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Enzo Ferrari

Imprenditore, Dirigente sportivo e Pilota automobilistico italiano

Nascita
Scomparsa

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

A Modena, il 18 febbraio 1898, venne al mondo Enzo Ferrari; sui registri comparve due giorni dopo, e Treccani riporta questa seconda data (Sky TG24, Treccani). La nevicata che avrebbe trattenuto il padre è dubbia: per L’Unione Sarda fu la levatrice a denunciare la nascita. La casa era attaccata all’officina di Alfredo Ferrari, che lavorava materiale per le ferrovie e già nei primi anni del Novecento possedeva diverse automobili (Treccani); oggi quegli spazi fanno parte del museo a lui dedicato (Museo Casa Enzo Ferrari).

Aveva dieci anni quando il padre lo portò a una corsa sul circuito di Bologna, che correva lungo la via Emilia e la Persicetana. Nel libro Piloti, che gente…, uscito nel 1985, scrisse che i suoi ricordi di corse cominciavano da quel 1908 e dalla vittoria di Felice Nazzaro (Fondazione Pirelli, Wikipedia in inglese). Per Sky TG24 la scintilla fu un’altra gara, la Coppa Florio del 1912: qui si segue il suo racconto. Da giovane disse di avere tre passioni, l’operetta, le corse e il giornalismo, e ancora ragazzo scrisse per La Gazzetta dello Sport (Treccani).

Poi la guerra gli cadde addosso. Il padre morì di polmonite e il fratello, partito volontario, poco dopo: per Treccani tutti e due nel 1916, per Wikipedia e L’Unione Sarda il padre nel 1915. L’officina si fermò. Enzo fu arruolato e si ammalò gravemente, di pleurite secondo Wikipedia e L’Unione Sarda, e passò mesi in un ospedale militare di Bologna (Treccani). Guarito, andò a Torino a cercare un posto alla Fiat e non lo ebbe. Ricordò poi, e lo riporta Wikipedia, una panchina del Valentino nell’inverno 1918-1919, la neve da togliere con la mano, e le lacrime di chi è rimasto solo. A Torino conobbe Laura Garello, che sposò nel 1923 (Treccani).

Trovò posto in una piccola ditta di autocarri Lancia; poi, grazie al pilota Ugo Sivocci, fece il collaudatore a Milano, alla CMN, e nel 1920 passò all’Alfa Romeo, al Portello (Treccani). La fotografia che apre questa pagina lo ritrae al volante intorno al 1920, quando di anni ne aveva ventidue.

Nel 1923 vinse sul circuito del Savio, a Ravenna. Fu quel giorno, stando a come lui amava raccontarlo, che la contessa Paolina Biancoli, madre dell’aviatore Francesco Baracca, morto in guerra, gli disse di mettere sulle sue macchine il cavallino rampante che il figlio portava sulla fusoliera: gli avrebbe portato fortuna (Treccani, Sky TG24, L’Unione Sarda). Ferrari lo prese e lo posò su uno sfondo giallo, il colore di Modena; dal 1932 si vede sulle vetture della Scuderia (Wikipedia, L’Unione Sarda).

Nel 1929, insieme ai fratelli Augusto e Alfredo Caniato e a Mario Tadini, fondò a Modena la Scuderia Ferrari. All’inizio doveva assistere piloti dilettanti, ma presto ebbe una squadra di professionisti, con Nuvolari, Varzi, Campari e Borzacchini, e finì per essere il reparto corse dell’Alfa Romeo (Treccani). Smise di correre nel 1932, l’anno in cui nacque il figlio Dino (Treccani; Sky TG24 scrive 1931). Non era un progettista e lo sapeva: il suo mestiere era far gareggiare fra loro i tecnici e i piloti migliori (Treccani).

Nel 1938 la Scuderia fu assorbita dall’Alfa e a fine 1939 Ferrari se ne andò, senza il diritto di usare il proprio nome per quattro anni. Nel 1943 spostò la sua nuova fabbrica a Maranello, ai piedi dell’Appennino; fu bombardata due volte (Treccani). Finita la guerra affidò a Gioachino Colombo un motore a dodici cilindri (Treccani, Ferrari.com).

Il 12 marzo 1947 quel motore si accese per la prima volta, fra Maranello e Formigine (Ferrari.com); secondo auto.it fu lo stesso Ferrari a guidare la prima vettura sulla strada. L’11 maggio, sul circuito di Piacenza, la 125 S di Franco Cortese era in testa quando si ruppe la pompa della benzina. Ferrari la chiamò un fallimento promettente (Ferrari.com, Revs Institute). Il 25 maggio Cortese vinse a Roma, alle Terme di Caracalla: la prima vittoria di una vettura che portava davvero il suo nome (Ferrari.com, Revs Institute).

