Giacomo Matteotti
Politico, Giornalista e Antifascista italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero di Fratta Polesine
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 22 maggio 1885, Fratta Polesine. Morte: 10 giugno 1924, Roma, a 39 anni.
Chi era
Giacomo Matteotti è stato un deputato socialista, giurista e giornalista, nato in Polesine e segretario del Partito socialista unitario. Il 30 maggio 1924 denunciò alla Camera le violenze e i brogli delle elezioni vinte dai fascisti; dieci giorni dopo, il 10 giugno, fu rapito a Roma e ucciso da una squadra fascista guidata da Amerigo Dumini. Il suo corpo fu trovato oltre due mesi più tardi. Da allora è uno dei simboli dell’antifascismo italiano.
Infanzia e famiglia
Nacque a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo, il 22 maggio 1885, da Girolamo Stefano Matteotti ed Elisabetta Garzarolo, detta Isabella. La famiglia, originaria della Val di Peio, in Trentino, commerciava in rame e ferro e, con Girolamo, passò ai prestiti e all’acquisto di terreni, raggiungendo una posizione agiata. Dei sette figli della coppia quattro morirono piccoli; Giacomo fu il secondogenito tra Matteo e Silvio, che morirono di tubercolosi nel 1909 e nel 1910 e che, come ricorda Wikipedia in italiano, avevano condiviso con lui l’impegno nel Partito socialista. Il padre morì nel 1902.

Gli studi
Frequentò le elementari a Lendinara e il liceo «Celio» di Rovigo, dove si diplomò il 15 dicembre 1903. Poco attratto dall’attività di famiglia, si iscrisse a giurisprudenza a Bologna e si laureò il 7 novembre 1907 con centodieci e lode, con una tesi sulla recidiva. Per prepararla viaggiò in vari paesi d’Europa e imparò il francese, l’inglese e il tedesco; la rielaborò poi in un volume pubblicato a Torino nel 1910, anno in cui andò a Oxford per studiare il sistema penale britannico.
Gli esordi politici
A tredici anni si era iscritto alla gioventù socialista, e nel 1901 scrisse il primo articolo per il settimanale La Lotta. Il 26 gennaio 1908, a ventidue anni, fu eletto consigliere comunale a Fratta Polesine; nel 1910 entrò nel consiglio provinciale di Rovigo, e il 3 ottobre 1912 divenne Sindaco di Villamarzana, in quegli anni sedette anche in altri consigli comunali. Seguì la corrente riformista di Filippo Turati. Nel 1912, in vacanza all’Abetone, conobbe Velia Titta, poetessa e sorella del baritono Titta Ruffo; si sposarono con rito civile, in Campidoglio, nel gennaio 1916 ed ebbero tre figli: Giancarlo, Gian Matteo e Isabella.
Alla vigilia della prima guerra mondiale Matteotti si schierò per la neutralità. Fu richiamato sotto le armi il 6 agosto 1916, pur essendo l’unico figlio rimasto di una madre vedova: Wikipedia in italiano riporta la motivazione ufficiale, secondo cui un agitatore del suo tipo era pericoloso nel Polesine. Fu mandato in Sicilia, in una località vicino a Messina, e vi restò fino al marzo 1919.
Il deputato
Fu eletto alla Camera nel 1919, poi riconfermato nel 1921 e nel 1924. I compagni lo chiamavano «Tempesta» per il carattere intransigente. Nei suoi interventi, spesso su temi tecnici, finanziari e amministrativi, si faceva notare per la preparazione giuridica e per l’abitudine di studiare i documenti nella biblioteca della Camera. Nel 1921 pubblicò un’inchiesta sulle violenze delle squadre fasciste, e nell’ottobre 1922 i riformisti di Turati, espulsi dal Partito socialista italiano, fondarono il Partito socialista unitario: Matteotti ne divenne il segretario.
Nell’aprile 1924 si recò a Londra in gran segreto, secondo la Treccani, dove incontrò dirigenti laburisti; in quell’anno uscì in inglese il suo libro sull’anno di governo fascista. Alle elezioni del 6 aprile 1924, svolte in un clima di intimidazioni e violenze, la lista governativa ottenne tutti i suoi 356 candidati, mentre il suo partito arrivò al 5,9 per cento.
Il discorso del 30 maggio 1924
Il 30 maggio Matteotti prese la parola alla Camera contestando la validità delle elezioni, in un discorso continuamente interrotto. Uscendo dall’aula, secondo la Treccani, disse a un collega, Giovanni Cosattini, di prepararsi a commemorarlo. La Camera respinse la sua richiesta di annullare l’elezione dei deputati eletti con la violenza: 285 no, 57 sì e 42 astenuti. Il primo giugno il quotidiano Il Popolo d’Italia uscì con un articolo senza firma che lo additava come principale oppositore; Wikipedia in italiano attribuisce il testo a Benito Mussolini.
Il rapimento
Il 10 giugno 1924, verso le quattro del pomeriggio, Matteotti uscì di casa per andare alla Camera. Sul lungotevere Arnaldo da Brescia, a Roma, fu aggredito dalla squadra di Dumini e caricato su una Lancia nera. Gli esecutori furono, secondo la Treccani, Amerigo Dumini, Albino Volpi, Augusto Malacria, Amleto Poveromo e Giuseppe Viola. Wikipedia in italiano scrive che fu accoltellato durante il pestaggio nell’auto; la Treccani dice che morì nella colluttazione, colpito da un oggetto appuntito.

