Leonardo Sciascia
Scrittore, Giornalista e Saggista italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero di Racalmuto
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 8 gennaio 1921, Racalmuto. Morte: 20 novembre 1989, Palermo, a 68 anni.
Chi era
Leonardo Sciascia è stato uno scrittore, giornalista, saggista e uomo politico siciliano, nato a Racalmuto, in provincia di Agrigento, e morto a Palermo. Lo si ricorda per i racconti-inchiesta e i romanzi brevi in cui la mafia e i compromessi del potere diventano materia di ragionamento, a partire da Il giorno della civetta (1961). Fu anche deputato e consigliere comunale, e rimase fino all’ultimo una voce scomoda, spesso discussa, sempre ascoltata.
La vita
Infanzia e famiglia
Nacque a Racalmuto l’8 gennaio 1921, primo di tre fratelli. Il padre, Pasquale, era impiegato in una miniera di zolfo, la madre, Genoveffa Martorelli, badava alla casa e veniva da una famiglia di artigiani. Le radici dello scrittore, scrive Wikipedia in italiano, stanno nella zolfara in cui lavorarono il nonno e il padre. Crebbe fra zie e zii nella casa al numero 37 di via Regina Margherita (oggi via Leonardo Sciascia), che dal luglio 2019 i privati che la possiedono hanno aperto ai visitatori, come tappa della «Strada degli scrittori». A sei anni cominciò le elementari a Racalmuto.
Formazione
Nel 1935 la famiglia si trasferì a Caltanissetta, dove Leonardo frequentò l’Istituto magistrale «IX Maggio»: vi insegnava Vitaliano Brancati, che diventò per lui un modello e lo guidò nella lettura degli autori francesi. Un giovane insegnante, Giuseppe Granata, futuro senatore comunista, gli fece conoscere l’illuminismo francese e italiano, e così la sua coscienza civile si formò su Voltaire, Montesquieu, Beccaria e Pietro Verri. Con Giuseppe Tulumello, compaesano con cui condivideva la passione per il cinema, tenne un carteggio e un’amicizia durata fino alla morte. Chiamato alla visita di leva, fu giudicato inidoneo due volte e accettato alla terza, per servizi sedentari.
Dopo il diploma, nel 1941, lavorò fino al 1948 al Consorzio agrario, nell’ammasso del grano di Racalmuto, a contatto con il mondo contadino. Si sposò con Maria Andronico, maestra elementare del paese, da cui ebbe due figlie, Laura e Anna Maria; la voce italiana di Wikipedia indica il 1942 come anno delle nozze, quella inglese il 1944. Nel 1948 il suicidio del fratello Giuseppe lo segnò profondamente.
I primi libri
Gli esordi furono poetici e saggistici. Le Favole della dittatura (1950), ventisette brevi testi in forma di favole con animali, recensiti da Pier Paolo Pasolini, erano in gran parte apparse sulla rivista palermitana La Prova. Seguì la raccolta La Sicilia, il suo cuore (1952), con disegni dello scultore Emilio Greco. Nel 1953 il saggio su Pirandello gli valse il premio intitolato al drammaturgo, e dal 1954 diresse riviste dedicate alla letteratura e agli studi etnologici. Insegnò alle elementari di Racalmuto dal 1949 al 1957, esperienza da cui nacque Le parrocchie di Regalpetra (1956), racconto-inchiesta sulla vita del paese: per Treccani coglie le radici storico-sociali dell’arretratezza siciliana.
Nell’anno scolastico 1957-58 lavorò a Roma, al Ministero della pubblica istruzione, e pubblicò Gli zii di Sicilia: tre racconti che guardano con distacco ai miti dell’America, del comunismo e del Risorgimento. Nel 1960 vi si aggiunse L’antimonio, apprezzato dalla critica e commentato da Pasolini.
Il giallo e l’impegno civile
Tornato a Caltanissetta, nel 1961 pubblicò Il giorno della civetta, che inaugurò una nuova stagione del giallo italiano e gli diede il premio Crotone; dal romanzo Damiano Damiani trasse un film nel 1968. Seguirono Il consiglio d’Egitto (1963), sul falsario settecentesco Abate Vella, Morte dell’Inquisitore (1964), la commedia L’onorevole (1965) e A ciascuno il suo (1966), da cui Elio Petri girò un film nel 1967.
