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Judy

Pointer della Royal Navy, mascotte delle cannoniere Gnat e Grasshopper e unico cane registrato come prigioniero di guerra nella Seconda guerra mondiale, medagli

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Nacque nel febbraio del 1936 allo Shanghai Dog Kennels, la pensione per cani degli espatriati inglesi, una fra sette cuccioli di pointer bianchi e color fegato. La chiamarono Shudi, e i marinai che poi la presero ne fecero Judy. Quell’autunno l’equipaggio della cannoniera Gnat, che pattugliava il fiume Azzurro, votò per avere una mascotte, e il comandante e un sottufficiale la comprarono per la nave. Doveva diventare un cane da caccia. Il registro di bordo, secondo Wikipedia, annotò presto che le speranze erano poche: l’unica volta in cui puntava come un pointer vero era quando sentiva odore di cibo. In compenso, si racconta, avvertiva l’arrivo degli aerei giapponesi molto prima degli uomini, e segnalava le chiatte dei rifiuti in tempo perché si chiudessero i boccaporti. Nel giugno del 1939, quando parte dell’equipaggio passò alla cannoniera Grasshopper, lei li seguì.

A metà febbraio del 1942, con Singapore ormai perduta, la Grasshopper salpò carica di evacuati verso le Indie orientali olandesi, e fu bombardata dagli aerei giapponesi. L’equipaggio abbandonò la nave e raggiunse a remi un’isola deserta; solo a terra qualcuno si accorse che mancava il cane. Wikipedia e la rivista Who Do You Think You Are? raccontano che un marinaio fu mandato a recuperare viveri sulla nave che ancora galleggiava e la trovò incastrata sotto una fila di armadietti, e la riportò a riva. L’isola non aveva acqua. Judy cominciò a scavare nella sabbia sulla linea della marea, e dal buco venne fuori una sorgente: la Pdsa, il National Geographic e il memoriale nazionale dei cani da lavoro militari attribuiscono a lei la salvezza dei naufraghi. Una nota, perché le fonti non coincidono su tutto: la Pdsa scrive che l’equipaggio raggiunse l’isola a nuoto, le altre parlano di barche.

Da lì i superstiti passarono a Singkep, poi su una giunca verso Sumatra, e si misero in marcia per circa trecentoventi chilometri nella giungla, nella speranza di imbarcarsi a Padang per Ceylon. Durante il cammino un coccodrillo ferì la cagna: Wikipedia e il National Geographic parlano di un morso alla spalla, gli Archivi nazionali di un taglio sopra l’occhio sinistro. Un marinaio sostenne di essere stato salvato da lei da una tigre, ma la voce viene da un testimone solo. Arrivarono a Padang quando l’ultima nave era partita da nove giorni. Il 18 marzo 1942 i giapponesi li catturarono tutti, cane compreso, che gli uomini nascosero sul camion sotto sacchi di riso vuoti.

Nel campo di Gloegoer, a Medan, nell’agosto del 1942 (il National Geographic anticipa a febbraio) Judy incontrò l’aviere scelto Frank Williams della Raf. Lui le offrì un pugno del suo riso, e da allora non si staccarono più. I prigionieri la vedevano intervenire quando le guardie picchiavano qualcuno, abbaiando e mordendo i talloni per distrarle. Williams capì che i giapponesi prima o poi l’avrebbero uccisa, e secondo il memoriale dei cani da lavoro e il National Geographic aspettò che il comandante avesse bevuto un po’ di sakè per chiedergli di iscriverla come prigioniera di guerra. Il registro portò così il suo nome accanto al numero: 81A Gloegoer Medan. Fu, concordano tutte le fonti, l’unico cane a essere registrato come prigioniero nella Seconda guerra mondiale. Un episodio che sta solo in Wikipedia: dopo la resa i guardiani avrebbero voluto sopprimerla per un’epidemia di pidocchi nel campo, e Williams la tenne nascosta finché arrivarono gli Alleati.

