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Carlo Ginzburg

Storico, Saggista e Traduttore italiano

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Nascita: 15 aprile 1939, Torino. Morte: 17 giugno 2026, Bologna, a 87 anni.

Chi era

Carlo Ginzburg è stato uno storico e saggista italiano, fra i fondatori della microstoria e uno degli studiosi italiani più letti e tradotti nel mondo: i suoi libri sono usciti in più di venti lingue. Nato a Torino il 15 aprile 1939, è morto a Bologna, a 87 anni, il 17 giugno 2026. Si è occupato di stregoneria, eresie, cultura popolare e storia dell’arte, e ha riflettuto a lungo sul mestiere stesso dello storico: su come si leggono le fonti, su che cosa sia una prova, su dove passi il confine fra verità e finzione. Era figlio di due nomi importanti della cultura italiana del Novecento, Leone e Natalia Ginzburg.

Infanzia e famiglia

La famiglia veniva da una storia ebraica di origine russa e italiana: secondo Wikipedia in inglese i suoi avi erano emigrati in Italia da Odessa. Il padre, Leone Ginzburg, filologo e critico, fu fra i fondatori della casa editrice Einaudi e un oppositore del fascismo; la stessa fonte ricorda che fu torturato e ucciso dai nazisti nel 1944, quando Carlo aveva quattro anni. La madre, Natalia Levi, era la scrittrice Natalia Ginzburg. Carlo era il maggiore di tre figli; il fratello Andrea fu un economista.

Il suo interesse per la storia fu influenzato, scrive Wikipedia in inglese, dalle opere degli storici Delio Cantimori e Marc Bloch.

La formazione

Frequentò l’ateneo pisano e la Normale; prese il dottorato nel 1961 e si perfezionò poi a Londra, al Warburg Institute. Pisa fu un luogo a cui rimase legato: vi tornò da docente, come ricorda La Nazione, che sottolinea il fatto di essere stato alla Normale «sia studente che docente».

La Scuola Normale Superiore in piazza dei Cavalieri a Pisa, dove Ginzburg si formò e dove tornò a insegnare dal 2006 al 2010
La Scuola Normale Superiore in piazza dei Cavalieri a Pisa, dove Ginzburg si formò e dove tornò a insegnare dal 2006 al 2010 — Albarubescens, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

I benandanti e il mugnaio Menocchio

Il primo libro, I benandanti (1966), nasce dai processi dell’Inquisizione contro contadini friulani del Cinquecento e del Seicento, che dicevano di combattere in spirito le streghe per proteggere i raccolti. Ginzburg vi vedeva i resti di un antico culto agrario, e il libro mostra come gli inquisitori fecero rientrare quelle credenze nel modello della stregoneria. Wikipedia in italiano segnala che alcuni storici, fra cui Norman Cohn e Ronald Hutton, hanno criticato questa lettura sostenendo che le fonti non provavano un culto della fertilità sopravvissuto da epoche precedenti.

Il libro che lo rese famoso, Il formaggio e i vermi (1976), parte dalla storia di Menocchio, un mugnaio del Friuli vissuto nel Cinquecento, processato due volte dall’Inquisizione romana: la prima volta condannato al carcere a vita e poi liberato per le condizioni di salute e di povertà della famiglia, la seconda volta mandato al rogo come relapso. Dalle carte processuali Ginzburg ricostruì un mondo di idee e letture sorprendentemente vario, che solo in minima parte dipendeva dalla cultura «alta». LaPresse cita entrambi fra i suoi libri più noti.

La microstoria

Il nome di Ginzburg è legato alla microstoria, la corrente nata in Italia negli anni Settanta che studia casi piccoli, spesso di persone marginali, per capire fenomeni sociali e culturali più larghi. Negli anni Ottanta, con Giovanni Levi, diresse da Einaudi la collana «Microstorie». Il saggio Spie. Radici di un paradigma indiziario (1979) propose il «paradigma indiziario»: l’idea che lo storico, come un investigatore o un medico, parta da tracce minime per ricostruire ciò che non si vede. Per la Storia d’Italia Einaudi scrisse il saggio Folklore, magia, religione (1972).

