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Exterminator

Cavallo da corsa, il castrone «Old Bones» che vinse il Kentucky Derby del 1918 a trenta contro uno e corse fino a nove anni

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Nacque il 30 maggio 1915 in una fattoria del Kentucky, figlio dello stallone McGee, lo stesso che aveva generato Donerail, il vincitore del Kentucky Derby del 1913, e della fattrice Fair Empress, la cui genealogia tornava più volte a Lexington e passava per Hindoo, vincitore del Derby del 1881. Un sangue di prim’ordine, ma all’asta dei puledri di un anno di Saratoga, nell’estate del 1916, nessuno gli badò: lo descrissero troppo magro e cresciuto in fretta, e lo comprò per millecinquecento dollari, senza che la stampa se ne accorgesse, J. Calvin Milam, un proprietario che allenava da sé i propri cavalli. A due anni il puledro misurava già un metro e settanta al garrese ed era ossuto e sgraziato; Milam lo fece castrare. Il debutto fu il 30 giugno 1917 a Latonia, nel Kentucky: una corsa di circa milleduecento metri, riservata a cavalli senza vittorie, che vinse con tre lunghezze di vantaggio. Poi un trasferimento in Canada, uno stiramento muscolare, la stagione interrotta a fine luglio.

Nella primavera del 1918 Milam lo vendette a Willis Sharpe Kilmer, un uomo d’affari di Binghamton, nello Stato di New York, per una cifra riferita in novemila dollari. Kilmer non cercava un campione: voleva un cavallo da fatica con cui far lavorare il suo Sun Briar, il migliore puledro di due anni del 1917 e favorito della vigilia del Kentucky Derby. Lo chiamava, secondo en.wikipedia, «quel cavallo da fatica» e «la capra». Il preparatore Henry McDaniel la pensava diversamente: dopo averlo visto correre accanto a Sun Briar senza sforzo, lo definì «il cavallo più onesto, generoso e ammirevole» che avesse mai allenato. Poi Sun Briar sviluppò un’ossificazione al nodello e non fu iscritto; fu il Colonnello Matt Winn, Presidente di Churchill Downs, secondo la voce inglese, a convincere Kilmer a mandare in pista l’altro.

L’11 maggio 1918, a Louisville, la mattina piovve a dirotto e la pista era un pantano. Exterminator non correva da quasi dieci mesi e non aveva mai corso più di sei furlong, circa milleduecento metri; in sella andò Willie Knapp, che si aspettava di montare Sun Briar. Partì dato a trenta contro uno, contro il favorito War Cloud. Rimase in fondo al gruppo fino all’ingresso nel rettilineo, poi si lanciò, superò Escoba sul traguardo e vinse per una lunghezza. Chi aveva puntato due dollari su di lui ne ricevette sessantuno e venti; il premio fu di quindicimila dollari. Nessuno, quel giorno, pensava di aver visto l’inizio di una carriera di sei anni.

Perché Exterminator, castrone, restò in pista quando i vincitori del Derby di solito vanno a riposo. Nel 1918 corse quindici volte e vinse sette; nel 1919 salì a ventuno corse su dieci ippodromi di quattro Stati. Nel 1920, secondo il museo delle corse americane, stabilì due primati mondiali sulle lunghe distanze, alla Saratoga Cup e alla Autumn Gold Cup, e fu eletto miglior cavallo anziano dell’anno: lo sarebbe stato anche nel 1921 e nel 1922. Non era bello, e la stampa non gliela perdonava. Il cronista Walter Vosburgh scrisse che era del tipo angoloso, dai muscoli lunghi, «e non attraente all’occhio», e il New York Herald lo chiamò «l’Abramo Lincoln dei cavalli da corsa»: alto circa un metro e sessantotto, goffo e dinoccolato, ma con l’indole affettuosa di un cavallo da calesse di famiglia. Il pubblico lo ribattezzò Old Bones, «vecchie ossa», e a volte «l’appendiabiti galoppante»; fra gli stallieri era Old Shang.