Enzo Ferrari accanto al cruscotto di una 125 S, nel 1947 (la data esatta, tra primavera e giugno, è incerta). Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Enzo Ferrari accanto al cruscotto di una 125 S, nel 1947 (la data esatta, tra primavera e giugno, è incerta). Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Unknown photographer, Public domain. Wikimedia Commons

Poi vennero le vittorie. Nel 1948 la prima di sei Mille Miglia consecutive, nel 1949 la 24 Ore di Le Mans. A Silverstone, nel 1951, una Ferrari batté l’Alfa Romeo, la casa dove era cresciuto: Treccani la chiama il punto d’arrivo di un lungo cammino per rendersi indipendente. L’anno dopo, con Alberto Ascari, arrivò il primo titolo mondiale piloti (Treccani, L’Unione Sarda).

Il dolore arrivò mentre vinceva. Il 30 giugno 1956, dopo una lunga agonia, morì il figlio Dino, di ventiquattro anni, malato di distrofia muscolare (Treccani, Wikipedia, ContaGiri). Anni dopo Ferrari raccontò di aver compilato tabelle e diagrammi come per uno dei suoi motori, illudendosi di poterlo curare come una macchina, finché capì (Leccenews24, che cita Le mie gioie terribili). Nei mesi seguenti morirono anche alcuni suoi piloti (Treccani). Il nome di Dino rimase a un motore a sei cilindri, costruito con la Fiat dal 1965 (Treccani, ContaGiri).

Nel 1963 rifiutò la Ford, per non perdere libertà nelle corse; nel 1969 accettò la Fiat e tenne per sé le gare (Treccani). Vennero ancora i titoli di Lauda e di Scheckter (Treccani). Nel 1982 il pilota che gli stava più a cuore, Gilles Villeneuve, morì nelle prove del Gran Premio del Belgio (Treccani, Sky Sport).

Enzo Ferrari ai box dell'autodromo di Monza, intorno al 1966. Fotografia di Reg Lancaster, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Enzo Ferrari ai box dell'autodromo di Monza, intorno al 1966. Fotografia di Reg Lancaster, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Reg Lancaster, Public domain. Wikimedia Commons

Lo chiamavano il Commendatore, l’Ingegnere, il Drake, nome dato dagli avversari inglesi (Wikipedia, San Marino RTV). Non salì mai su un aereo e con gli anni uscì sempre più di rado da Modena e Maranello (Wikipedia, Leccenews24). Non andava in vacanza, e fra tutte le feste odiava Ferragosto, quando tutto si ferma (Ferrari.com).

Il 1° febbraio 1988 ricevette dall’Università di Modena la laurea honoris causa in fisica: fu la sua ultima apparizione in pubblico, e chi c’era lo vide esausto (Ferrari.com, Wikipedia). Poi i reni cedettero e dovette fare la dialisi, a casa. A giugno, quando Giovanni Paolo II visitò la fabbrica, poté parlargli solo al telefono (Ferrari.com, Wikipedia, ContaGiri). Seguì i Gran Premi dell’estate dal letto.

Enzo Ferrari a Monza, nel settembre 1967. Fotografia di Rainer W. Schlegelmilch, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Enzo Ferrari a Monza, nel settembre 1967. Fotografia di Rainer W. Schlegelmilch, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Rainer W. Schlegelmilch, Public domain. Wikimedia Commons

Morì nella sua casa di Modena alle sette del mattino di domenica 14 agosto 1988, a novant’anni (Ferrari.com, Sky TG24, Treccani). Aveva lasciato disposizioni precise. Il lunedì 15, Ferragosto, di buon’ora, un gruppo ristretto si ritrovò al Cimitero di San Cataldo: i nomi li aveva scritti lui, a mano, su un foglio (Ferrari.com, Sky TG24, Autosprint). C’era il figlio Piero con la sua famiglia, ricordò anni dopo il suo autista, e pochi collaboratori (Autosprint). Nessun corteo (Wikipedia, ContaGiri). Il mondo lo seppe il giorno dopo la morte, dopo le otto del mattino, a funerale concluso (Ferrari.com, Sky TG24). I giornali a Ferragosto non uscivano: Autosprint richiamò la redazione dalle ferie per un’edizione straordinaria (Autosprint).

Un mese dopo, a Monza, Berger e Alboreto portarono le due Ferrari al primo e al secondo posto (Ferrari.com, Wikipedia).

Riposa nel Cimitero di San Cataldo, a Modena, nella cappella di famiglia. Secondo Wikipedia il suo posto è in fondo a sinistra, accanto al padre; da quel lato stanno anche la madre e il fratello, dall’altra la moglie Laura Garello e il figlio Dino. Che sia vicino a Dino lo scrivono anche ContaGiri, alVolante e L’Unione Sarda. Nel 2017, per l’anniversario, il Comune di Modena vi depose un cesto di fiori gialli e blu (Sky Sport). Il sito della Scuderia ha riportato una sua risposta: preferirei il silenzio (Sky Sport).

Dove riposa

Cimitero di San Cataldo, Modena: cappella di famiglia

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore ignoto, 1920 circa (da Wikimedia Commons), pubblico dominio (PD-Italy, fotografia semplice anteriore al 1996, secondo Commons) (Wikimedia Commons)

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