Carlo Ginzburg intervistato da Francisco Marshall nel ciclo Fronteiras do Pensamento a Porto Alegre, in Brasile (2010)
Carlo Ginzburg intervistato da Francisco Marshall nel ciclo Fronteiras do Pensamento a Porto Alegre, in Brasile (2010) — Fronteiras do Pensamento, CC BY-SA 2.0. Wikimedia Commons

L’insegnamento

Insegnò storia moderna all’Università di Bologna, dove Treccani indica una cattedra dal 1976, e per un periodo a Lecce. Fu poi professore negli Stati Uniti: nell’anno accademico 1975-1976 a Princeton con una borsa Fulbright, poi a Harvard e a Yale, e dal 1988 al 2006 alla University of California a Los Angeles, dove tenne anche la cattedra di storia del Rinascimento italiano. Dal 2006 al 2010 tenne alla Normale l’insegnamento di storia delle culture europee, e ne divenne professore emerito. Visse gli ultimi anni a Bologna.

Arte, metodo, impegno civile

Alla storia dell’arte dedicò Indagini su Piero (1981), uno studio sul Battesimo, sul ciclo di Arezzo e sulla Flagellazione di Urbino di Piero della Francesca, tornato in una nuova edizione con Adelphi nel 2022. A Storia notturna (1989), un’interpretazione del sabba, seguirono altri libri sul metodo: Occhiacci di legno (1998), Rapporti di forza (2000), Il filo e le tracce (2006).

La Flagellazione di Piero della Francesca, la tavola di Urbino a cui Ginzburg dedicò il libro Indagini su Piero (1459-1460 circa)
La Flagellazione di Piero della Francesca, la tavola di Urbino a cui Ginzburg dedicò il libro Indagini su Piero (1459-1460 circa) — Piero della Francesca, Public domain. Wikimedia Commons

Prese anche posizione in pubblico. Nel 1991 pubblicò Il giudice e lo storico, sul processo Sofri, in cui confrontava il lavoro del giudice con quello dello storico; Il Post lo ricorda come un’analisi dei documenti e dei metodi del procedimento per l’omicidio del commissario Calabresi. Nel gennaio 2007 firmò, con altri studiosi, un appello contro il disegno di legge sul negazionismo presentato dal Ministro Mastella, ritenendo sufficienti le norme già esistenti (Wikipedia in inglese). Nel 1979 aveva scritto a Giovanni Paolo II chiedendo di aprire gli archivi dell’Inquisizione: secondo la stessa fonte, il Cardinale Ratzinger riconobbe poi il peso di quella lettera nella decisione, e nel gennaio 1998 gli archivi furono aperti ai ricercatori qualificati.

Gli ultimi libri

Con Nondimanco (2018) tornò su Machiavelli e Pascal; con La lettera uccide (2021) e con Il vecchio Thiess (2022, scritto con Bruce Lincoln) su un caso di licantropia baltica. L’ultima sua raccolta, Il vincolo della vergogna, è uscita da Adelphi nel 2026: nel titolo, scrive Wikipedia in inglese, c’è l’idea che il paese a cui si appartiene sia quello di cui ci si vergogna, più che quello che si ama. Giuliano Ferrara, sul Foglio, definì Nondimanco un monumento vivente alle fonti; Adriano Sofri ricordò la loro amicizia e lo definì, secondo Il Foglio, un «osservatore parziale», attento però a controllare la propria parzialità.

