Giovanni Leone
Politico, Avvocato, Giurista e Accademico italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero Monumentale di Poggioreale, Napoli
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroChi era
Giovanni Leone, nato a Napoli il 3 novembre 1908, è stato un giurista, un professore di procedura penale e un uomo politico della Democrazia cristiana. Fece parte dell’Assemblea costituente, fu Presidente della Camera fra il 1955 e il 1963, guidò due governi di breve durata e diventò il sesto Presidente della Repubblica, in carica dal dicembre 1971 al giugno 1978. Lasciò il Quirinale con circa sei mesi di anticipo, dopo una lunga campagna di accuse che le fonti ricordano come infondate. Morì a Roma il 9 novembre 2001, a novantatré anni.
Infanzia e formazione
Era figlio di Mauro Leone, avvocato di Napoli fra i fondatori del Partito popolare in Campania, e di Maria Gioffredi; i genitori venivano entrambi da Pomigliano d’Arco. Frequentò il liceo classico a Napoli e si laureò in giurisprudenza nel 1929, a ventuno anni, con una tesi sui doveri di assistenza in famiglia, pubblicata nel 1931. L’anno seguente prese anche la laurea in scienze politiche. Mosse i primi passi della professione forense nello studio dell’avvocato Enrico De Nicola. Il fratello minore Carlo fu a sua volta un dirigente della Democrazia cristiana e Presidente della Regione Campania.
Il giurista e il professore
Nel 1933 ottenne a Camerino l’abilitazione all’insegnamento del diritto penale e della procedura e a metà degli anni Trenta vinse la cattedra: insegnò a Messina, poi a Bari, dove tra i suoi assistenti ci fu un giovane Aldo Moro, quindi a Napoli e, dal 1956, alla Sapienza di Roma, fino al 1972. Scrisse trattati e manuali, tra cui, nel 1961, un «Trattato di diritto processuale penale» articolato in tre parti, e collaborò alla stesura delle norme penali del Codice della navigazione del 1942. Marcello Pera, nell’orazione funebre pronunciata in Senato, lo ricordò come maestro di generazioni di studenti e come un avvocato dalla bonaria arguzia napoletana.
Fu anche avvocato in processi molto seguiti. Le voci italiana e inglese di Wikipedia ricordano che dopo il suo primo governo assunse la guida del collegio difensivo della società SADE nel procedimento per il disastro del Vajont, avvenuto il 9 ottobre 1963: è uno degli episodi della sua carriera forense che ancora oggi sono oggetto di discussione.
La guerra e l’ingresso in politica
Come tanti docenti dell’epoca, per poter insegnare si iscrisse da giovane al Partito nazionale fascista: lo riferiscono la voce italiana di Wikipedia e il Post. Durante la guerra fu ufficiale ausiliario della giustizia militare e magistrato presso il tribunale militare napoletano. Secondo la voce italiana, il 10 settembre 1943, mentre i tedeschi si avvicinavano alla città, firmò con alcuni colleghi la scarcerazione di quarantanove detenuti antifascisti di Poggioreale, sottraendoli alla rappresaglia; per quel gesto ricevette nel 1998 un encomio solenne.
Nel 1944 aderì alla Democrazia cristiana e nel 1945 diventò segretario politico del partito a Napoli. Alle elezioni del 2 giugno 1946 entrò nell’Assemblea costituente e fece parte della commissione dei Settantacinque, che preparò il testo della Costituzione; il suo contributo riguardò soprattutto le norme sulla magistratura e sulla Corte costituzionale, come sottolineano la Treccani e la voce italiana. Nello stesso 1946 sposò Vittoria Michitto, di Caserta, da cui ebbe quattro figli: Mauro, Paolo, Giancarlo e Giulio, che morì da bambino.
La Camera dei deputati
Eletto alla Camera nel 1948, ne fu vicepresidente dal 1950 e Presidente dal 10 maggio 1955, quando prese il posto di Giovanni Gronchi, eletto al Quirinale. Rimase alla presidenza fino al giugno 1963. L’archivio storico della Camera lo elenca come Presidente durante la seconda, la terza e la quarta legislatura. Nel discorso funebre del 2001 Pera lo ricordò per la padronanza del regolamento e per la capacità di sciogliere le discussioni accese. Fu relatore della riforma parziale del codice Rocco di procedura penale e, secondo la voce italiana, fece da mediatore fra i partiti quando nel 1970 si arrivò alla legge sul divorzio.