Il 26 giugno 1944 i prigionieri furono caricati sulla nave Harugiku Maru (alcune fonti la chiamano Van Waerwijck, il suo nome olandese) per essere trasferiti a Sumatra. I cani erano vietati. Williams le aveva insegnato a restare immobile e muta dentro un sacco di riso, e così la portò a bordo sulla spalla, per ore sotto il sole, senza che emettesse un suono. Poco dopo la partenza la nave fu colpita: Wikipedia e la rivista Who Do You Think You Are? parlano del sommergibile britannico Truculent, la Pdsa di un attacco aereo. I morti furono più di cinquecento su circa settecento, scrivono Wikipedia e gli Archivi nazionali. Williams la spinse fuori da un oblò largo, secondo il memoriale, venticinque centimetri, e poi uscì lui. Per giorni la cercò. I sopravvissuti però raccontarono di un cane che spingeva pezzi di legno verso chi non sapeva nuotare e lasciava che si aggrappassero al suo corpo; la Pdsa scrive che salvò così chi non sapeva nuotare. Il racconto dell’incontro cambia da fonte a fonte: secondo il memoriale lei lo colpì in mezzo alle spalle nel cortile di un campo a Singapore, mentre Wikipedia parla di un ritrovamento dopo qualche settimana in un nuovo campo.

Seguì un anno nella giungla di Sumatra, con i prigionieri a tracciare una ferrovia che non sarebbe mai servita. Williams le parlava con fischi e gesti, e lei li seguiva a ogni trasferimento. I compagni la chiamavano «la vecchia signora», e dicevano, secondo il memoriale, che se lei resisteva potevano resistere anche loro. Quando il Giappone si arrese, nell’agosto del 1945, Williams la fece salire di nascosto, con l’aiuto degli altri, sul piroscafo Antenor con cui tornarono in Inghilterra, malgrado il cartello sulla passerella con scritto che gli animali non potevano salire. Arrivò a Liverpool, e fu portata in quarantena in un canile del Surrey, per sei mesi, finché le donazioni coprirono le spese.

Gli Archivi nazionali conservano la lettera che la propose per la medaglia Dickin, e secondo loro il 30 aprile 1946 la Pdsa annunciò il riconoscimento. La cerimonia si tenne il 2 maggio nella sede dell’associazione dei prigionieri di guerra rimpatriati, a Londra, in Cadogan Square: Judy ricevette la medaglia, e Williams la White Cross of St Giles. La motivazione, riportata dalla Pdsa, parla di «magnifico coraggio e resistenza nei campi di prigionia giapponesi», che mantenne alto il morale dei compagni e salvò molte vite con la sua intelligenza e vigilanza. Secondo il memoriale dei cani da lavoro, l’8 giugno successivo il suo abbaiare andò in onda in diretta alla Bbc. Nel 2006 la famiglia di Williams lasciò la medaglia all’Imperial War Museum di Londra, dove oggi è conservata.

Nel 1948 Williams ottenne un incarico del governo britannico in Tanzania, in un piano per coltivare arachidi, e Judy lo seguì. Si ammalò di un tumore e fu operata; secondo Wikipedia dopo l’intervento arrivò il tetano, il National Geographic parla soltanto di cancro. Morì il 17 febbraio 1950, a tredici o quattordici anni. Fu sepolta a Nachingwea, avvolta in una giacca della Raf, e Williams vi pose una lapide.

Dove riposa

Nachingwea, Tanzania: tomba con lapide fatta da Frank Williams; la medaglia Dickin e il collare sono all’Imperial War Museum di Londra

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)

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Immagini

  • La cannoniera fluviale HMS Gnat, la prima nave di Judy, in servizio sul fiume Azzurro: la foto è dell’estate del 1922.

  • La cannoniera HMS Grasshopper in Cina nel 1940, la nave su cui Judy servì fino all’affondamento del febbraio 1942.

  • Una delle cucciolate di Judy, in un cesto di vimini; a destra si vedono le zampe della madre.

  • La tomba di Judy a Nachingwea, in Tanzania, in una fotografia del 1950 conservata all’Imperial War Museum.

A cura di Cimiteri.Online