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Gabriele D’Annunzio

A cura di Cimiteri.Online

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Chi era

Gabriele D'Annunzio fu il poeta che il pubblico italiano di inizio Novecento chiamò il Vate: voce del decadentismo nazionale, autore di romanzi e liriche che imposero uno stile riconoscibile fin dalle prime righe, e insieme protagonista di imprese pubbliche costruite con lo stesso senso della messa in scena della sua letteratura. Fu aviatore e soldato pluridecorato nella Prima guerra mondiale, e nel 1919 guidò l'occupazione di Fiume, episodio che anticipò linguaggi e simboli poi ripresi dal fascismo. Trascorse gli ultimi anni ritirato al Vittoriale, la casa museo che costruì a propria immagine sul lago di Garda.

La vita

Nacque a Pescara il 12 marzo 1863, da Francesco Paolo D'Annunzio e Luisa de Benedictis, in una famiglia borghese agiata. Studiò al collegio Cicognini di Prato dal 1874 al 1881, distinguendosi come allievo brillante. Il padre finanziò la stampa della sua prima raccolta di versi, Primo vere (1879), lanciata anche grazie a una falsa notizia della morte del giovane autore, diffusa ad arte per suscitare curiosità: un episodio che anticipa il rapporto disinvolto che D'Annunzio ebbe per tutta la vita con la propria immagine pubblica. Si trasferì a Roma nei primi anni Ottanta, dove lavorò come giornalista con lo pseudonimo Duca Minimo e frequentò i salotti letterari della capitale.

Nel 1883 sposò Maria Hardouin di Gallese, da cui si separò dopo alcuni anni per via delle numerose relazioni extraconiugali. La più nota fu quella, cominciata nel 1894, con l'attrice Eleonora Duse, per cui scrisse ruoli teatrali e con cui condivise la stagione fiorentina alla Capponcina. In quegli anni pubblicò i romanzi che lo resero celebre, Il piacere (1889), L'innocente (1892), Il trionfo della morte (1894), e compose le Laudi, il cui terzo libro, Alcyone (1903), è considerato il vertice della sua poesia. Nel 1897 fu anche eletto deputato nel collegio di Pescara. La pubblicazione del romanzo Il fuoco (1900), che raccontava senza pietà la relazione con Duse, contribuì a chiudere quel legame, e i debiti accumulati lo spinsero all'esilio volontario in Francia, dove visse fino al 1915.

Allo scoppio della guerra tornò in Italia e, a oltre cinquant'anni, si arruolò come volontario, ottenendo il brevetto di osservatore aereo. Compì azioni di guerra diventate leggendarie: perse la vista da un occhio in un atterraggio di emergenza nel gennaio 1916, partecipò alla beffa di Buccari nel febbraio 1918 e nell'agosto dello stesso anno guidò il volo su Vienna, sorvolando la capitale austriaca per lanciare manifestini di propaganda. Nel settembre 1919 guidò un gruppo di legionari da Ronchi di Monfalcone all'occupazione di Fiume, città contesa e negata all'Italia dalle potenze alleate: vi instaurò un governo proprio e, con Alceste De Ambris, redasse la Carta del Carnaro, una costituzione che introduceva il suffragio universale e diritti sociali avanzati per l'epoca. L'esperienza si chiuse nel dicembre 1920, quando le truppe regolari italiane posero fine all'occupazione nei giorni ricordati come il Natale di sangue.

Ritiratosi nel 1921 a Gardone Riviera, trasformò la villa Cargnacco nel Vittoriale degli Italiani, dove visse fino alla morte, sopraggiunta improvvisamente il 1° marzo 1938 per un'emorragia cerebrale.

L'opera e ciò che resta

La produzione dannunziana attraversa romanzo, teatro e poesia con uno stile riconoscibile per il lessico ricercato e il gusto per l'immagine sensoriale. Alcyone, con liriche come La pioggia nel pineto, resta il testo più letto ancora oggi nelle scuole italiane, esempio di una poesia costruita sul suono e sull'immedesimazione con la natura. I romanzi del cosiddetto ciclo delle rose, Il piacere, L'innocente, Il trionfo della morte, introdussero in Italia un'attenzione psicologica ai personaggi che rompeva con la tradizione ottocentesca. Sul piano politico e simbolico, l'impresa di Fiume e i suoi riti, i cori, i saluti, i discorsi dal balcone, fornirono un repertorio di gesti che il fascismo avrebbe fatto proprio pochi anni dopo, anche se D'Annunzio restò poi ai margini del regime. Il Vittoriale, che donò allo Stato italiano restando a viverci fino alla morte, è oggi un museo visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone, testimonianza diretta del personaggio che D'Annunzio costruì di se stesso.

Dove riposa

D'Annunzio riposa nel mausoleo del Vittoriale degli Italiani, a Gardone Riviera, sul lago di Garda: la struttura monumentale che lui stesso aveva voluto come proprio sepolcro, coerente con l'intero complesso concepito come celebrazione di sé e delle proprie imprese. Il mausoleo, con le arche di pietra disposte in cerchio attorno alla tomba del poeta, fa parte del percorso di visita del Vittoriale insieme alla casa, agli aerei e alla nave Puglia incastonata nella collina: un luogo che continua a raccontare, meglio di molte pagine critiche, l'ambizione totale di un uomo che volle restare protagonista anche da morto.

Date da ricordare

  • 1863: nasce a Pescara il 12 marzo
  • 1889: pubblica il romanzo Il piacere
  • 1918: guida il volo su Vienna, nell'agosto
  • 1919: guida l'occupazione di Fiume, nel settembre
  • 1921: si ritira al Vittoriale di Gardone Riviera
  • 1938: muore il 1° marzo
Mausoleo e tomba di Gabriele d'Annunzio Vittoriale
Mausoleo e tomba di Gabriele d'Annunzio Vittoriale. Autore: Francescomarraccini. Licenza: CC BY-SA 4.0.

1863–1938 · Poeta del decadentismo italiano; eroe di guerra, guido l'impresa di Fiume (1919)

Dove riposa

Mausoleo del Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera (Brescia)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Public domain (Wikimedia Commons)

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