La mattina dopo Velia, preoccupata dall’assenza, avvertì i compagni di partito, tra cui Turati e Giuseppe Emanuele Modigliani, i quali denunciarono la scomparsa alla questura nella serata dell’11 giugno. La notizia diventò pubblica il 12 giugno e iniziarono i primi arresti. Il 27 giugno le opposizioni lasciarono il Parlamento, dando avvio alla secessione dell’Aventino.
La morte
Il corpo fu ritrovato solo il 16 agosto 1924 in una fossa nella boscaglia lungo la via Flaminia, in località Quartarella, nel comune di Riano. Wikipedia in italiano colloca il luogo a circa venti chilometri da Roma, Wikipedia in inglese a ventitré, e aggiunge che lo scoprì per caso il cane di un sergente dei carabinieri in licenza. Matteotti aveva trentanove anni. Sulle cause precise le fonti dicono poco, e si limitano alla violenza subita nell’auto.

Il 20 agosto la bara partì in treno da Roma alle sei del pomeriggio: per volere del governo il convoglio viaggiò di notte, per evitare manifestazioni, e arrivò alle sei del mattino a Fratta Polesine. I funerali si tennero il 21 agosto, con la partecipazione, scrive Wikipedia in italiano, di migliaia di persone.

Dove riposa
Secondo la Casa Museo Giacomo Matteotti, nel giorno del funerale la salma fu deposta nella cappella di Giuseppe Trevisan, nel Cimitero di Fratta Polesine. Meno di un anno dopo fu spostata in un’altra cappella inutilizzata della stessa famiglia, per evitare profanazioni da parte dei fascisti. La tomba definitiva, voluta dalla madre Isabella Garzarolo e finita nel 1928, è la cappella di famiglia davanti all’ingresso principale del Cimitero.
La bara vi fu collocata l’11 ottobre 1928, dopo una messa privata alle sei e mezza del mattino nella cappella della Casa della Divina Provvidenza, mentre la vedova avrebbe voluto la chiesa parrocchiale. Riposa in un sarcofago di marmo nero donato dai socialisti belgi, con il coperchio cementato per impedire che fosse trafugato. Fino al 25 aprile 1945 la tomba fu sorvegliata dalla polizia, soprattutto nell’anniversario del delitto, e non fu permessa alcuna commemorazione pubblica. Nella stessa cappella, ricorda la Casa Museo, riposano i resti di tutta la famiglia, compresa la moglie Velia Titta.

Il processo agli assassini
Il processo fu spostato da Roma a Chieti e si tenne dal 16 al 24 marzo 1926; tra i difensori degli imputati c’era Roberto Farinacci, segretario del Partito nazionale fascista. La corte parlò di omicidio preterintenzionale: Viola e Malacria furono assolti, Dumini, Volpi e Poveromo condannati a una pena di cinque anni, undici mesi e venti giorni, ma un’amnistia li liberò dopo circa due mesi (Treccani). Il 6 novembre 1946 la Cassazione dichiarò quella sentenza giuridicamente inesistente, e nel 1947 Dumini fu condannato di nuovo, per omicidio volontario. Sul movente gli studiosi hanno proposto più ipotesi, ricorda la Treccani: una lezione finita male, la vendetta per il discorso del 30 maggio, o la volontà di impedire la denuncia di un caso di corruzione legato alla Sinclair Oil.
L’eredità
Il 3 gennaio 1925 Mussolini, davanti alla Camera, si assunse, con parole rimaste celebri, la «responsabilità politica, morale e storica» di quanto era accaduto. Già nel 1926 l’Internazionale operaia socialista dedicò a Matteotti un fondo di aiuto ai movimenti operai sotto le dittature; nel 1926-27 a Vienna un complesso di case popolari fu chiamato Matteottihof, e a Bruxelles nel 1927 gli fu eretto un monumento. Durante la Resistenza il PSIUP formò le Brigate Matteotti. Nel 1955 un atto legislativo della Repubblica lo definì martire.
Secondo Wikipedia in inglese a lui sono intitolati circa tremila luoghi in Italia tra ponti, scuole, piazze e vie, e la Casa Museo di Fratta Polesine è stata riconosciuta nel 2017 monumento nazionale. Il centenario della morte è stato celebrato nel 2024 alla Camera, con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Wikipedia in italiano ricorda anche che Sandro Pertini, Presidente della Camera, pubblicò nel 1970 i discorsi parlamentari di Matteotti.
Date da ricordare
- 22 maggio 1885 — nascita a Fratta Polesine
- 7 novembre 1907 — la laurea a Bologna
- gennaio 1916 — il matrimonio con Velia Titta
- ottobre 1922 — è segretario del Partito socialista unitario
- 30 maggio 1924 — il discorso alla Camera
- 10 giugno 1924 — il rapimento e l’omicidio a Roma
- 16 agosto 1924 — il ritrovamento del corpo
- 21 agosto 1924 — il funerale a Fratta Polesine
1885–1924
Dove riposa
Cimitero di Fratta Polesine, Fratta Polesine (RO)
Cimitero di Fratta Polesine (Fratta Polesine)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Giacomo Matteotti» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Giacomo Matteotti» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Giacomo Matteotti» (Q267304) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani, voce «Matteotti, Giacomo» consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia online, voce «Matteotti, Giacomo» consultata il 16 ottobre 2026
- Casa Museo Giacomo Matteotti, «La tomba» consultata il 16 ottobre 2026
- Il Foglio, Edoardo Albinati, «Viaggio in memoria di Matteotti», 27 settembre 2020 consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
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