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Giuseppe Ungaretti

Poeta, Scrittore, Traduttore

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero monumentale di Campo Verano, Roma

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Chi era

Giuseppe Ungaretti è stato un poeta, traduttore e giornalista italiano, tra i protagonisti della poesia del Novecento. Nato ad Alessandria d’Egitto da genitori di Lucca, si formò in Egitto e a Parigi e fece la guerra del 1915-18 da soldato semplice: dalle trincee del Carso uscì Il porto sepolto, con versi ridotti a poche parole, che cambiarono la lingua della poesia italiana. Insegnò letteratura all’università di San Paolo del Brasile e poi a Roma, tradusse Shakespeare, Blake e Racine, e perse in Brasile un figlio di nove anni, lutto che segnò le sue opere più mature. Si spense a Milano durante la notte che separa il 1° dal 2 giugno 1970, a ottantadue anni.

Alessandria d’Egitto

L’8 febbraio 1888, in una famiglia di emigrati lucchesi, nacque ad Alessandria d’Egitto Giuseppe, figlio di Antonio e di Maria Lunardini, due contadini; il padre lavorava ai cantieri del canale di Suez (Dizionario biografico degli italiani). Antonio morì nel 1890: Wikipedia in italiano indica come causa un’idropisia contratta negli anni di fatica, Wikipedia in inglese un incidente. La madre gestiva un forno e riuscì a pagare gli studi del figlio. In casa c’erano una balia sudanese, Bahita, e una donna anziana, Anna, delle Bocche di Cattaro (Dizionario biografico).

Studiò dal 1897 dai salesiani e dal 1904 alla scuola svizzera di Alessandria, dove lesse Leopardi e, sulle pagine del Mercure de France, Baudelaire, Poe e Mallarmé. Con un compagno di studi, Moammed Sceab, simpatizzò per l’anarchismo, allora diffuso in città. Divise interessi con i fratelli Jean-Léon e Henri Thuile, nella cui biblioteca leggeva e che cercavano le tracce di un porto di età pretolemaica presso il Faro: nell’immaginario del poeta, scrive il Dizionario biografico, sarebbe diventato più tardi il «porto sepolto». Dal 1906 conobbe Enrico Pea e la sua Baracca Rossa, un magazzino di marmi e di legname tinto di rosso, dove si incontravano socialisti e anarchici (Wikipedia in italiano).

Parigi

Nell’autunno del 1912 partì per Parigi, passando da Firenze, dove vide Giuseppe Prezzolini, e da Milano. Si iscrisse alla Sorbona e seguì lezioni di Bergson al Collège de France; presentò uno studio su Maurice de Guérin. Conobbe Guillaume Apollinaire, con cui si legò, e frequentò, secondo Wikipedia in italiano, Picasso, Modigliani e Braque. Il 9 settembre 1913 Sceab si tolse la vita, e al suo ricordo è dedicata In memoria, la prima poesia del Porto sepolto (Dizionario biografico). Tra febbraio e maggio del 1915 le sue prime poesie pubblicate in Italia uscirono su Lacerba.

La guerra e «Il porto sepolto»

Allo scoppio della guerra fu tra gli interventisti. Nel maggio 1915 fu chiamato alle armi e in autunno raggiunse il Carso con il 19° reggimento di fanteria, brigata Brescia, come fante semplice (Dizionario biografico; Wikipedia in italiano). Teneva un taccuino di versi, che l’amico Ettore Serra, giovane ufficiale, raccolse e fece stampare a Udine, a fine 1916, in ottanta copie, con il titolo Il porto sepolto. Pochi mesi dopo, il 26 gennaio 1917, a Santa Maria la Longa, scrisse Mattina. Nel luglio 1918, nel bosco di Courton in Francia, dove il suo reggimento era stato mandato, compose Soldati, la celebre poesia che dice: «Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie» (Wikipedia in italiano). Il Dizionario biografico ricorda che nella battaglia di Bligny, a metà luglio del 1918, una scheggia gli sfiorò la tempia, e che ebbe la croce di guerra francese.

La notizia della morte di Apollinaire lo raggiunse a guerra finita: Wikipedia in italiano racconta che il 9 novembre 1918, al suo ritorno a Parigi, lo trovò a letto, probabilmente già morto della febbre spagnola, mentre per il Dizionario biografico ne ebbe notizia il giorno dei festeggiamenti per l’armistizio.

