Domenico Modugno
Cantautore, Chitarrista, Attore e Politico italiano
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroDomenico Modugno nacque a Polignano a Mare, in provincia di Bari, il 9 gennaio 1928, e in famiglia lo chiamavano Mimì. Il padre, Vito Cosimo, faceva la guardia municipale; la madre, Pasqua, veniva dalla vicina Conversano. Nel 1932 l’uomo fu mandato a San Pietro Vernotico, nel Brindisino, e lì il bambino imparò il dialetto salentino, che sarebbe stato la lingua delle sue prime canzoni. Fu il padre a trasmettergli i rudimenti della musica e, quando aveva dodici anni, gli regalò una fisarmonica. Studiò da ragioniere, e senza passione. Nel 1945 compose due brani che non incise mai, Il treno che fischia e E la luna fra le nubi; due anni dopo scappò a Torino, all’insaputa del padre, e per campare fece il cameriere e l’apprendista gommista, dormendo in una baracca presa in affitto. Poi il servizio militare a Bologna, dove suonò nell’orchestrina del circolo ufficiali.
Tornato a casa nel 1949 si lasciò crescere i baffi e cominciò a dare serenate con la fisarmonica, tanto che in paese lo consideravano un conquistatore. Il suo sogno, però, era fare l’attore. A Roma dormì un po’ dai monaci camaldolesi al Celio e, grazie a un’audizione ottenuta tramite lo zio Peppino, che lavorava al quotidiano Il Tempo, entrò al Centro sperimentale di cinematografia con una borsa di studio, diplomandosi nel 1952. Fra i compagni c’erano Franca Gandolfi, che sposò il 26 giugno 1955, e un giovane regista, Riccardo Pazzaglia, amico di una vita. La sera cantava al Circolo artistico di via Margutta, in cambio di un pasto. Nel 1953, dopo aver cantato una ninna nanna in un film, fu chiamato alla radio; il 20 maggio, in uno studio Rai, la ripropose davanti a Frank Sinatra, che ne chiese lo spartito. Un dirigente gli suggerì di farsi credere siciliano, e per anni il pubblico lo credette davvero.
Con la casa discografica RCA incise i primi dischi, fra cui Lu pisci spada e La donna riccia, e nel 1955 firmò quello che molti considerano il suo capolavoro, Vecchio frac, per la quale la censura lo costrinse a cambiare il verso finale. Nel 1956 portò Musetto a Sanremo, cantata da un altro, e il nome cominciò a circolare. Ma la sera decisiva fu il 1° febbraio 1958. La canzone era Nel blu dipinto di blu, scritta insieme a Franco Migliacci; lo spartito aveva in copertina un disegno del giovane Guido Crepax, e la seconda voce era Johnny Dorelli. Non trovando nessuno che volesse cantarla, Modugno salì lui sul palco, non senza emozione, e alla fine del ritornello spalancò le braccia. Prese 63 voti contro i 41 di Nilla Pizzi con L’edera. Sulla nascita del testo, gli autori hanno dato versioni diverse: un quadro di Chagall, il cielo azzurro di una finestra di Roma, un sogno fatto sotto il caldo. Qualche collega, a caldo, la giudicò una follia senza stile.

Poche settimane dopo, al concorso Eurovision di Hilversum, chiuse al terzo posto, e il 45 giri attraversò l’oceano. Modugno cantò all’Ed Sullivan Show, girò gli Stati Uniti e il 18 settembre suonò alla Carnegie Hall di New York. In quelle settimane gli nacque il primo figlio, Marco, ma lui non poté rientrare: il contratto prevedeva penali di centomila dollari. Gli americani lo ribattezzarono Mr. Volare, e il disco restò primo in classifica per tredici settimane di fila. Secondo Treccani, nei primi dodici mesi le copie vendute furono circa ventidue milioni, e a Washington gli consegnarono le chiavi della città. Nel 1959 ripeté il trionfo a Sanremo, ancora con Dorelli, con Piove, nota a tutti come Ciao ciao bambina: ne aveva annotato i primi versi in una stazione di Pittsburgh, guardando due fidanzati salutarsi sotto la pioggia. Anche quell’anno rappresentò l’Italia all’Eurovision.

