Jane Goodall
Etologa e Antropologa britannica
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Jane Goodall, il cui nome completo era Valerie Jane Morris-Goodall, è stata una primatologa e antropologa inglese, la studiosa che ha insegnato al mondo a guardare gli scimpanzé come individui con un carattere, dei legami e una storia. Dal 1960 seguì per decenni le scimmie del Parco nazionale di Gombe Stream, in Tanzania, e le sue osservazioni cambiarono l’idea di ciò che separa l’uomo dagli altri animali. Fondò un istituto per la ricerca e la tutela degli scimpanzé e un programma per i giovani, e negli ultimi decenni girò il pianeta per parlare di natura e di speranza. È morta il 1° ottobre 2025, a 91 anni, durante un giro di conferenze negli Stati Uniti.
Infanzia e famiglia
Nacque a Londra il 3 aprile 1934; secondo Wikipedia in inglese la nascita avvenne nel quartiere di Hampstead. Il padre, Mortimer Herbert Morris-Goodall, era un uomo d’affari; la madre, Margaret Myfanwe Joseph, originaria di Milford Haven, nel Galles, scriveva romanzi con lo pseudonimo di Vanne Morris-Goodall. Quando la famiglia si trasferì a Bournemouth, Jane frequentò l’Uplands School, una scuola privata della vicina Poole.
Il padre le regalò da bambina uno scimpanzé di pezza, chiamato Jubilee, invece del solito orsacchiotto. Lei stessa raccontò che le amiche della madre erano scandalizzate, convinte che il giocattolo le avrebbe provocato incubi; invece Jubilee restò con lei per tutta la vita ed ebbe un posto nella sua casa di Londra almeno fino al 2000, come ricorda Wikipedia in inglese. L’AFP aggiunge che da ragazza divorava i romanzi su Tarzan, il giovane cresciuto fra le scimmie.
L’Africa e l’incontro con Louis Leakey
Nel 1957 accettò l’invito di un’amica e partì per il Kenya, dove si fermò in una fattoria degli altipiani. Trovò lavoro come segretaria e, su consiglio dell’amica, telefonò al paleoantropologo Louis Leakey, solo per fissare un appuntamento e parlare di animali. Leakey cercava da tempo qualcuno che studiasse gli scimpanzé in natura, convinto che le grandi scimmie potessero dire qualcosa sul comportamento dei primi ominidi, ma per il momento tenne l’idea per sé e le offrì un posto da segretaria. Con il consenso della moglie Mary, anche lei paleoantropologa, la mandò poi alla gola di Olduvai, nell’attuale Tanzania, dove le espose i suoi piani.
Nel 1958 Leakey la inviò a Londra per studiare il comportamento dei primati con Osman Hill e l’anatomia con John Napier. Raccolti i fondi, il 14 luglio 1960 Jane arrivò al Gombe Stream, allora una riserva di scimpanzé sulla riva del lago Tanganica. Con lei c’era la madre: la sua presenza era necessaria per rassicurare il responsabile dei parchi, David Anstey, preoccupato per l’incolumità di una giovane donna sola nella foresta. Jane ricordò sempre quanto la madre l’avesse incoraggiata a inseguire una carriera in un campo allora quasi tutto maschile. Fu la prima di tre donne scelte da Leakey per studiare in natura le grandi scimmie: le altre furono l’americana Dian Fossey e la canadese Biruté Galdikas, come ricorda l’AFP.

Cambridge e le prime scoperte
Nel 1962 Leakey fece in modo che Jane, priva di laurea, fosse ammessa all’Università di Cambridge. Fu l’ottava persona a cui venne concesso di preparare un dottorato in etologia senza aver prima conseguito il titolo di primo livello; frequentò il Newnham College e lavorò sotto la guida di Robert Hinde. La tesi, intitolata Behaviour of free-living chimpanzees, raccontava i primi cinque anni a Gombe. Le fonti divergono sulla data: Wikipedia in italiano parla del 1965, quella in inglese colloca il completamento della tesi nel 1966 ma indica nell’introduzione che il dottorato fu conferito nel 1965.
A Gombe osservò un esemplare nutrirsi in cima a un termitaio: l’animale infilava ripetutamente fili d’erba nei fori e li ritirava coperti di termiti, in pratica pescando il proprio pasto. Vide anche scimpanzé staccare ramoscelli dagli alberi e toglierne le foglie per renderli più adatti allo scopo, un primo, rudimentale modo di costruire strumenti. All’epoca l’uomo si definiva proprio come l’animale che fabbrica strumenti, e Leakey commentò, secondo Wikipedia, che a quel punto restava una scelta: cambiare la definizione di uomo, quella di strumento oppure considerare umani gli scimpanzé. Scoprì inoltre che gli scimpanzé cacciano e mangiano piccole scimmie come i colobi, e quindi non erano vegetariani come si credeva.
