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Leo Valiani

Storico e Politico

Nascita
Scomparsa

Riposa a Cimitero Monumentale, Milano

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

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Il 1º maggio 1919 un bambino di dieci anni sfilava a Budapest accanto agli operai, nei giorni della breve Repubblica dei consigli. Si chiamava Leo Weiczen, era nato a Fiume, figlio di un commerciante di cereali. Il cognome Valiani gli venne imposto più tardi dall’italianizzazione fascista, e lui firmò con quel nome per la prima volta solo nel 1944.

La madre, Margherita Geller, era parente di Theodor Herzl. Nel 1924 il padre morì e Leo dovette lasciare la scuola per lavorare in una banca. Studiava da solo: a Sušak, subito oltre il confine, comprava giornali stranieri; gli arrivavano per posta libri e riviste da Budapest, Vienna e Zagabria. Il marito di una zia, Wilhelm Ippen, gli mandava opuscoli socialisti. Nel settembre 1926 andò a Milano e conobbe Pietro Nenni e Carlo Rosselli, fondatori della rivista Il Quarto Stato. Il 27 febbraio 1928 fu arrestato a Fiume con dei giornali antifascisti addosso e mandato un anno al confino a Ponza, dove entrò nel Partito comunista. Arrestato di nuovo nel 1931, ricevette una condanna di dodici anni e sette mesi, che scontò a Lucca e a Civitavecchia, in carcere con Altiero Spinelli, Umberto Terracini e altri. Uscì il 7 marzo 1936 grazie a un’amnistia.

A Parigi fece il giornalista e andò in Spagna da inviato. Poi, dopo il patto Molotov-Ribbentrop, fu internato a Le Vernet, dove conobbe Arthur Koestler, che gli dedicò un ritratto in La schiuma della terra. Manifestò il suo dissenso dal partito, fu espulso e a ottobre del 1940 evase. Dopo più di un anno di viaggio, fra Marsiglia, Algeri e Casablanca, dove restò nove mesi, arrivò in Messico nel dicembre 1941. Il 15 luglio 1942 si laureò in scienze politiche. Parlava sette lingue.

Nel 1943 tornò in Italia con l’aiuto dei servizi britannici: il 9 ottobre arrivò a Roma, a piedi da Salerno. Entrò nel Partito d’Azione e a Milano conobbe il figlio per la prima volta, e sposò la compagna incontrata a Parigi. Nel 1944 divenne Segretario del partito per il Nord e lo rappresentò nel Comitato di liberazione nazionale Alta Italia. Il 25 aprile 1945, insieme a Sandro Pertini, Luigi Longo ed Emilio Sereni, diede da Milano l’ordine di insorgere e firmò la condanna a morte di Mussolini.

Fu eletto all’Assemblea Costituente e lavorò alla scrittura dell’articolo 1 della Costituzione. Dal 1949 lavorò alla Banca commerciale italiana come consulente, e scrisse libri di storia e articoli per i giornali: dal 1970 anche per il Corriere della Sera, dove lo chiamò Giovanni Spadolini. Carlo Levi lo mise nel romanzo L’orologio con il nome di Andrea Valenti. Fu Pertini, Presidente della Repubblica, a nominarlo Senatore a vita nel gennaio 1980. Morì a Milano il 18 settembre 1999.

Riposa nel Famedio del Cimitero Monumentale di Milano, accanto ad Alessandro Manzoni e a Carlo Cattaneo; dopo di lui vi è arrivata Carla Fracci. Le sue carte sono alla Fondazione Feltrinelli di Milano.

Dove riposa

Cimitero Monumentale, Milano, Milano (MI)
Cimitero monumentale di Milano, Famedio

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto (Senato della Repubblica, senato.it); pubblico dominio; Wikimedia Commons (ritagliata dalla Redazione)

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