Giacomo Leopardi
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Giacomo Leopardi è stato un poeta e pensatore, la voce più profonda del pessimismo filosofico italiano dell'Ottocento. Nei Canti ha condensato in versi una riflessione sulla condizione umana che non cerca consolazioni facili; nelle Operette morali e nello Zibaldone ha lasciato una prosa filosofica che resta fra i punti più alti della lingua italiana. Malato quasi da sempre, ha scritto un'opera poetica ancora oggi fra le più lette, in meno di quarant'anni di vita.
La vita
Nasce a Recanati, nelle Marche pontificie, il 29 giugno 1798, primogenito del conte Monaldo Leopardi, uomo colto e conservatore, e di Adelaide Antici, donna severa e profondamente religiosa; i genitori erano cugini, e la famiglia, nonostante il titolo, attraversa anni di difficoltà economiche. Nella grande biblioteca paterna, che conta più di ventimila volumi, Giacomo si forma da autodidatta: fra il 1809 e il 1816 si dedica a quello che lui stesso chiama uno studio matto e disperatissimo, imparando da solo il greco, l'ebraico, il francese, l'inglese, lo spagnolo e il tedesco. È proprio in quegli anni di studio così intenso che si manifestano i primi segni di una malattia che gli deforma la colonna vertebrale e gli provoca dolori cronici per il resto della vita; gli studiosi discutono ancora se si trattasse di una forma di tubercolosi ossea o di spondilite anchilosante. Nel 1817 comincia una corrispondenza con lo scrittore Pietro Giordani, che diventa per lui un punto di riferimento intellettuale. Nel 1819 tenta senza successo di fuggire da Recanati, dove il controllo paterno gli pesa sempre di più. Fra il novembre 1822 e il maggio 1823 vive un soggiorno deludente a Roma, ospite di uno zio; negli anni seguenti si sposta a Milano per curare un'edizione delle opere di Cicerone, poi a Bologna e a Firenze. Nel 1827 si ferma a Pisa, dove il clima gli giova e dove torna a scrivere poesia dopo un periodo di silenzio lirico. Il 29 aprile 1830 lascia Recanati per l'ultima volta e si stabilisce a Firenze, dove entra in contatto con gli ambienti letterari della città e conosce Antonio Ranieri, un esule napoletano che diventa il suo compagno di vita per gli anni che restano. Nel 1833 i due si trasferiscono a Napoli. Leopardi muore lì il 14 giugno 1837, durante un'epidemia di colera, assistito da Ranieri e dalla sorella di lui, Paolina.
L'opera e ciò che resta
Il cuore dell'opera di Leopardi sono i Canti, pubblicati una prima volta nel 1831 e ampliati nel 1835: liriche come L'infinito, A Silvia e Le ricordanze restano fra i testi più letti e studiati della poesia italiana, e l'ultima, La ginestra, scritta nel 1836 sulle pendici del Vesuvio, è insieme un testamento poetico e un invito alla solidarietà fra gli uomini di fronte all'indifferenza della natura. Nelle Operette morali, brevi dialoghi filosofici scritti nella seconda metà degli anni Venti, mette in scena la natura, la morte, il tempo come interlocutori quasi indifferenti al destino umano, con un'ironia che stempera la durezza del pensiero. Lo Zibaldone, un diario di riflessioni filosofiche e letterarie tenuto dal 1817 al 1832 e rimasto inedito fino a molto dopo la sua morte, è oggi considerato uno dei testi più importanti per seguire l'evoluzione del suo pensiero giorno per giorno. La sua idea di pessimismo, prima legata alla propria condizione e poi estesa all'intera esistenza umana, ha influenzato scrittori e filosofi ben oltre i confini italiani, e ancora oggi i suoi versi si imparano a memoria nelle scuole come pochi altri testi dell'Ottocento italiano.
Dove riposa
Leopardi muore a Napoli in piena epidemia di colera, quando ai morti per l'epidemia si riservava spesso una sepoltura comune, senza distinzioni. Fu Antonio Ranieri a evitargli quella sorte, portando il corpo dell'amico nella chiesa di San Vitale, sulla strada per Pozzuoli, e sottraendolo così alla fossa comune. Da lì, un secolo più tardi, nel 1939, le sue spoglie vengono trasferite nel luogo dove riposano ancora oggi: il Parco Vergiliano a Piedigrotta, a Napoli, vicino a quella che la tradizione popolare indica come la tomba di Virgilio. È un accostamento in parte leggendario, perché l'attribuzione di quella tomba romana a Virgilio non ha basi storiche certe, ma il parco è diventato comunque il luogo simbolico dove i due poeti, il latino e il moderno, sembrano vegliare insieme sul golfo di Napoli. Oggi il monumento funebre di Leopardi, con la sua epigrafe, si trova in un giardino pubblico affacciato sulla città, meta di visite di studenti e di appassionati.
Date da ricordare
- 1798: nasce a Recanati
- 1816: malato da tempo, comincia a scrivere le prime poesie importanti
- 1831: pubblica la prima edizione dei Canti
- 1833: si trasferisce a Napoli con Antonio Ranieri
- 1837: muore a Napoli durante l'epidemia di colera

1798–1837 · Poeta e filosofo, autore dei Canti e delle Operette morali
Dove riposa
Parco Vergiliano a Piedigrotta, Napoli
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Giacomo Leopardi» consultata il 5 settembre 2026
- Treccani, «Giacomo Leopardi» consultata il 5 settembre 2026
Immagine: Domenico Morelli, Public domain (Wikimedia Commons)
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