Salta al contenuto
Accedi

Giacomo Antonelli

Cardinale italiano

Nascita
Scomparsa

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Chi era

Giacomo Antonelli, nato a Sonnino il 2 aprile 1806 e morto a Roma il 6 novembre 1876, fu un Cardinale e uomo di governo dello Stato pontificio. Non diventò mai sacerdote: si fermò al diaconato e fece carriera come amministratore e finanziere. Fu il braccio destro di Pio IX e, dal 1848 alla morte, la mente della politica della Santa Sede. Per la Wikipedia italiana nessun altro segretario di Stato è rimasto in carica così a lungo. Il suo nome resta legato alla difesa del potere temporale dei papi, che non riuscì a salvare, e i giudizi su di lui divergono ancora: abile amministratore per alcuni, reazionario intransigente e uomo attento al denaro per altri.

Origini e famiglia

Era il quarto figlio, il terzo maschio, di Domenico Antonelli e di Loreta Mancini, secondo l’archivio biografico dei cardinali curato da Salvador Miranda. La famiglia viveva a Sonnino, al confine con il Regno delle Due Sicilie, di commercio e affari agricoli: Roger Aubert, nel Dizionario biografico degli italiani, la dice di origini modestissime e arricchita poi con buone operazioni sugli immobili. Il paese aveva fama di nascondiglio di briganti, e nel 1819 un editto del Cardinale Consalvi ne minacciò la distruzione. Sulla nascita le fonti si dividono: il 2 aprile per il Dizionario biografico, Miranda e le Wikipedia, il 12 aprile per l’Enciclopedia italiana del 1929; Wikidata riporta entrambe le date.

La carriera nell’amministrazione

Il padre lo mandò a Roma perché entrasse nell’amministrazione pontificia, benché lui sentisse poca inclinazione per la vita ecclesiastica. Studiò al Collegio Romano e alla Sapienza, dove si laureò in diritto civile e canonico: nel 1827 per Aubert, il 22 febbraio 1830 per Miranda. Il 15 luglio 1830, con il denaro paterno per entrare nella prelatura, cominciò a lavorare nella burocrazia curiale, e nel 1834 era assessore al tribunale criminale di Roma. I cardinali Zurla e Lambruschini lo protessero.

Seguì un periodo da delegato nelle province: a Orvieto dal 1835, dove cercò di far progredire la coltivazione della canapa e si distinse per coraggio durante un’epidemia di peste; poi a Viterbo, dove soffocò i disordini legati al colera (1837 per Aubert, 1836 per Miranda e la Wikipedia inglese); infine a Macerata, dal 1839. La durezza contro i liberali lo rese odiato dalla popolazione ma accrebbe la sua fama a Roma. Nel 1841 passò all’Interno come sostituto del Cardinale Mattei, e Gregorio XVI lo fece canonico di San Pietro: fu ordinato diacono, ma non aveva alcuna preparazione teologica.

Il tesoriere

Il 5 gennaio 1845 fu messo alle Finanze, e dopo la morte del padre, il 25 marzo, divenne tesoriere generale. Aubert osserva che in materia economica nessun prelato lo uguagliava, anche perché poteva appoggiarsi ai fratelli, soprattutto a Filippo, fra i grandi affaristi agricoli dell’epoca, che egli non mancò di ricompensare largamente.

La prima prova fu il riscatto dei vasti possedimenti nelle Marche assegnati dal congresso di Vienna agli eredi del figliastro di Napoleone, Eugenio di Beauharnais, e che lo Stato non poteva pagare. Antonelli ottenne a inizio aprile 1845 un mutuo di 3.750.000 scudi garantito dai terreni medesimi; il 24 aprile concordò la rivendita a lotti ai sudditi del Papa con una società privata di cui facevano parte anche i suoi fratelli. L’operazione gli procurò l’ammirazione generale.