Gli anni venti, il matrimonio e il fascismo

Rimase a Parigi: lavorò per circa un anno come corrispondente del Popolo d’Italia, il giornale di Benito Mussolini, poi presso l’ambasciata italiana. Nel 1919 uscì Allegria di naufragi. Il 3 giugno 1920 sposò Jeanne Dupoix, una giovane insegnante conosciuta nello stesso palazzo, e il primo figlio, Jean-Claude, nacque e morì nell’estate del 1921. Poi nacquero Anna Maria, detta Ninon, nel 1925, e Antonio nel 1930. A fine 1921 la famiglia si trasferì a Roma, dove Ungaretti lavorò all’ufficio stampa del ministero degli Esteri, e dal 1927 abitò a Marino.

In quegli anni Ungaretti aderì al fascismo. Nel 1923 la ristampa del Porto sepolto uscì con una prefazione di Mussolini, che il poeta aveva conosciuto nel 1915, e nel 1925 firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti, scritto da Giovanni Gentile (Wikipedia in italiano e in inglese). Il Dizionario biografico aggiunge un episodio opposto: in un breve soggiorno in Italia, all’inizio del 1939, fu «probabilmente» arrestato per aver criticato pubblicamente le leggi razziali, e rilasciato per intervento di Mussolini. Nel 1928, dopo una visita al monastero di Subiaco, cominciò il suo avvicinamento al cattolicesimo. Nel 1931 iniziò a viaggiare come inviato della Gazzetta del Popolo, e nel 1933 pubblicò Sentimento del tempo.

Il Brasile e il lutto

Durante un viaggio a Buenos Aires gli fu offerta una cattedra di letteratura italiana all’università di San Paolo del Brasile. Il 20 febbraio 1937 si imbarcò con la famiglia, e a marzo cominciò i corsi. Il 20 novembre 1939 morì il figlio Antonio, di nove anni, per un’appendicite riconosciuta in ritardo (Dizionario biografico). Seguirono mesi di silenzio; nelle poesie di Il dolore, pubblicato nel 1947, Ungaretti riversò il lutto privato e quello della guerra. Britannica ricorda che il libro nasce anche dal suo sgomento di fronte alle atrocità del nazismo.

Il ritratto di Ungaretti dipinto da Scipione intorno al 1931, alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma
Il ritratto di Ungaretti dipinto da Scipione intorno al 1931, alla Galleria nazionale d'arte moderna di Roma — Francesco Bini, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Roma, l’epurazione e le traduzioni

Nel 1942 tornò in Italia, e il 29 ottobre fu nominato, «per chiara fama», professore di letteratura italiana moderna e contemporanea all’università di Roma. Il 31 luglio 1944, per effetto dei decreti di epurazione antifascista, fu sospeso dall’insegnamento; il Dizionario biografico scrive che fu riassunto il 1° agosto 1945, mentre per Wikipedia in italiano la reintegrazione definitiva avvenne nel febbraio 1947, dopo una sua lettera al Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Insegnò fino al 1958.

Dal 1942 Mondadori cominciò a pubblicare la sua opera con il titolo Vita d’un uomo. Nel dopoguerra uscirono La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952) e Il taccuino del vecchio (1960). Fu traduttore di Shakespeare, di Blake, di Góngora e di Racine: la Fedra è considerata dal Dizionario biografico il vertice delle sue traduzioni. Nel 1954 la sua candidatura al Nobel fu sostenuta anche da T. S. Eliot, ma il premio non arrivò e, secondo Wikipedia in italiano, ne rimase amareggiato.

Dopo la morte della moglie, nel 1958, viaggiò molto: Egitto, Giappone, Unione Sovietica, Israele, Stati Uniti. Nel 1964 fu invitato dalla Columbia University di New York, dove tenne lezioni su Leopardi (Dizionario biografico), e nel 1966 tornò sul Carso per un discorso intitolato Il Carso non è più un inferno.

