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Giancarlo Cella

Calciatore e Allenatore di calcio italiano

Nascita
Scomparsa

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Il rito

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Giancarlo Cella, detto Caje, nacque e morì a Bobbio. Il calcio era in famiglia: il padre Uberto, chiamato Tio, era stato attaccante del Piacenza negli anni Trenta, e anche il fratello Albino giocò. Crebbe nella Bobbiese e poi nel Piacenza, dove esordì in prima squadra il 13 ottobre 1957, a Lucca contro la Lucchese: l’influenza asiatica aveva messo fuori gioco molti compagni e l’allenatore Oreste Barale lo schierò ala sinistra.

Nel 1958 passò al Torino, allora Talmone Torino, e il 19 ottobre debuttò in Serie A contro la Triestina, a poco più di diciotto anni. Rimase sei stagioni fra i granata, con un anno in prestito al Novara, e diventò una delle bandiere della squadra dei primi anni Sessanta. Il 5 marzo 1961, a Bari, sostituì in porta il portiere Lido Vieri, espulso, e parò subito un rigore a Paolo Erba: è uno dei pochissimi giocatori di movimento riusciti nell’impresa in Serie A. Con le giovanili azzurre vinse l’oro ai Giochi del Mediterraneo di Beirut nel 1959 e giocò le Olimpiadi di Roma 1960, chiuse al quarto posto; nel 1962 un infortunio al ginocchio gli tolse la convocazione per i Mondiali in Cile.

Giocò poi al Catania nel 1965, all’Atalanta per due campionati e dal 1968 all’Inter, per tre stagioni; nel 1970-71, con sole sei presenze, vinse lo scudetto nerazzurro. Chiuse nel Piacenza, che portò alla salvezza in Serie C nel 1971-72. In Serie A segnò sette gol in 235 partite, in B altri sette in 32. Era un jolly della difesa: ala, poi mezzala e mediano, infine libero, e fece tutti i ruoli tranne il terzino sinistro.

Da allenatore cominciò proprio a Piacenza, guidando la squadra fino al 1974 e centrando il quarto posto nel 1973-74. Seguirono il Suzzara e il ritorno all’Inter, dove si occupò delle giovanili, nel 1982 guidò la prima squadra in una tournée in Sudamerica e nel 1984-85 fu vice di Ilario Castagner; poi allenò Carpi, SPAL e ancora Suzzara. Tornato a Piacenza, diresse la scuola calcio e la Primavera fino al 1993, ed ebbe fra i suoi ragazzi Pippo e Simone Inzaghi. Concluse con la Bobbiese, dal 1995 al 14 maggio 2000.

Non smise mai di frequentare Bobbio, dove aveva costruito la sua famiglia con la moglie Poni e i figli Francesca e Gionata, e dove tornò a vivere in vecchiaia. Resta il ricordo di un calciatore versatile, rimasto fedele alla sua terra.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Edizioni Panini, Public domain (Wikimedia Commons)

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