Il cardinale e il 1848

Con Pio IX la sua ascesa si fece rapida. L’11 giugno 1847 ricevette la porpora, come diacono di Sant’Agata alla Suburra, titolo cambiato più tardi in Santa Maria in Via Lata; le Wikipedia francese e tedesca indicano il 12 giugno, tutte le altre fonti l’11. Nei mesi delle riforme fu a favore di una lega difensiva fra gli stati italiani e presiedette la Consulta di Stato, aperta il 15 novembre 1847, partecipando alla stesura dello Statuto. Fra i liberali moderati ebbe popolarità fino a metà 1848.

Il 10 marzo 1848 il Papa gli affidò, come prosegretario di Stato, il primo ministero costituzionale. Cadde dopo l’allocuzione del 29 aprile, con cui Pio IX negò di poter muovere guerra a un paese cattolico, l’Austria. Aubert pensa che Antonelli, favorevole in un primo tempo a un aiuto al Piemonte, avesse capito che un Papa in guerra avrebbe messo a rischio il suo ruolo universale, e che forse abbia contribuito al testo finale. Il 1° novembre diventò Prefetto dei Sacri Palazzi, con residenza in Vaticano, vicino al Papa. Dopo l’uccisione di Rossi, il 15 novembre, si mosse con i diplomatici stranieri per organizzare la partenza di Pio IX e lo raggiunse a Gaeta.

Gaeta e la restaurazione

Dal 26 novembre guidò il governo pontificio in esilio. Per Aubert era ormai persuaso che ogni apertura liberale fosse inutile e che la libertà del Papa fosse garantita solo da un regime teocratico. Il 4 dicembre chiese alle potenze europee un intervento armato, e dopo la proclamazione della Repubblica romana rinnovò la richiesta con la nota del 18 febbraio 1849 ad Austria, Francia, Spagna e Due Sicilie. Presiedette da plenipotenziario la conferenza di Gaeta, dal 30 marzo 1849 al 22 marzo 1850; il motu proprio del 12 settembre 1849 non concedeva libertà politiche ed era in gran parte suo.

Alla vigilia del ritorno Pio IX gli donò un anello con smeraldo e gli assicurò che non l’avrebbe mai congedato. Rientrarono a Roma il 12 aprile 1850, dopo un rinvio da lui voluto per tenere il Papa lontano dall’influenza della Francia, che occupava la città con le sue truppe. Miranda data al 18 marzo 1852 la nomina a segretario di Stato di pieno titolo.

Il segretario di Stato

Su questo periodo i giudizi sono severi. La Wikipedia italiana scrive che introdusse un regime assolutistico di polizia e perseguitò gli avversari; quella inglese, che dopo il ritorno fece incarcerare in massa i liberali, contro le promesse. Aubert gli riconosce meriti amministrativi, soprattutto nel primo decennio: consigli provinciali e municipali, finanze riorganizzate, dogane e poste migliorate, ferrovie (in cui aveva interessi personali), opere pubbliche, sostegno all’agricoltura. Ma erano misure rimaste legate al vecchio dispotismo illuminato. Il 12 giugno 1855 sfuggì a un attentato.

Dopo il 1856 le riforme dello Stato pontificio divennero una questione aperta per l’opinione europea. Nel 1860 la spedizione di Garibaldi e l’avanzata piemontese si conclusero con la sconfitta, a Castelfidardo, del piccolo esercito pontificio di Lamoricière: Antonelli fu accusato di avergli dato informazioni sbagliate, e Aubert, appoggiandosi agli studi di Pirri, lo scagiona dall’inganno intenzionale pur osservando che avrebbe potuto metterlo più in guardia. Nel 1861 i tentativi di intesa con il Piemonte, promossi dal Cardinale Santucci e da padre Passaglia, si scontrarono con la sua cattiva volontà; alle proposte di Ricasoli, scrive la Wikipedia inglese, Pio IX rispose, su suggerimento di Antonelli, con il celebre non possumus.

