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Benedetto Croce

Filosofo e Storico

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Riposa a Cimitero Monumentale di Poggioreale, Napoli

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Il rito

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Il 28 luglio 1883 a Casamicciola, sull’isola d’Ischia, il terremoto durò non più di novanta secondi. Benedetto Croce, ancora ragazzo, in vacanza con la famiglia, restò sepolto per ore sotto le macerie, ferito in più punti. Morirono il padre Pasquale, la madre Luisa Sipari e la sorella Maria. Lui e il fratello Alfonso si salvarono, e furono affidati alla tutela di Silvio Spaventa, a Roma. Nei Taccuini, le sue meditazioni private, quella tragedia ha lasciato il suo segno.

Era nato a Pescasseroli, in Abruzzo, il 25 febbraio 1866, in una famiglia ricca. I Sipari erano legati agli ideali liberali, i Croce di Montenerodomo stavano a Napoli, con un nonno magistrato borbonico. Crebbe in un ambiente cattolico, dal quale ancora adolescente si staccò per sempre. A Roma frequentò la casa di Spaventa e ascoltò le lezioni del filosofo Antonio Labriola, ma la laurea in giurisprudenza non la prese mai. Nel 1886 tornò a Napoli, dove restò per tutta la vita. Nel 1890 fu fra i fondatori della Società dei Nove Musi, ritrovo di studiosi napoletani, e nel 1892 fondò con Salvatore Di Giacomo la rivista Napoli nobilissima. Nel 1902 uscì la sua Estetica come scienza dell’espressione.

Nel gennaio 1903 uscì il primo numero della Critica, che pagò di tasca propria fino al 1906, quando subentrò l’editore Giuseppe Laterza di Bari. Con l’editore nacque un’amicizia lunga, e da quel rapporto uscirono collane intere e la serie delle sue opere. Nel 1910 fu nominato Senatore del Regno. Dal 1920 al 1921 fu Ministro della Pubblica Istruzione nell’ultimo governo Giolitti.

La vita privata ebbe due stagioni. Dal 1893 al 1913 visse con Angelina Zampanelli, e nel 1911 la coppia si trasferì a Palazzo Filomarino; Angelina morì il 25 settembre 1913, per il cuore. L’anno dopo Croce sposò a Torino Adele Rossi: ebbero un figlio, Giulio, che morì bambino nel 1917, e quattro figlie, Elena, Alda, Lidia e Silvia. Nel 1925 scrisse il manifesto degli intellettuali antifascisti; nel novembre 1926 la sua casa napoletana fu devastata.

Dopo la guerra rifiutò la proposta di candidarsi a Capo provvisorio dello Stato e poi quella di Luigi Einaudi di nominarlo Senatore a vita. Nel 1946 nacque per sua iniziativa l’Istituto italiano per gli studi storici, a Napoli: lo sistemò in un appartamento di sua proprietà vicino a casa, nello stesso Palazzo Filomarino dove teneva la biblioteca. Dal 1949 al 1952 presiedette il PEN International. Nel 1949 un ictus lo lasciò semiparalizzato, ma non smise di studiare.

Morì il 20 novembre 1952, seduto in poltrona nella sua biblioteca. I funerali si tennero a Napoli, e fu sepolto nella cappella di famiglia del Cimitero monumentale di Poggioreale, vicino all’ingresso, appena fuori dal Quadrato degli uomini illustri. Chi vuole sapere di più della sua vita di studio può cercare a Palazzo Filomarino la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, nel palazzo dove abitò e lavorò.

Dove riposa

Cimitero Monumentale di Poggioreale, Napoli (NA)
Cimitero monumentale di Poggioreale, Napoli, cappella di famiglia, vicino all'ingresso

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto (fotografia pubblicata in The Story of Philosophy, 1926), pubblico dominio, Wikimedia Commons (ritagliata dalla Redazione)

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