Quando nel 1957 andò a Roma strinse un’amicizia che durò tutta la vita con il pittore siciliano Bruno Caruso. Si occupò a lungo anche di pittura, in particolare di artisti siciliani come Mario Bardi, Caruso, Piero Guccione e Andrea Vizzini. Dal 1955 collaborò con il quotidiano palermitano L’Ora, e tra il 1964 e il 1968 vi tenne una rubrica fissa, il Quaderno.
Nel 1967 si trasferì a Palermo per seguire gli studi delle figlie e per scrivere. Dal 1969 collaborò con il Corriere della Sera e nel 1970, andato in pensione, pubblicò La corda pazza, dove spiega la sua idea di «sicilitudine». Il contesto (1971) suscitò polemiche più politiche che estetiche, e lui ritirò il romanzo dal premio Campiello; Francesco Rosi ne trasse Cadaveri eccellenti (1976). Nel 1974 uscì Todo modo, che i vertici ecclesiastici stroncarono, e che Petri portò sullo schermo nel 1976.
A giugno 1975, candidato come indipendente nelle liste del PCI alle comunali di Palermo, fu eletto con molte preferenze, secondo dopo Achille Occhetto e prima di Renato Guttuso. Si dimise all’inizio del 1977, per il disaccordo con la dirigenza sul compromesso storico. Dopo La scomparsa di Majorana (1975) e I pugnalatori (1976), nel 1978 scrisse L’affaire Moro.
Nel giugno 1979 accettò la candidatura dei Radicali sia al Parlamento europeo sia alla Camera; vinto il seggio in entrambe le sedi, rimase a Strasburgo due mesi e poi scelse Montecitorio, dove restò fino al 1983. Fu in commissione d’inchiesta sul caso Moro, come relatore di minoranza secondo Treccani, e criticò la «linea della fermezza», perché avrebbe voluto trattare con le Brigate Rosse. Fu contrario alla legislazione d’emergenza e al «pentitismo», e difese in pubblico l’amico Enzo Tortora, arrestato nel 1983 e poi riconosciuto innocente. Gli fu attribuito lo slogan «né con lo Stato né con le Brigate Rosse»; Wikipedia in italiano precisa che non lo pronunciò mai.

In quegli anni si intensificarono i viaggi a Parigi e i legami con la cultura francese: Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia (1977) richiama apertamente il Candido di Voltaire. Dalle parti degli infedeli (1979), costruito sulle lettere con cui negli anni Cinquanta le gerarchie ecclesiastiche perseguitarono il Vescovo di Patti, inaugurò la collana «La memoria» dell’editore Sellerio, che nel 1985 festeggiò il centesimo volume con le sue Cronachette. Su Ettore Majorana, scomparso negli anni Trenta, Wikipedia in italiano riferisce che nel 1974 Sciascia disse più volte di averlo conosciuto di persona in un convento della Calabria.
Gli ultimi anni
Gli fu diagnosticato un mieloma multiplo e dovette andare spesso a Milano per curarsi, senza smettere di scrivere. Pubblicò Occhio di capra (1984), raccolta di proverbi e modi di dire siciliani, Cronachette (1985), Porte aperte (1987) e Il cavaliere e la morte (1988). Nel 1987 curò alla Mole Antonelliana di Torino la mostra Ignoto a me stesso, con quasi duecento ritratti fotografici di scrittori, da Edgar Allan Poe a Borges. Sostenne anche Adriano Sofri, imputato nel 1988 per l’omicidio del commissario Calabresi, e chiese di fare luce sulla morte dell’anarchico Pinelli.