I governi e il Senato
Presiedette due governi monocolore democristiani, soprannominati «balneari» perché di transizione: il primo si insediò il 21 giugno 1963 e si dimise il 4 dicembre; il secondo rimase in carica dal 24 giugno al 12 dicembre 1968. Le date sono quelle del portale storico della Camera. Nel 1964 fu il candidato ufficiale della Democrazia cristiana al Quirinale, ma si ritirò dopo molti scrutini e nell’elezione prevalse Giuseppe Saragat, che nel 1967 lo nominò senatore a vita.

Il Presidente della Repubblica
L’elezione del 1971 fu la più lunga della storia repubblicana: servirono ventitré scrutini. Il candidato ufficiale della Democrazia cristiana, Amintore Fanfani, fu bloccato dai franchi tiratori e dopo molte votazioni si trovò un accordo sul nome di Leone, che il 24 dicembre 1971 raggiunse la maggioranza con 518 voti, fra cui quelli del Movimento sociale italiano. Giurò il 29 dicembre.

Durante il mandato affidò l’incarico di governo a Giulio Andreotti, Mariano Rumor e Aldo Moro; fu il primo presidente a sciogliere le Camere prima della scadenza, nel 1972 e ancora nel 1976; nominò giudici costituzionali giuristi di aree anche lontane dalla sua, fra cui Edoardo Volterra e Antonio La Pergola. Il 15 ottobre 1975 inviò alle Camere un messaggio sulla crisi delle istituzioni, chiedendo fra l’altro che il mandato presidenziale fosse ridotto a cinque anni e che non fosse più rieleggibile il Presidente. Il messaggio fu accolto con freddezza e non portò a un dibattito in aula.
Il suo mandato coincise con gli anni più cupi del terrorismo. Il 16 marzo 1978 le Brigate Rosse rapirono Aldo Moro in via Fani, in un agguato in cui furono uccisi i cinque uomini della scorta. Leone, riferiscono le fonti, era favorevole a una trattativa e, secondo la voce italiana, si disse pronto a firmare un atto di clemenza per la brigatista Paola Besuschio, ma non riuscì a superare il parere contrario del governo. Il corpo di Moro fu ritrovato il 9 maggio.
Le accuse e le dimissioni
Nel 1976 un’inchiesta del Senato americano rivelò che la Lockheed aveva pagato tangenti per vendere aerei a vari paesi, Italia compresa. Nei messaggi cifrati comparve il nome in codice «Antelope Cobbler», che la stampa attribuì a Leone, e la vicenda si saldò a una campagna di giornali e settimanali iniziata prima, contro di lui e contro la moglie. Il Post ricorda che la Corte costituzionale, riunita per giudicare gli ex ministri coinvolti, ritenne più probabile che quel nome indicasse Mariano Rumor e che Leone fu dichiarato estraneo alle vicende poco chiare. Per la Treccani le accuse, pur senza prove dirette, rischiavano di minare la credibilità della carica, e varie forze politiche insistettero perché il Presidente si dimettesse.
Nei primi mesi del 1978 la giornalista Camilla Cederna pubblicò con Feltrinelli un libro sulla carriera del Presidente e della sua famiglia, che secondo il Post vendette settecentomila copie in pochi mesi. Il 14 giugno la direzione del Partito comunista chiese formalmente le dimissioni; il Post riferisce che le ricostruzioni divergono sul ruolo dei vertici democristiani, perché per Andreotti Leone decise da solo, mentre per molti altri anche la Democrazia cristiana lo spinse a lasciare. La sera del 15 giugno 1978, alle 20.10, Leone annunciò le dimissioni in diretta televisiva: il Post osserva che nessun presidente aveva mai lasciato l’incarico in modo così volontario. Nel suo messaggio, ricordato da Pera nel 2001, rivendicò un comportamento corretto sul piano costituzionale e dignitoso su quello morale, e si disse certo che la verità sarebbe emersa.
Gli anni dopo e la riabilitazione
Tornò al Senato come Senatore a vita e per molti anni lavorò soprattutto nella commissione Giustizia. I suoi figli querelarono la Cederna, che secondo le voci italiana e inglese fu condannata per diffamazione in tre gradi di giudizio. Il 3 novembre 1998, per il suo novantesimo compleanno, il Senato organizzò un convegno a Palazzo Giustiniani: Marco Pannella ed Emma Bonino, che lo avevano duramente attaccato, andarono a stringergli la mano e a scusarsi in pubblico. Come avrebbe ricordato Napolitano, a Palazzo Madama il Presidente del Senato Nicola Mancino pronunciò allora parole che gli rendevano piena giustizia.

