto e tradizioni · 2 minuti di lettura

Is Animeddas e Su Mortu Mortu: la notte dei defunti in Sardegna

Mentre altrove arriva Halloween, in Sardegna il primo o il 2 novembre i bambini bussano alle porte per chiedere un dono «per le anime». Nomi diversi, un'unica usanza antica.

Cimitero monumentale di Ozieri, Sardegna
In apertura: Il Cimitero monumentale di Ozieri, in Sardegna. Foto: Gianni Careddu, CC BY-SA 4.0, fonte.

In breve

  • In Sardegna i bambini bussano alle porte nei giorni dei morti e chiedono un'offerta per le anime dei defunti, con formule in sardo diverse da zona a zona.
  • Secondo la credenza, nel giorno dei morti i defunti tornano a mangiare nelle case dove hanno vissuto, e si nutrono attraverso i bambini, messaggeri.
  • Per tanto tempo i doni sono stati pane, frutta di stagione, frutta secca, mandorle, nocciole e dolci; oggi anche cioccolata, caramelle e merendine.

In Sardegna i giorni dei morti hanno una storia che non somiglia a quella di Halloween. I bambini non chiedono «dolcetto o scherzetto»: bussano alle porte e domandano un’offerta per le anime dei defunti, usando formule in lingua sarda che cambiano da zona a zona.

Nel Campidano si sente dire «Is Animas», «Is Animeddas» o «Is Panixeddas». A Nuoro l’usanza si chiama «Su Mortu Mortu». In Ogliastra, a Tiana e Seui, è «Su Prugadoriu», nel Sulcis «Su Biddiu Longu», a Dorgali e in Baronia «Su Peti Cocone». I nomi raccontano qualcosa: alcuni richiamano il purgatorio, altri il pane, che si chiede appunto per le anime.

L’Unione Sarda ricorda che la tradizione, concentrata soprattutto in Barbagia, risale a più di duemila anni fa. Secondo la credenza, ogni anno nel giorno dei morti i defunti tornano a mangiare nelle case dove hanno vissuto, e si nutrono attraverso i bambini, che ne sono i messaggeri. Il primo o il 2 novembre i più piccoli si riuniscono fin dal mattino e girano di casa in casa, o nei negozi. A chi risponde «Chi è?» dicono «Su Mortu Mortu».

Per tanto tempo i doni sono stati pane, frutta di stagione, frutta secca, mandorle, nocciole e dolci. Oggi molte famiglie offrono anche cioccolata, caramelle e merendine. In passato, per sfamare i morti, si lasciava la tavola apparecchiata durante la notte della vigilia, e davanti al camino i grandi raccontavano storie ai bambini. In qualche paese della Barbagia c’è ancora chi lo fa.

Per questa ricorrenza è tradizione anche preparare dolci tipici, e l’Unione Sarda invita i lettori a raccontare come si chiamano e che cosa si cucina nel proprio paese.

È un modo diverso di guardare alla morte: come un legame che non si spezza, nutrito da gesti piccoli e quotidiani. Chi ha perso una persona cara può ritrovarci qualcosa di familiare, dal piatto lasciato a tavola ai fiori portati al Cimitero il 1° novembre.

Temi Tradizioni
Luogo Sardegna
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