Sul piano del metodo fece una scelta controcorrente: diede un nome agli animali, tra cui David Greybeard, il maschio dal mento grigio che per primo si avvicinò a lei, Flo, la madre di Fifi, Figan e Flint, e Frodo, un maschio aggressivo che attaccò anche esseri umani, lei compresa. Allora si usavano numeri, per non affezionarsi al soggetto e restare obiettivi; lei parlò apertamente di personalità, di emozioni, di infanzia e adolescenza degli scimpanzé, e per questo fu criticata come colpevole di antropomorfismo.
Il lato oscuro degli scimpanzé
La visione che Jane ebbe di Gombe non fu soltanto idilliaca. Dopo i primi dieci anni di studio, in cui credeva che gli scimpanzé fossero in media più gentili degli esseri umani, vide femmine dominanti uccidere i piccoli di altre femmine per difendere il proprio rango e, in certi casi, arrivare al cannibalismo. Raccontò anche la guerra fra due gruppi della comunità, combattuta tra il 1974 e il 1978, nel libro Through a Window (1990).
Su questi risultati ci fu una discussione scientifica. Alcuni studiosi, tra cui Margaret Power in un libro del 1991, sostennero che le stazioni di alimentazione usate a Gombe per attirare gli animali avessero alterato la loro vita sociale e acuito i conflitti. Jane riconobbe che il cibo aveva inciso sull’intensità dell’aggressività ma non sulla sua natura, e ritenne che senza quel metodo lo studio non sarebbe stato possibile; in un’intervista del novembre 2017 al Hollywood Reporter disse che oggi non userebbe più quelle stazioni, perché allora non si sapeva che gli scimpanzé potessero contrarre le malattie umane (Wikipedia in inglese).

Gli istituti e l’impegno per la natura
Nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute, un’organizzazione a sostegno della ricerca a Gombe, impegnata a proteggere gli scimpanzé e l’ambiente in cui vivono. Nel 1991 nacque, da un incontro con dodici ragazzi sulla veranda di casa sua a Dar es Salaam, il programma Roots & Shoots, che secondo l’AFP opera oggi in più di sessanta paesi. Nel 1992 aprì il centro di recupero di Tchimpounga, nella Repubblica del Congo, per gli scimpanzé rimasti orfani a causa del commercio di carne selvatica; due anni dopo avviò TACARE, un progetto di rimboschimento e di educazione per le comunità attorno a Gombe, con borse di studio per le ragazze.
Fu la conferenza Understanding Chimpanzees, tenuta a Chicago nel 1986, a spostare la sua attenzione dall’osservazione alla difesa degli animali e dell’ambiente. Con Mark Bekoff fondò nel 2000 un’associazione di etologi per il trattamento etico degli animali; nel 2008 chiese all’Unione europea di porre fine alla sperimentazione medica sugli animali; nel 2010 il suo istituto contribuì a una richiesta, accolta dal servizio statunitense per la fauna selvatica nel 2015, per classificare tutti gli scimpanzé come specie in pericolo. Era vegetariana per motivi etici, ambientali e di salute e nel 2021 divenne vegana; nel 2020 sostenne la proposta di rendere l’ecocidio un crimine internazionale.
Vita privata
Si sposò due volte. Il 28 marzo 1964, a Chelsea Old Church, a Londra, sposò il Barone Hugo van Lawick, fotografo naturalista olandese, e negli anni del matrimonio fu nota come Jane van Lawick-Goodall. Nel 1967 nacque il figlio Hugo, chiamato Grub. La coppia divorziò nel 1974. L’anno dopo sposò Derek Bryceson, già parlamentare tanzaniano e responsabile dei parchi nazionali, che morì di cancro nell’ottobre 1980; grazie al suo ruolo era riuscito a proteggere il progetto di Gombe, e fece bloccare il turismo nel parco. Le era stata diagnosticata una prosopagnosia, un disturbo che rende difficile riconoscere i volti, e diceva di preferire i cani agli scimpanzé. Viveva a Bournemouth.