Il 25 settembre 2001, poche settimane prima della morte, un decreto del Presidente del Consiglio gli attribuì il titolo di Presidente emerito della Repubblica. Il 25 novembre 2006 Giorgio Napolitano, a Napoli, a Castel Capuano, un tempo sede dei tribunali, inaugurò un busto di Leone: lo definì un capo dello Stato che aveva operato con correttezza e rigore e fece sue le parole che otto anni prima, in Senato, avevano reso giustizia al suo comportamento, come riportò il Giornale il giorno dopo.
La morte
Leone si spense il 9 novembre 2001 a Roma, in una villa della via Cassia nota come «Le Rughe», secondo la voce italiana di Wikipedia; la voce inglese conferma luogo e giorno. L’orazione funebre fu pronunciata dal Presidente del Senato Marcello Pera il 12 novembre nella chiesa di Santa Maria in Vallicella, a Roma. Pera ricordò la fine drammatica della sua vita pubblica e parlò della sua dignità nei lunghi anni di sofferenza silenziosa, ricordando anche la moglie Vittoria, che gli fu accanto per tutta la vita, tre dei figli e i nipoti.
Dove riposa
La voce italiana di Wikipedia colloca la sua tomba a Poggioreale, il grande Cimitero di Napoli. Non abbiamo trovato una seconda fonte che confermi la sepoltura.
Le opere principali
- 1931: la tesi di laurea sulla violazione dei doveri di assistenza in famiglia.
- 1933: «Del reato abituale, continuato e permanente».
- 1935: «Sistema delle impugnazioni penali».
- 1961: il «Trattato di diritto processuale penale», opera in tre parti.
- 1964: «Cinque mesi a Palazzo Chigi», memorie del primo governo.
- 1971: «Manuale di diritto processuale penale».
- 1975: la raccolta dei messaggi e dei discorsi dei primi anni al Quirinale, pubblicata da Mondadori.
- 1985: «Il mio contributo alla Costituzione repubblicana».
Date da ricordare
- 3 novembre 1908: nasce a Napoli.
- 2 giugno 1946: è eletto all’Assemblea costituente.
- 10 maggio 1955: diventa Presidente della Camera.
- 21 giugno 1963: nasce il suo primo governo.
- 24 dicembre 1971: è eletto Presidente della Repubblica.
- 15 giugno 1978: si dimette dalla presidenza.
- 3 novembre 1998: il convegno del Senato per i novant’anni.
- 9 novembre 2001: muore a Roma.
1908–2001
Dove riposa
Cimitero Monumentale di Poggioreale, Napoli (NA)
Cimitero di Poggioreale, Napoli
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, Giovanni Leone consultata il 19 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, Giovanni Leone consultata il 19 ottobre 2026
- Wikidata, Q1235 consultata il 19 ottobre 2026
- Treccani, Leóne, Giovanni consultata il 19 ottobre 2026
- Camera dei deputati, Portale storico, Giovanni Leone consultata il 19 ottobre 2026
- Senato della Repubblica, Marcello Pera, In memoriam Giovanni Leone, 12 novembre 2001 consultata il 19 ottobre 2026
- Il Post, Le dimissioni di Giovanni Leone, 15 giugno 2013 consultata il 19 ottobre 2026
- il Giornale, Napolitano riabilita Leone: corretto e rigoroso, 26 novembre 2006 consultata il 19 ottobre 2026
Immagine: Presidenza della Repubblica (Quirinale.it), Licenza della Presidenza della Repubblica (permesso VRTS 2006111410007364), uso libero citando Quirinale.it (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
Segnala un errore
Chi ha scritto questa scheda
Questa scheda l'ha scritta la redazione di Cimiteri.Online, e ne rispondiamo noi. Non è stata creata da un familiare e non è una memoria di famiglia: le memorie le crea chi ha titolo, e restano sue.
Correggila, o falla togliere
Se qui c'è un errore, dillo e lo correggiamo. E se sei un familiare di Giovanni Leone e non vuoi che questa scheda resti sul sito, scrivicelo. Non serve iscriversi. La decide la Redazione, non un sistema automatico: per sicurezza ti mandiamo un'e-mail con un link, valido 24 ore, da aprire per confermare.
A cura di Cimiteri.Online