Antonelli si affidava alle cancellerie e ai principi di legittimità e di diritto internazionale, che contrapponeva alle novità rivoluzionarie. Nella curia aveva avversari: il Ministro delle Armi Frédéric de Merode, che voleva un esercito pontificio, e molti cardinali, che gli rimproveravano di aver svuotato di potere il Sacro Collegio. Il pubblico gli addebitava il nepotismo, dato che il fratello Filippo guidava le ferrovie romane e il Banco di Roma. Pio IX non volle però privarsene. L’intervento francese di Mentana, nel 1867, fu fra i risultati della sua linea. Non incoraggiò il Sillabo e ne attenuò la portata, e durante il Concilio Vaticano I eseguì gli ordini del Papa senza prendere posizione.

Il cardinale Antonelli in un ritratto a olio di Federico Faruffini, del 1869
Il Cardinale Antonelli in un ritratto a olio di Federico Faruffini, del 1869 — Federico Faruffini, Public domain. Wikimedia Commons

Dopo Porta Pia

La guerra franco-prussiana tolse a Roma l’appoggio francese. Antonelli rifiutò ogni trattativa con il governo italiano, tentò invano di ottenere l’aiuto austriaco e, contro il parere di parte dell’entourage, volle che il Papa restasse a Roma. Le truppe italiane entrarono il 20 settembre 1870. Aubert gli rimprovera di non aver messo in salvo in Vaticano i beni dispersi in città, e riferisce che fu accusato di tradimento per aver chiesto agli italiani presidi di polizia nella città leonina; egli pensa che il vero motivo fosse il timore per la sicurezza del Papa. Si fece restituire i cinque milioni dell’obolo di San Pietro, che amministrò con attenzione, e con Pio IX respinse la legge delle guarentigie. Visse con il Papa nel Vaticano, quasi da prigioniero. La sua popolarità fra i vicini del Pontefice scese ancora, e per Aubert gli ultimi anni furono malinconici.

Il carattere e la fede

Secondo Aubert era magro, di media statura, bell’uomo e conversatore brillante, incantava i diplomatici; capace di generosità, ma anche vendicativo con chi gli sbarrava la strada. Lo giudica ambizioso e avido di denaro, preso dall’idea di fondare una famiglia potente, circondato da clienti ma senza amici. Furono sollevati dubbi sulla sua religione e perfino sospetti di massoneria; il Dizionario biografico risponde che ogni mattina alle sei seguiva una messa, spesso servendola lui stesso, e che almeno da anziano si confessava e si comunicava una volta alla settimana. Aiutò con generosità le opere di don Bosco. L’Enciclopedia italiana, nella voce di Edoardo Soderini, scrive che era falso dire che non credesse e lo definisce un ottimo amministratore per il suo tempo.

La morte

Da tempo soffriva di gotta, e all’inizio del 1876 peggiorò per un disturbo alla vescica. Continuò a incontrare il Papa ogni mattina. Morì il 6 novembre 1876, verso le otto, secondo Aubert. Questa è la data indicata da Wikidata, dal Dizionario biografico, dalla Catholic Encyclopedia, da Miranda e dalle Wikipedia in italiano, inglese, francese e tedesco. L’Enciclopedia italiana del 1929 scrive invece che morì a Roma il 3 novembre. Lo dichiariamo, ma il peso delle fonti è per il 6: il Dizionario biografico, più recente e basato su carte d’archivio, indica anche l’ora. Secondo Soderini, morì da cristiano: quando Pio IX seppe che il morente aveva chiamato il confessore disse «Ringraziamo Dio».

