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Claudio Villa

Cantante e Attore italiano

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Il rito

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Claudio Pica, che il pubblico avrebbe conosciuto come Claudio Villa, nacque a Roma, a Trastevere, il 1° gennaio 1926. Il Dizionario biografico degli italiani di Treccani lo dice unico figlio di Pietro e di Ulpia Urbani; Repubblica, nei giorni della sua morte, colloca la sua nascita in via della Lungara, la strada di Regina Coeli. Su quel muro, al civico 25, c’è ancora una targa del Comune di Roma, del 1997: ricorda il giorno di nascita e dice che Villa «ha espresso con il canto l’anima romana».

La targa del Comune di Roma, posta nel 1997 in via della Lungara 25, a Trastevere, dove Claudio Villa nacque il 1° gennaio 1926. Fotografia di Lalupa su Wikimedia Commons, pubblico dominio
La targa del Comune di Roma, posta nel 1997 in via della Lungara 25, a Trastevere, dove Claudio Villa nacque il 1° gennaio 1926. Fotografia di Lalupa su Wikimedia Commons, pubblico dominio — user:Lalupa, Public domain. Wikimedia Commons

Erano genitori di fabbrica. Si erano conosciuti in un calzaturificio, lui ciabattino e lei orlatrice, e secondo Treccani persero il posto per un’epurazione fascista; nella sua autobiografia, Una vita stupenda, uscita da Mondadori proprio nei giorni della sua morte, Villa racconta che furono mandati via perché considerati sovversivi (Repubblica). Si arrangiarono con lavori di fortuna, e fra questi Treccani ricorda il mestiere di acquacetosari, che coinvolse anche il bambino. Poi, con la guerra, il ragazzo finì in una cartiera romana come macchinista: sempre Treccani indica l’aria umida di quel lavoro come probabile causa della tubercolosi polmonare che lo accompagnò nei primi anni di carriera. Nel frattempo si pagava da solo le prime lezioni di canto.

Gli esordi furono nei piccoli locali della capitale. Treccani racconta che il direttore del teatro Jovinelli gli impose il nome d’arte, e che nel teatro di rivista Claudio conobbe una giovane attrice, Miranda Bonansea; si sposarono nel gennaio 1952 (Treccani; Italy On This Day). Il vero trampolino fu la radio: nel 1948, scrive Treccani, entrò in forza alla Rai e fu messo fra i cantanti dell’orchestra diretta da Armando Fragna, una delle più popolari del tempo; Repubblica lo ritrae già nel 1951 come l’usignolo d’Italia, in mezzo ai grandi nomi dell’etere. Le canzoni che lo fecero conoscere avevano titoli come Serenata celeste (la citano Treccani e Repubblica), Luna rossa e Borgo antico (Repubblica): serenate e romanze cantate con una voce piena, di impianto quasi operistico, come nota Treccani.

Claudio Villa con la prima moglie, Miranda Bonansea, e il figlio Mauro, in una fotografia del 1953. Autore ignoto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons
Claudio Villa con la prima moglie, Miranda Bonansea, e il figlio Mauro, in una fotografia del 1953. Autore ignoto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Il Festival di Sanremo gli diede la fama di tutti. Nel 1955, alla prima partecipazione, Villa si piazzò primo e secondo con Buongiorno tristezza e Il torrente, in coppia con Tullio Pane (Treccani; Panorama; Sky TG24). Era il Festival trasmesso per la prima volta anche in televisione, ricorda Treccani. Eppure nella serata decisiva Villa non salì sul palco: era a letto con una faringite che molti presero per una trovata pubblicitaria, e la sua parte fu affidata a un disco, mandato in onda su un palcoscenico vuoto (Treccani); anche Sky TG24 scrive che la canzone fu cantata da Pane e dalla voce registrata di Villa. Il giorno dopo la stampa lo incoronò «reuccio» della canzone italiana, non senza ironia, scrive Treccani; per Il Post il soprannome venne dal presentatore Corrado. Repubblica osserva che quel diminutivo diceva anche quanto la fiducia, pur largamente concessa, fosse limitata.

Nel 1957 vinse ancora: Corde della mia chitarra con Nunzio Gallo e, al secondo posto, Usignolo con Giorgio Consolini (Treccani; Panorama e Sky TG24 per la prima). All’indomani, a una conferenza stampa, ai giornalisti che lo accusavano di prendersi le canzoni migliori senza curarne l’esecuzione rispose con quello che Repubblica chiama il discorso del piedistallo: «Giunto alle più alte sfere della popolarità, ho provato a piegarmi dall’alto del piedistallo su cui mi hanno fatto assidere». Era fatto così, spigoloso, e la stampa glielo rimproverava come divismo; Repubblica scrive che non fece mai nulla per rendersi simpatico e che litigava con discografici, organizzatori e Rai. Eppure il pubblico lo seguiva: club di ammiratori sorsero ovunque (Treccani; Repubblica). Il Post lo dice comunista e ateo, e Repubblica ricorda la sua militanza comunista; amava i motori, e Treccani parla di sinistri anche gravi dovuti a quella passione.