Carlo Ginzburg in una fotografia del 2010, quando era docente della Scuola Normale Superiore
Carlo Ginzburg in una fotografia del 2010, quando era docente della Scuola Normale Superiore — Derzsi Elekes Andor, CC BY-SA 3.0. Wikimedia Commons

Le opere principali

  • 1966 — I benandanti
  • 1970 — Il nicodemismo, sulla dissimulazione religiosa nell’Europa del Cinquecento
  • 1976 — Il formaggio e i vermi
  • 1981 — Indagini su Piero
  • 1986 — Miti emblemi spie
  • 1989 — Storia notturna
  • 1991 — Il giudice e lo storico
  • 1998 — Occhiacci di legno
  • 2006 — Il filo e le tracce
  • 2018 — Nondimanco
  • 2026 — Il vincolo della vergogna

Premi e riconoscimenti

  • 1992 — Premio Aby Warburg
  • 1998 — Premio Viareggio per la saggistica, con Occhiacci di legno
  • 2005 — Premio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei per le scienze storiche
  • 2007 — Premio Brancati per Il filo e le tracce
  • 2008 — Premio Humboldt (indicato da AGI)
  • 2010 — Premio Balzan (consegnato all’Accademia dei Lincei, secondo Wikipedia in italiano)
  • 2013 — membro internazionale dell’American Philosophical Society
  • 2019 — premi èStoria, Tomasi di Lampedusa e De Sanctis alla carriera (AGI)
  • 2023 — Premio Hemingway per l’avventura del pensiero (Treccani)

Ebbe 19 lauree honoris causa (LaPresse, AGI) ed era socio onorario dell’American Academy of Arts and Sciences e socio corrispondente dell’Accademia delle arti del disegno di Firenze. Nel 1993 un centro studi francese di destra, il Club de l’horloge, gli attribuì per polemica un «antipremio» intitolato a Lysenko, come ricorda Wikipedia in italiano.

Vita privata

Dal matrimonio, poi sciolto, con la storica Anna Rossi-Doria ebbe due figlie: Silvia, che si occupa di storia dell’arte, e Lisa, storica della filosofia e scrittrice. In seguito sposò la storica dell’arte Luisa Ciammitti.

La morte

Ginzburg si è spento a Bologna il 17 giugno 2026, nelle prime ore del giorno: Il Post scrive che è morto «stanotte» e Wikipedia in inglese parla delle prime ore del 17 giugno; nessuna delle fonti aperte dà un orario più preciso. Aveva 87 anni. La notizia fu data nella mattinata del 17 giugno da Il Foglio, Sky TG24, Il Post, LaPresse, AGI e da altre testate. Nessuna fonte che ho aperto indica la causa. Le testate ricordano il suo lavoro: La Nazione riporta il cordoglio della Regione Toscana, con l’assessora alla cultura Cristina Manetti, che lo ha definito uno dei maggiori intellettuali contemporanei; Il Foglio ha ripubblicato i ricordi di Ferrara, Sofri, Marchesini e Caravale.

La camera ardente fu allestita venerdì 19 giugno, dalle 11.30 alle 13.30, nel cortile della Biblioteca dell’Archiginnasio a Bologna (Comune di Bologna, 17 giugno). Il Resto del Carlino del 19 giugno racconta centinaia di persone arrivate da tutta Italia, con le figlie Silvia e Lisa, la moglie Luisa Ciammitti e la sorella Alessandra. Non ho trovato notizie su funerali o luogo di sepoltura.

L’eredità

Ginzburg lascia un modo di fare storia che ha cambiato il lavoro di molti: guardare al caso singolo, al processo, al documento minore, e farne il punto da cui si vedono le strutture più grandi. I suoi libri sono ancora ristampati, in particolare da Adelphi, che negli ultimi anni ha riproposto I benandanti (2020), Il formaggio e i vermi (2019), Storia notturna (2017) e Miti emblemi spie (2023). Sono letture che continuano a servire nelle scuole di storia, ma anche a chi vuole capire come si distingue una prova da un racconto.

Date da ricordare

  • 15 aprile 1939 — nasce a Torino
  • 1961 — dottorato all’Università di Pisa
  • 1966 — esce I benandanti
  • 1976 — esce Il formaggio e i vermi
  • 1981 — esce Indagini su Piero
  • 1998 — gli archivi dell’Inquisizione sono aperti ai ricercatori; vince il Premio Viareggio
  • 2010 — Premio Balzan
  • 17 giugno 2026 — muore a Bologna

1939–2026

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Claude TRUONG-NGOC, CC BY-SA 3.0 (Wikimedia Commons)

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