Gli ultimi anni

Nel 1966, in Brasile, conobbe la giovane poetessa Bruna Bianco: con lei ebbe un carteggio d’amore fino al 1968, poi pubblicato come Lettere a Bruna. Nel 1968 la RAI mandò in onda l’Odissea a puntate, e Ungaretti ne lesse alcuni passi prima di ogni episodio. Per gli ottant’anni lo festeggiarono in Campidoglio, con il Presidente del Consiglio Aldo Moro e i poeti Montale e Quasimodo (Wikipedia in italiano). Nel 1969 uscì Vita d’un uomo. Tutte le poesie, il volume che aprì la collana dei Meridiani Mondadori, e a Capodanno scrisse l’ultima poesia, L’impietrito e il velluto.

Nel 1970 andò negli Stati Uniti per ricevere il premio internazionale dell’università dell’Oklahoma, che Wikipedia in inglese indica come il primo Neustadt International Prize. A New York una broncopolmonite lo costrinse al ricovero; rientrato in Italia, si fermò a Salsomaggiore per la convalescenza e poi andò a Milano.

Le opere

  • 1916 — Il porto sepolto
  • 1919 — Allegria di naufragi
  • 1931 — L’allegria
  • 1933 — Sentimento del tempo
  • 1947 — Il dolore
  • 1950 — La terra promessa; traduzione della Fedra di Racine
  • 1952 — Un grido e paesaggi
  • 1960 — Il taccuino del vecchio
  • 1961 — Il deserto e dopo, prose di viaggio
  • 1969 — Vita d’un uomo. Tutte le poesie

La morte

Ungaretti morì a Milano all’improvviso, fra il 1° e il 2 giugno 1970 (Dizionario biografico degli italiani, che parla della notte; anche la Treccani scrive così). Le fonti non danno la stessa data: Wikipedia in inglese indica il 2 giugno, Britannica il 1° giugno, Wikidata registra tutte e due le date, e la voce italiana di Wikipedia scrive il 1° giugno nella prima riga e la notte fra il 1° e il 2 nel testo. Wikipedia in italiano e Wikipedia in inglese indicano come causa la broncopolmonite. I funerali si svolsero il 4 giugno 1970 a Roma, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura, come scrive il Dizionario biografico; Wikipedia in italiano aggiunge che il governo non inviò alcun rappresentante ufficiale.

Dove riposa

Ungaretti è sepolto nel Cimitero del Verano, a Roma (Dizionario biografico degli italiani). Secondo Wikipedia in italiano la sua tomba è accanto a quelle della moglie Jeanne e della figlia Ninon.

L’eredità

I suoi versi spezzati, a volte di una parola sola, e la ricerca di un nuovo modo di dire il dolore e la fraternità aprirono la strada ai poeti dell’ermetismo, che lo riconobbero come maestro; poeti come Alfonso Gatto, Mario Luzi e Leonardo Sinisgalli ripresero per un certo tempo le sue prime sperimentazioni (Wikipedia in italiano e in inglese). Il fondo con le sue carte è conservato nell’Archivio contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze, donato nell’aprile 2000 dalla figlia Anna Maria; comprende lettere, manoscritti e dattiloscritti in quarantasei faldoni (Wikipedia in italiano). A Lucca, la città d’origine dei genitori, una targa nel Palazzo Ducale lo ricorda come italo-egiziano di origine lucchese (descrizione del file su Wikimedia Commons), e a lui è intitolato un Airbus A320 della compagnia Alitalia (Wikipedia in italiano).

La targa dedicata a Ungaretti nel Palazzo Ducale di Lucca
La targa dedicata a Ungaretti nel Palazzo Ducale di Lucca — Gabriele85, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Date da ricordare

  • 8 febbraio 1888 — nasce ad Alessandria d’Egitto (Britannica scrive il 10)
  • 1912 — parte per Parigi
  • fine 1916 — esce a Udine Il porto sepolto
  • 26 gennaio 1917 — scrive Mattina a Santa Maria la Longa
  • 1933 — esce Sentimento del tempo
  • 20 novembre 1939 — a San Paolo muore il figlio Antonio
  • 1947 — esce Il dolore
  • 2 giugno 1970 — muore a Milano (secondo alcune fonti il 1° giugno)

1888–1970

Dove riposa

Cimitero monumentale di Campo Verano, Roma (RM)
Cimitero del Verano, Roma

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)

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