Il 10 gennaio 1987 il Corriere della Sera pubblicò l’articolo sui «professionisti dell’antimafia», che concludeva biasimando i criteri con cui il Consiglio superiore della magistratura aveva scelto il procuratore di Marsala, Paolo Borsellino. Sciascia ribadì il 26 gennaio che non voleva attaccare Borsellino come carrierista, ma il metodo seguito; poi ricordò che lo stesso Consiglio non aveva promosso Giovanni Falcone. Lo attaccarono molti intellettuali e politici che in passato lo avevano lodato; Marcelle Padovani, lo storico Paolo Pezzino e Andrea Camilleri lo criticarono. Wikipedia in italiano legge la sua posizione come il rifiuto di una giustizia sommaria e il timore di un ritorno ai metodi del Prefetto Cesare Mori. Sciascia si allontanò dal Corriere e scrisse soprattutto per La Stampa.
Le opere
- 1950 — Favole della dittatura
- 1953 — Pirandello e il pirandellismo
- 1956 — Le parrocchie di Regalpetra
- 1958 — Gli zii di Sicilia
- 1961 — Il giorno della civetta
- 1963 — Il consiglio d’Egitto
- 1966 — A ciascuno il suo
- 1971 — Il contesto, da cui il film Cadaveri eccellenti (1976)
- 1974 — Todo modo
- 1975 — La scomparsa di Majorana
- 1976 — I pugnalatori
- 1977 — Candido ovvero un sogno fatto in Sicilia
- 1978 — L’affaire Moro
- 1989 — Una storia semplice, uscito il giorno della sua morte
La morte
Morì a Palermo il 20 novembre 1989 per le complicazioni della malattia, che la voce italiana di Wikipedia descrive come un danno ai reni legato al mieloma, con insufficienza renale cronica; fece spesso ricorso all’emodialisi. Chiese funerali religiosi per non aggiungere clamore attorno alla famiglia a Racalmuto; nella bara, per volere della moglie e degli amici, fu posto un crocifisso d’argento. Alla cerimonia lo ricordò anche l’amico Gesualdo Bufalino. Il suo ultimo breve romanzo, Una storia semplice, ispirato al furto di una Natività di Caravaggio, arrivò in libreria proprio quel giorno.
Dove riposa
Secondo Wikipedia in italiano, Sciascia è sepolto nel Cimitero di Racalmuto, il suo paese natale, sotto una lapide bianca. Wikipedia in inglese non indica il luogo della sepoltura.

L’eredità
La Fondazione Leonardo Sciascia, nata a Racalmuto per iniziativa del Comune d’intesa con lo scrittore, ha sede in un’ex centrale elettrica. Sciascia le donò una raccolta di ritratti di scrittori, le edizioni dei suoi libri e circa duemila volumi della sua biblioteca. Conserva oltre quattordicimila lettere ricevute in mezzo secolo, tra cui quelle di Pasolini, Calvino e Bufalino. Il 24 maggio 2009 il Presidente Giorgio Napolitano la visitò nel ventennale della morte.

A lui sono intitolati la Biblioteca comunale di Palermo, l’istituto comprensivo di Racalmuto, un parco letterario fra Racalmuto, Caltanissetta ed Enna, il Museo della mafia di Salemi e un asteroide, 12380 Sciascia. Poste Italiane gli ha dedicato un francobollo nel 2010 e un altro nel 2021. A Racalmuto, nell’ex scuola elementare, è stata ricostruita l’aula in cui insegnò.
Date da ricordare
- 8 gennaio 1921 — nascita a Racalmuto
- 1935 — il trasferimento a Caltanissetta
- 1961 — la pubblicazione de Il giorno della civetta
- 1967 — il trasferimento a Palermo
- giugno 1975 — l’elezione a consigliere comunale di Palermo
- 1979-1983 — gli anni da deputato
- 10 gennaio 1987 — l’articolo sui professionisti dell’antimafia
- 20 novembre 1989 — la morte a Palermo
1921–1989
Dove riposa
Cimitero di Racalmuto, Racalmuto (AG)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Leonardo Sciascia» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Leonardo Sciascia» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikidata, «Leonardo Sciascia» (Q317142) consultata il 15 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia online, voce «Sciàscia, Leonardo» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikimedia Commons, categoria «Leonardo Sciascia» (immagini) consultata il 15 ottobre 2026
Immagine: Carla Cerati, Public domain (Wikimedia Commons)
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