L’anno della consacrazione fu il 1922. Vinse dieci corse su diciassette portando in media 133 libbre, con un massimo di 140. Il 16 giugno, ad Aqueduct, nel Brooklyn Handicap, con Albert Johnson in sella e 135 libbre sulla schiena, battò di una testa Grey Lag, vincitore del Belmont Stakes l’anno prima, che ne portava 126 e partiva favorito. Sei giorni dopo il Daily Racing Form pubblicò una poesia intitolata «Old Bones», che chiede chi sia a ridere degli anni che passano. A fine stagione fu Cavallo dell’Anno.

L’ultima partenza fu il 21 giugno 1924 a Dorval Park, a Montréal, dove arrivò terzo nella Queen’s Hotel Handicap. Aveva nove anni. Chiuse con cinquanta vittorie, diciassette secondi e diciassette terzi posti e con 252.996 dollari di premi; sul numero delle partenze le fonti non concordano, perché una ricerca citata da en.wikipedia ne conta novantanove ufficiali, mentre il museo e altre voci ne contano cento: la differenza è una corsa in solitaria, un allenamento pubblico a Cicero, nell’Illinois, nel settembre 1922. Resta suo il record di trentatré vittorie in corse di rilievo, che secondo en.wikipedia nessun purosangue ha superato in Nord America. Ebbe otto allenatori e diciotto fantini diversi, e corse trentasei volte portando 130 libbre o più.

Il ritiro fu tranquillo. Visse nelle proprietà di Kilmer, e da ultimo a Sun Briar Court, a Binghamton, con un pony da compagnia che si chiamava Peanuts: ce ne furono tre, uno dopo l’altro, e il cavallo, raccontano le fonti, non voleva andare da nessuna parte senza il suo. Kilmer morì il 12 luglio 1940 e il vecchio cavallo restò a Binghamton. Morì il 26 settembre 1945, a trent’anni, nella sua stalla di Sun Briar Court. Nel settembre 1945 il Thoroughbred Record scrisse che un attacco cardiaco aveva messo l’ultima nota a margine della carriera di un cavallo che aveva suscitato, nel cuore della gente, più affetto genuino di qualunque altro purosangue della storia delle corse americane.

Fu sepolto a Binghamton accanto al vecchio compagno Sun Briar. La sua lapide si trova nel Cimitero degli animali che si chiamava La France Pet Cemetery e oggi Whispering Pines Pet Cemetery, e la divide con Sun Briar, vissuto dal 1915 al 1943, e con la fattrice Suntica, dal 1929 al 1947. Dei pony Peanuts, che secondo en.wikipedia furono sepolti accanto a lui, non resta alcun segno. Nel 1957 fu accolto nel National Museum of Racing and Hall of Fame; la classifica dei cento campioni americani del Novecento stilata da The Blood-Horse lo mette al ventinovesimo posto. A lui è dedicato un libro per ragazzi del 1955, Old Bones, the Wonder Horse, illustrato da Wesley Dennis, e nel 2016 una biografia, Here Comes Exterminator!.

Era il cavallo che nessuno voleva e che per anni nessuno riuscì a battere. Nell’annuario del 1945 Joe Palmer scrisse che aveva vissuto poco più di trent’anni, una grande età per un cavallo, che molti uomini di cavalli lo ritennero il più grande che avessero visto e che anche chi non lo aveva mai visto lo conosceva come un simbolo di resistenza, di fondo e di coraggio.

Dove riposa

Whispering Pines Pet Cemetery (già La France Pet Cemetery), presso Binghamton, New York: lapide condivisa con Sun Briar e Suntica

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)

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  • Exterminator in una fotografia pubblicata nel volume «Thoroughbred types, 1900-1925» (1926): il cavallo in profilo, solo, sull'erba.

  • Exterminator con la ghirlanda di rose dopo la vittoria nel Kentucky Derby del 1918, con il fantino Willie Knapp in sella.

  • La lapide di Exterminator, Sun Briar e Suntica a Binghamton, nello Stato di New York.

  • Exterminator nella prima tavola della serie «Famous American Thoroughbreds» di Franklin Brooke Voss, pubblicata a New York nel 1934.

A cura di Cimiteri.Online