L’eredità alimentò le voci. Secondo il rappresentante belga a Roma valeva oltre sette milioni di franchi, ma l’inventario ufficiale registrò 623.341,96 franchi di attivo e 194.238,20 di passivo, cioè 429.103 franchi oro. La Wikipedia inglese scrive che lasciò il patrimonio ai quattro fratelli superstiti e a due nipoti, la raccolta di gemme al museo vaticano e il crocifisso dello scrittoio a Pio IX; Aubert, invece, nota che mancavano legati per il Pontefice, per i poveri e per i religiosi che proteggeva, e che ciò fece cattiva impressione. Una donna, Loreta Marconi, poi Contessa Lambertini, sostenne di essere sua figlia e rivendicò l’intero patrimonio davanti ai tribunali italiani: il processo ebbe grande eco e si chiuse a suo danno.

Dove riposa

Secondo Salvador Miranda fu sepolto nella tomba di famiglia al Cimitero del Verano, a Roma. Non abbiamo trovato una seconda fonte che lo confermi.

L’eredità

Suo nipote, il Conte Pietro Antonelli, ebbe un ruolo nella politica coloniale di Crispi in Africa, con l’accordo con Menelik che finì con la sconfitta di Adua, ricorda la Wikipedia italiana. Antonelli fu fra gli ultimi diaconi nominati cardinali, prima che nel 1917 Benedetto XV imponesse il sacerdozio a tutti, e la Wikipedia inglese osserva che nessun cardinale in età di partecipare a un conclave è rimasto così a lungo senza farlo, ventinove anni, perché durante il suo cardinalato non se ne tenne alcuno.

Il busto in marmo del cardinale Antonelli scolpito da Auguste Clésinger nel 1859, all'Art Institute di Chicago
Il busto in marmo del Cardinale Antonelli scolpito da Auguste Clésinger nel 1859, all'Art Institute di Chicago — Daderot, CC0. Wikimedia Commons

La carriera

  • 1830: entra nella prelatura e inizia la carriera curiale.
  • 1835-1840: delegato a Orvieto, Viterbo e Macerata.
  • 1841: sostituto agli Interni; canonico di San Pietro e diacono.
  • 1845: tesoriere generale; risolve la questione dell’appannaggio Beauharnais.
  • 11 giugno 1847: cardinale.
  • 10 marzo – fine aprile 1848: capo del primo governo costituzionale.
  • 1848-1850: capo del governo pontificio in esilio a Gaeta.
  • 1850-1876: segretario di Stato di Pio IX.
  • 1850: gran croce della Legion d’onore (Wikipedia inglese) e dell’Ordine di Santo Stefano d’Austria (Miranda).

Date da ricordare

  • 2 aprile 1806: nasce a Sonnino (12 aprile per l’Enciclopedia italiana).
  • 5 gennaio 1845: protesoriere della Camera apostolica.
  • 11 giugno 1847: creato cardinale da Pio IX.
  • 10 marzo 1848: guida il primo governo costituzionale pontificio.
  • 26 novembre 1848: capo del governo in esilio a Gaeta.
  • 12 aprile 1850: rientro di Pio IX a Roma.
  • 20 settembre 1870: le truppe italiane entrano a Roma.
  • 6 novembre 1876: muore a Roma (3 novembre per l’Enciclopedia italiana, 1929).

1806–1876

Dove riposa

Tomba di famiglia, Cimitero del Verano, Roma

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Attributed to Fratelli D'Alessandri, Public domain (Wikimedia Commons)

Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.

Segnala un errore

Chi ha scritto questa scheda

Questa scheda l'ha scritta la redazione di Cimiteri.Online, e ne rispondiamo noi. Non è stata creata da un familiare e non è una memoria di famiglia: le memorie le crea chi ha titolo, e restano sue.

Correggila, o falla togliere

Se qui c'è un errore, dillo e lo correggiamo. E se sei un familiare di Giacomo Antonelli e non vuoi che questa scheda resti sul sito, scrivicelo. Non serve iscriversi. La decide la Redazione, non un sistema automatico: per sicurezza ti mandiamo un'e-mail con un link, valido 24 ore, da aprire per confermare.

Cosa vuoi fare?

A cura di Cimiteri.Online