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Edoardo Sanguineti

Poeta e Scrittore

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Da bambino, a Torino, gli dissero che aveva una grave malattia di cuore. La diagnosi era sbagliata: un medico se ne accorse quando Edoardo ebbe la pertosse. Da allora il futuro poeta dovette recuperare in fretta il tono muscolare, con ginnastica, ciclismo e tennis. Dovette invece rinunciare a quello che avrebbe voluto fare più di tutto: la danza. Edoardo Sanguineti era nato a Genova nel 1930 e a quattro anni si era trasferito a Torino con la famiglia, perché il padre aveva trovato lavoro in una tipografia.

Nella città piemontese abitava lo zio Luigi Cocchi, che faceva il musicista e lo studioso di musica e aveva conosciuto Gobetti e Gramsci: fu il suo primo maestro. A Bordighera, dove passava le estati, un cugino gli trasmise l’amore per il jazz e un amico lo iniziò alle pagine di Antonin Artaud. Si iscrisse al liceo d’Azeglio e poi a Lettere. Nel 1951 cominciò a scrivere Laborintus. Scriveva per una piccola cerchia di lettori e ricordò: «Eravamo in cinque. E i miei quattro lettori erano una ragazza, un aspirante filologo classico e due altri studenti, uno di farmacia e l’altro di medicina». Nel 1953 perse la madre. Nello stesso anno conobbe la donna che avrebbe sposato il 30 settembre 1954.

Laborintus uscì nel 1956, a cura di Luciano Anceschi, e passò quasi inosservato. La sua scrittura, costruita come un labirinto di linguaggi in frantumi, sarebbe diventata un modello per gli sperimentatori degli anni Sessanta. Nello stesso anno Sanguineti si laureò con una tesi su Dante, che nel 1961 diventò un libro, Interpretazione di Malebolge. Sempre nel 1961 fu uno dei cinque poeti raccolti nei Novissimi, l’antologia curata da Alfredo Giuliani. Nel 1963 fu tra i fondatori del Gruppo 63, nato a Palermo. Lavorò anche con Luciano Berio, per il quale scrisse i testi di Passaggio, rappresentato alla Piccola Scala di Milano nel 1963.

Insegnò Letteratura italiana a Salerno e dal 1974 a Genova. Qui andò ad abitare con la famiglia al quartiere del Begato, per stare vicino ai compagni proletari. Fu Consigliere comunale a Genova dal 1976 al 1981 e Deputato dal 1979 al 1983, eletto come indipendente nelle liste del Partito Comunista. Intanto scriveva per i giornali, dirigeva riviste e girava il mondo. Nel 1990 fondò la rivista Bollettario, che diresse per vent’anni. Fra i suoi titoli ce n’erano anche di scherzosi: fu Faraone poetico dell’Istituto Patafisico di Milano e dal 2001 Satrapo Trascendentale. Nel 1996 il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro lo nominò Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al merito della Repubblica.

Nel 2004 raccolse cinquant’anni di versi nel volume Mikrokosmos. Il 18 maggio 2010 lo portarono d’urgenza in ospedale, a Genova, per un aneurisma all’addome. Morì alle 13:30, ancora in sala operatoria. Era ateo. Fu sepolto il 22 maggio nel Pantheon di Staglieno, vicino alla tomba del capo partigiano Aldo Gastaldi, detto Bisagno.

Nel 2020, dieci anni dopo la morte, quattro università, Torino, Genova, Salerno e Milano, hanno fondato il Centro Studi Interuniversitario a lui intitolato, dove sono custoditi documenti inediti. Chi visita il Pantheon può portare con sé due raccolte più quotidiane, Postkarten del 1978 e Stracciafoglio del 1980. Lì il tono si fa ironico e si posa sulle piccole cose di ogni giorno.

Dove riposa

Cimitero Monumentale di Staglieno, Genova (GE)
Cimitero monumentale di Staglieno, Pantheon, accanto alla tomba di Aldo Gastaldi «Bisagno»

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Thomas Omerzu (modifica), Twice25 e Rinina25 (originale), CC BY-SA 2.5, Wikimedia Commons (ritagliata dalla Redazione)

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