Dal 1958, scrive Treccani, il gusto dei giovani cambiò con Modugno, i cosiddetti urlatori e i primi cantautori, e Villa finì per essere identificato con un passato che sembrava superato. Ma ebbe ancora i suoi ritorni. Nel 1962 vinse per la terza volta a Sanremo con Addio… addio, in coppia proprio con Domenico Modugno, il rivale di un tempo (Treccani; Panorama; Sky TG24). Nel 1966 vinse Canzonissima con Granada, che Treccani annovera fra i suoi pezzi forti (Treccani; Repubblica); nel 1967 ottenne l’ultimo Sanremo, con Non pensare a me insieme a una giovane Iva Zanicchi (Treccani; Panorama; Sky TG24). Quattro vittorie in tutto, un primato che divide con Modugno (Panorama; Italy On This Day). Secondo Wikipedia vinse anche il Festival di Napoli del 1963, con Jammo ja. Fra i titoli che Repubblica e Italy On This Day ricordano c’è anche Binario. Intanto viaggiava: Treccani parla di lunghe tournée in Asia e Sudamerica, Repubblica elenca Argentina, Stati Uniti, Spagna, Giappone e Russia. Le canzoni incise sono più di tremila secondo Treccani; i dischi venduti più di quaranta milioni per Treccani e circa quarantacinque per Italy On This Day; i film una trentina, per Treccani, spesso quei «musicarelli» nati per promuovere le sue canzoni, come Serenata amara del 1952.

I vincitori del Festival di Sanremo del 18 febbraio 1962, Domenico Modugno e Claudio Villa, con il presentatore Renato Tagliani. Autore ignoto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons
I vincitori del Festival di Sanremo del 18 febbraio 1962, Domenico Modugno e Claudio Villa, con il presentatore Renato Tagliani. Autore ignoto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

A Capodanno del 1987, giorno del suo sessantunesimo compleanno, una fitta al cuore: la diagnosi di infarto in una clinica romana e il ricovero al Policlinico Gemelli (Repubblica; QdS). Domenica 25 gennaio arrivò a Padova, al reparto di cardiochirurgia, pieno di ottimismo; il 27 gennaio fu operato, con quattro by-pass dopo nove ore di sala operatoria (QdS), dall’équipe del professor Vincenzo Gallucci (Repubblica). Dalla rianimazione non uscì più. A complicare il quadro vennero l’insufficienza renale, una broncopolmonite e poi una pancreatite (Repubblica). Morì sabato 7 febbraio 1987, alle 22; Treccani scrive che morì d’infarto, Repubblica di insufficienza cardiaca e, nei giorni dopo, della pancreatite. Erano con lui la moglie Patrizia e il figlio Mauro (Repubblica). A Sanremo era la serata finale del Festival, e fu Pippo Baudo, in diretta, a dare la notizia a tutta l’Italia (Sorrisi e Canzoni TV; Libreriamo).

Roma lo salutò a modo suo. La famiglia aveva chiesto il Campidoglio per la camera ardente, ma il Comune concesse il Museo del Folklore, in piazza Sant’Egidio, a poche centinaia di metri dalla Lungara; Repubblica racconta le file in via della Scala e la gente ammessa a gruppi, a piccoli passi, davanti alla bara chiusa. Non ci furono riti religiosi: il figlio Mauro spiegò che il padre non credeva in Dio e che, dopo i quindici giorni previsti dalla legge, sarebbe stato cremato (Repubblica; Wikipedia parla di un funerale laico a Trastevere). Dopo la cremazione le ceneri furono portate a Rocca di Papa, nei Castelli Romani, e riposano nel Cimitero di San Sebastiano (Wikipedia; Libreriamo; Il Sussidiario). Sulla tomba c’è la frase «Vita sei bella, morte fai schifo».

Resta la voce, nelle incisioni di una carriera lunga quaranta anni, e restano due luoghi: la targa al civico 25 di via della Lungara, dove tutto cominciò, e una tomba di paese, in collina, con una frase che ne restituisce il carattere. Chi passa da una delle due può fermarsi un momento, e magari canticchiare piano una sua serenata.

Dove riposa

Cimitero di San Sebastiano, Rocca di Papa (Roma): ceneri dopo la cremazione

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto (dal Radiocorriere, febbraio 1965), pubblico dominio secondo Wikimedia Commons (Wikimedia Commons)

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