Gli ultimi anni
Già nel 2004, secondo Wikipedia in inglese, dedicava quasi tutto il suo tempo alla difesa degli scimpanzé e dell’ambiente, viaggiando per quasi trecento giorni l’anno. Nel 2021 pubblicò The Book of Hope, con Douglas Abrams e Gail Hudson, e fu direttrice ospite del programma radiofonico Today della BBC Radio 4. Nel gennaio 2025 ricevette dal Presidente Joe Biden la Medaglia presidenziale della libertà. Continuò a viaggiare fino all’ultimo giro di conferenze negli Stati Uniti. In un ultimo video diffuso prima della morte, vestita di verde come al solito, salutò il pubblico con il richiamo che usava per dire «buongiorno» in lingua di scimpanzé, riferisce l’AFP.

Le opere e i riconoscimenti
- 1960 — comincia lo studio degli scimpanzé a Gombe, in Tanzania
- 1971 — In the Shadow of Man, il primo libro di grande diffusione, tradotto in 48 lingue
- 1977 — fonda il Jane Goodall Institute
- 1986 — The Chimpanzees of Gombe: Patterns of Behavior
- 1990 — Through a Window, il racconto dei trent’anni a Gombe
- 1991 — nasce Roots & Shoots, il programma per i giovani
- 1992 — apre il centro di recupero di Tchimpounga, in Congo
- 1999 — Reason for Hope, con Phillip Berman
- 2002 — Messaggera di pace delle Nazioni Unite
- 2003 — Dama dell’Impero britannico, onorificenza conferita durante il regno di Elisabetta II
- 2021 — Premio Templeton
Scrisse 32 libri, di cui 15 per bambini, ed è stata al centro di oltre quaranta film, secondo Wikipedia in inglese. Ricevette tra gli altri il Kyoto Prize, il Premio Principe delle Asturie, la Medaglia Benjamin Franklin e il Gandhi-King per la nonviolenza; nel 2011, come ricorda Wikipedia in italiano, ricevette dall’Italia l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito.
La morte
Jane Goodall è morta il 1° ottobre 2025 in California, a 91 anni. Il Jane Goodall Institute annunciò che se n’era andata per cause naturali mentre si trovava negli Stati Uniti per un ciclo di conferenze; l’agenzia AFP riferisce che morì serenamente nel sonno a Los Angeles. Wikipedia in inglese precisa che sarebbe stato un arresto cardiaco, nella casa di un’amica a Beverly Hills: un dettaglio che le altre fonti consultate non riportano.
Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, la ricordò come una «cara messaggera di pace» e scrisse che lasciava un’eredità straordinaria all’umanità e al pianeta. La Presidente della Tanzania, Samia Suluhu Hassan, disse che il suo lavoro a Gombe aveva messo il paese al centro dello sforzo mondiale per proteggere gli scimpanzé; tra chi la ricordò c’erano anche i duchi di Sussex, Al Gore e Leonardo DiCaprio, secondo Wikipedia in inglese.
L’eredità
Con la sua opera Jane Goodall ha mostrato che gli scimpanzé costruiscono e usano strumenti, hanno emozioni, formano legami che durano una vita e conoscono anche la violenza, cambiando in modo duraturo la primatologia. Nel 2019 la rivista Time l’ha inserita tra le cento persone più influenti del mondo; nel 2022 ha ricevuto la Medaglia Stephen Hawking per la comunicazione scientifica. Per lei una persona può fare la differenza: come disse all’AFP nel 2024, ogni persona ha un ruolo e ogni giorno lascia un segno sul pianeta, e ciascuno può scegliere che segno lasciare.
Date da ricordare
- 3 aprile 1934 — nasce a Londra
- 14 luglio 1960 — arriva a Gombe, in Tanzania
- 28 marzo 1964 — sposa Hugo van Lawick a Londra
- 1977 — fonda il Jane Goodall Institute
- 1991 — nasce Roots & Shoots
- Aprile 2002 — Kofi Annan la nomina Messaggera di pace dell’ONU
- Gennaio 2025 — riceve la Medaglia presidenziale della libertà
- 1° ottobre 2025 — muore in California
1934–2025
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Jane Goodall» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Jane Goodall» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Jane Goodall» (Q184746) consultata il 16 ottobre 2026
- Khaleej Times (dispaccio AFP), «World-renowned chimpanzee expert Jane Goodall dies at 91», 2 ottobre 2025 consultata il 16 ottobre 2026
- BreakingNews.ie (agenzia PA), «Conservationist and chimpanzee expert Jane Goodall dies aged 91», 1 ottobre 2025 consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Erik (HASH) Hersman from Orlando, CC BY 2.0 (Wikimedia Commons)
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