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Gunnar Kaasen

Musher norvegese naturalizzato statunitense

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Il rito

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Gunnar Kaasen nacque l’11 marzo 1882 a Burfjord, nella contea norvegese di Troms, figlio di Hans e di Anna Kaasen (it.wikipedia ed en.wikipedia). Nel 1903 attraversò l’oceano per cercare l’oro in America, dietro l’eco delle sabbie aurifere scoperte a Cape Nome nel 1898. L’oro, come per molti, non fu la sua fortuna. Rimase in Alaska, a Nome, e diventò un musher esperto: uno di quegli uomini che, quando il porto si bloccava nel ghiaccio da ottobre a giugno, tenevano la città in contatto con il resto del mondo con una slitta e una muta di cani.

Nel gennaio del 1925 la difterite si affacciò su Nome. I bambini iñupiaq, che di quel male non avevano alcuna difesa, erano i più esposti, e la malattia poteva correre lungo i villaggi del nord. Il mare era chiuso, strade e ferrovie non arrivavano fino alla costa settentrionale, e i soli due aerei dello stato avevano la cabina aperta e non avevano mai volato d’inverno. Il governatore Scott Bone autorizzò allora una staffetta: trecentomila unità di siero viaggiarono in treno fino a Nenana, e da lì le portarono a Nome, per 674 miglia, circa 1.085 chilometri, venti mushers e più di cento cani.

A Kaasen toccò la penultima tappa, da Bluff fino a Safety, con un cilindro di siero di circa nove chili. A Bluff Charlie Olson gli consegnò il carico, e lui partì con una squadra di tredici cani, davanti a tutti l’husky Balto. Viaggiò per l’intera notte. Il vento era così forte che a un certo punto la slitta si rovesciò e per poco il cilindro non andò perso nella neve; la visibilità era tanto scarsa che non sempre riusciva a vedere nemmeno i cani più vicini a lui.

Arrivò a Safety con largo anticipo, nelle ore piccole del 2 febbraio. Il musher che avrebbe dovuto dargli il cambio, Ed Rohn, dormiva, e Kaasen non lo svegliò: proseguì per gli ultimi 25 miglia, quaranta chilometri, fino a Nome. Raggiunse Front Street alle cinque e mezza del mattino, dopo 54,3 miglia complessive, cioè 87 chilometri. Consegnò il siero a Curtis Welch, l’unico medico della città, che lo distribuì. Dopo di allora, scrivono le due Wikipedia, non furono segnalati altri morti per la malattia; un secondo carico, partito da Seattle, arrivò a Seward cinque giorni più tardi.

Gunnar Kaasen e Balto a Seattle, il 21 marzo 1925, in una fotografia di un fotografo del Seattle Post-Intelligencer: pubblico dominio secondo Wikimedia Commons
Gunnar Kaasen e Balto a Seattle, il 21 marzo 1925, in una fotografia di un fotografo del Seattle Post-Intelligencer: pubblico dominio secondo Wikimedia Commons — Staff photographer, Seattle Post-Intelligencer, Public domain. Wikimedia Commons

Tutti i mushers ebbero un riconoscimento dal governatore del territorio e una paga giornaliera da un fondo pubblico, tra i trenta e i quaranta dollari; la ditta che produceva l’antitossina, la H. K. Mulford, diede una medaglia a ciascuno. Ma fra tutti, scrivono le fonti, fu Kaasen a diventare una celebrità. Oltre alla medaglia la Mulford gli assegnò mille dollari, e gli fu offerta persino una parte in un film. Il suo cane lo fu ancora di più: il 17 dicembre 1925, a Central Park, a New York, fu inaugurata la statua in bronzo di un grande cane nero. I giornali la presentarono come la statua di Balto, ma sulla targa il suo nome non compare: vi è una dedica generica ai cani da slitta che portarono l’antitossina a Nome, nell’inverno del 1925, con le parole «Endurance, Fidelity, Intelligence».

Intanto Balto comparve al Madison Square Garden davanti a una folla di ventimila persone. Secondo l’Everett Herald, nel 1925 lui e Balto comparvero insieme nel film Balto’s Race to Nome e fecero un giro della costa occidentale degli Stati Uniti. Era un uomo schivo, però: lo stesso giornale, nel 2007, riferisce che evitò la pubblicità e parlava poco, e uno storico locale lo chiama, con un po’ di tenerezza, «l’umano di Balto». Nel libro The Cruelest Miles, di Gay e Laney Salisbury, il Kaasen di quegli anni è un uomo che ha una vita tranquilla, fatta di passeggiate con il suo cane e di gelati.

Poi le strade si divisero. Sempre secondo l’Everett Herald, Kaasen vendette Balto, che nel 1927 arrivò allo zoo di Cleveland. L’uomo del siero e il cane che lo aveva guidato non vissero più insieme. Kaasen visse a Everett, nello stato di Washington, dal 1952 al 1960.

Morì a Everett il 27 novembre 1960, a settantotto anni: secondo le due Wikipedia per un cancro. È sepolto al Cypress Lawn Memorial Park di Everett, accanto alla moglie Anna, come riportano en.wikipedia, it.wikipedia e, in un articolo del 2007, l’Everett Herald.

Un cercatore d’oro norvegese diventato musher in Alaska, e una notte di vento in cui la sua squadra non si fermò: il suo nome, rimasto all’ombra di quello del cane, è quello di un uomo che portò a destinazione un cilindro da nove chili e salvò una città. La storia di Balto, della statua di Central Park, e di come finì il suo cane, si legge nella nostra raccolta della memoria degli animali: la lapide di Balto racconta il resto di quel legame. Cimiteri.Online ricorda così Gunnar Kaasen.

Dove riposa

Cypress Lawn Memorial Park, Everett (Washington)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Brown Brothers, pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)

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