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Alfieri Maserati

Pilota e Imprenditore

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero della Certosa, Bologna

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

A dodici anni Alfieri Maserati lavorava già in una fabbrica di biciclette. Sarebbe diventato il fondatore di una delle case automobilistiche più famose del mondo. Era venuto al mondo a Voghera il 23 settembre 1887, in una famiglia di sette figli, dove era il quarto. Il suo nome era già stato dato a un fratellino morto dopo pochi mesi, e per questo lo chiamavano Alfieri II. Il padre Rodolfo faceva il macchinista delle ferrovie. Quasi tutti i figli maschi finirono fra motori e officine. Furono Carlo, Bindo, Ettore ed Ernesto, mentre Mario scelse la pittura.

Nel 1903 Carlo lo fece assumere all’Isotta Fraschini di Milano, dove iniziò come meccanico del pilota Vincenzo Trucco. Nel 1908 la casa lo nominò pilota ufficiale e gli affidò una vetturetta da 1.200 centimetri cubi per il Gran Premio di Dieppe. Poi fu mandato a fare dimostrazioni in Argentina e in Inghilterra. Nel 1912 rientrò a Bologna per organizzare l’officina di assistenza dell’Isotta. Qui, il 14 dicembre 1914, fondò con il fratello Ettore la Società Anonima Officine Alfieri Maserati. Aveva cinque operai e una sede in via de’ Pepoli. Lavorava su auto di altri, da elaborare e rendere più veloci.

La guerra lo portò in una fabbrica milanese di motori d’aereo, e lì inventò e brevettò una candela d’accensione con la mica, più resistente delle altre, che poi produsse. Finita la guerra, la ditta si spostò in una ex fabbrica di damigiane alla periferia est di Bologna. Alfieri tornò a correre nel 1920. Nel 1921 portò in pista la sua prima auto, un telaio Diatto con un motore d’aereo ridotto da otto a quattro cilindri. Dopo qualche vittoria con il fratello Ernesto passò a collaborare con la Diatto. Poi la ditta torinese entrò in crisi e lui decise di costruire macchine con il suo nome.

Nell’aprile 1926 era pronta la Tipo 26, con un otto cilindri di 1.500 centimetri cubi. Debuttò il 25 aprile alla Targa Florio con Alfieri al volante: nono assoluto e primo nella sua classe. Il simbolo della ditta, il tridente, pare sia stato ideato dal fratello pittore Mario, sul modello della statua del Nettuno di Bologna. Il 1927 portò il guaio più brutto. Pochi giorni dopo la Targa Florio del 1927, alla Coppa Messina, Alfieri ebbe un incidente gravissimo, con varie fratture e la perdita di un rene. Tornò presto alle corse, anche se sempre meno, e continuò a progettare.

Nel 1929 nacque la V4, sedici cilindri. Il 28 settembre a Cremona superò i 246 chilometri orari con Borzacchini alla guida e stabilì un record. La ditta diventò società per azioni, con Alfieri Presidente e i fratelli Consiglieri, e Weber cominciò a fornire i carburatori. Nel 1930 la V4 fu invitata alla 500 miglia di Indianapolis e dovette ritirarsi. Nello stesso anno le vittorie ai Gran Premi di Roma e di Monza lo consacrarono, e fu nominato Cavaliere. Nel 1931 mise in pista una piccola 1100 a quattro cilindri, la 4CTR. Poi venne un nuovo sedici cilindri, la V5.

Ricoverato in ospedale per le conseguenze dell’incidente di Messina, Alfieri Maserati morì all’improvviso a Bologna il 3 marzo 1932, a quarantaquattro anni. I fratelli continuarono a lavorare per la ditta fino al 1937, quando la vendettero ai fratelli Orsi. Nel 2014, per il centenario della casa, una vettura portò il suo nome. Riposa alla Certosa di Bologna, nel Chiostro IX, nella tomba Maserati. La casa che fondò porta ancora il suo cognome, e il tridente del Nettuno corre ancora sulle strade.

Dove riposa

Cimitero della Certosa, Bologna, Bologna (BO)
Certosa di Bologna, Chiostro IX, tomba Maserati

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Fotografo sconosciuto, pubblico dominio. Wikimedia Commons (ritagliata dalla Redazione)

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