Il successo non lo ingabbiò nella canzone. Il 12 settembre 1961, al teatro Alfieri di Torino, esordì in Rinaldo in campo, la commedia musicale di Garinei e Giovannini per i cent’anni dell’Unità d’Italia, con Delia Scala: un brigante siciliano che per amore diventa patriota. Lui la ritenne la cosa più importante della sua vita. Vinse ancora Sanremo nel 1962 con Addio… addio…, in coppia con Claudio Villa, e di nuovo nel 1966, con Dio, come ti amo, accanto a Gigliola Cinquetti; recitò per Pasolini, cantando Che cosa sono le nuvole, e dal 1973 fu Mackie Messer nell’Opera da tre soldi diretta da Strehler. Negli anni Settanta, con Piange… il telefono e Il maestro di violino, entrò in un filone lacrimoso che la critica non gli perdonò. Con L’anniversario sostenne il referendum sul divorzio, versando i diritti d’autore alla causa. La sua casa di Roma, sull’Appia Antica, fu affiancata da altre ad Ansedonia e a Lampedusa, sulla baia davanti all’Isola dei conigli.
Il 12 giugno 1984, durante la registrazione di La luna nel pozzo a Cologno Monzese, fu colpito da un ictus: ricoverato al San Raffaele di Milano e poi al Niguarda, restò con metà del corpo paralizzata e dovette lasciare le scene. Più tardi attribuì il malore al fumo, ricordando di aver consumato anche sessanta sigarette al giorno. Dalla malattia nacque un impegno nuovo. Si iscrisse al Partito radicale, nel 1986 ne fu presidente con Marco Pannella e Bruno Zevi e il 15 giugno 1987 fu eletto deputato, con 7.907 preferenze, nella X legislatura; nell’aprile 1990 passò al Senato al posto di Gianfranco Spadaccia. Si occupò dei diritti delle persone disabili e dei malati e, il 3 marzo 1989, cantò ad Agrigento in un concerto per i ricoverati dell’ospedale psichiatrico, dopo averne denunciato le condizioni. Nel 1990 fu eletto consigliere comunale in quella città.
Il 26 agosto 1993, a Polignano a Mare, tenne l’ultimo concerto davanti a settantamila persone, nella serata chiamata Modugno torna a casa, per far pace con i concittadini che non avevano mai digerito il «siciliano» d’adozione. Attraversò il paese a bordo dell’Aurelia B24 del film Il sorpasso, dietro un corteo di barche. In quell’anno incise con il figlio Massimo la sua ultima canzone, Delfini. Morì il 6 agosto 1994, a sessantasei anni, per un infarto, nella villa di Lampedusa. La camera ardente fu allestita nella villa sull’Appia Antica, le esequie si svolsero nella chiesa di San Sebastiano, fuori le mura, e fu sepolto a Roma, nel Cimitero Flaminio, a Prima Porta. L’agenzia AGI racconta che, secondo quanto si dice, nella bara furono messi un po’ di acqua e sabbia del suo mare, insieme al cilindro dell’uomo in frac.

Di lui resta soprattutto un gesto: le braccia aperte, che chiunque rifà ancora quando sente cantare Volare. Per la SIAE, dal 1958 nessun’altra canzone italiana è stata suonata nel mondo quanto Nel blu dipinto di blu. Nel 2008, a cinquant’anni da quella sera, gli fu dedicato un francobollo; nel 2013 la miniserie Volare – La grande storia di Domenico Modugno, diretta da Riccardo Milani, ha avuto Giuseppe Fiorello nei suoi panni. A Polignano, davanti al mare, una statua di bronzo lo ritrae con le braccia spalancate, a ricordare quell’ultimo ritorno.

Dove riposa
Cimitero Flaminio (Prima Porta), Roma
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Domenico Modugno consultata il 22 ottobre 2026
- Wikidata: Q201392 consultata il 22 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani: Modugno, Domenico consultata il 22 ottobre 2026
- AGI: Trent'anni senza Domenico Modugno, rivoluzionario del pop (6 agosto 2024) consultata il 22 ottobre 2026
- Il Fatto Quotidiano: Domenico Modugno a trent'anni dalla morte (6 agosto 2024) consultata il 22 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Tomba di Domenico Modugno, Cimitero Flaminio di Prima Porta consultata il 22 ottobre 2026
Immagine: Harry Pot per Anefo (Nationaal Archief), CC0 (Wikimedia Commons),_Bestanddeelnr_909-4001_(cropped).jpg)
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