Leonhard Seppala
Musher norvegese naturalizzato statunitense, allevatore di cani da slitta e protagonista della corsa del siero a Nome
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNel gennaio del 1925, in una città in fondo all’Alaska, i bambini cominciarono ad ammalarsi di difterite. Il siero era lontano, il freddo era il più duro da vent’anni, e l’unico modo di portarlo fino a Nome era una staffetta di slitte. Tra i conduttori scelti ce n’era uno a cui toccò la parte più pericolosa, e con lui, in testa alla muta, c’era un cane di nome Togo. Quell’uomo era Leonhard Seppala, e per capire perché fu lui, bisogna cominciare molti anni prima.
Era nato il 14 settembre 1877 a Skibotn, in Norvegia, nel nord del Paese (it.wikipedia ed en.wikipedia). Suo padre, scrive en.wikipedia, faceva il fabbro e il pescatore, e il ragazzo avrebbe potuto seguirlo. Nel 1900, invece, partì per l’Alaska, durante la corsa all’oro di Nome, e lì un amico gli trovò lavoro in una compagnia mineraria. Diventò cittadino americano nel 1906. Fu il primo inverno, ricorda la stessa fonte, a cambiargli la vita: guidò per la prima volta una slitta con i cani, e non smise più di amarlo.
Faceva molta più strada degli altri. Dove la maggior parte dei conducenti considerava lungo un percorso di una cinquantina di chilometri, lui ne copriva da ottanta a centosessanta, quasi ogni giorno, e teneva i cani in allenamento anche d’estate, tirando un carrello a ruote: una cosa insolita, scrive en.wikipedia, come lo era il tempo che passava con loro. Era un uomo che viveva con i suoi cani, più che di cani. En.wikipedia scrive che i primi cuccioli avuti per caso li amò subito, e che non vedeva l’ora che tornasse la neve per cominciare ad addestrarli.
Nel 1914, secondo it.wikipedia ed en.wikipedia, gli furono affidati dei cuccioli siberiani che dovevano servire a Roald Amundsen per una spedizione al Polo Nord; quando la spedizione saltò, restarono a lui. Era l’inizio di una muta e di una razza. Seppala vinse, nel 1915, 1916 e 1917, la grande corsa di slitte dell’Alaska (it.wikipedia ed en.wikipedia). Un anno prima, ricorda en.wikipedia, in una tormenta aveva rischiato di portare i cani oltre un dirupo: si fermò a pochi metri, ma dopo si vergognò di aver messo in pericolo chi gli si fidava, e per mesi li curò.
Poi venne il 1925. In quell’inverno, scrive en.wikipedia, anche la sua unica figlia rischiava di ammalarsi. Il tratto che gli toccò comprendeva l’attraversamento del Norton Sound, un mare ghiacciato che si muove e si spezza, e lo fece con Togo davanti. Poi, scrive en.wikipedia, ripartì nella notte e nella bufera, con un vento che portava il freddo percepito a decine di gradi sotto zero. La staffetta, osserva it.wikipedia, coprì 1.085 chilometri, e il siero arrivò a Nome: oggi la si ricorda ogni anno con l’Iditarod.
La fama arrivò, e con la fama i cani. Dopo la corsa, scrive en.wikipedia, Seppala girò gli Stati Uniti con una quarantina di cani, e nel 1927 vinse una sfida in Maine contro un altro conducente e il suo famoso cane da slitta. Con la socia di allora aprì un allevamento di siberiani nel Maine, e da quegli animali, e dai figli di Togo, derivarono molti husky americani: it.wikipedia aggiunge che nel 1930 il Siberian Husky fu riconosciuto come razza e che tutti gli husky registrati hanno origini nel suo allevamento o in uno concorrente. Nel 1932 partecipò alle Olimpiadi invernali di Lake Placid, nella gara dimostrativa di slitte, e vinse un argento.
Nel 1930 una sua amica e socia, Elizabeth Ricker, aveva già pubblicato un libro sulla sua vita, Seppala: Alaskan Dog Driver (en.wikipedia). Nel 1946 si trasferì a Seattle con la moglie, e nel 1961, per invito di un giornalista, tornò in Alaska, dove fu accolto con calore (en.wikipedia). Morì a Seattle nel gennaio del 1967, a ottantanove anni. A Nome una strada porta il suo nome, e secondo en.wikipedia lo ricordano anche un premio per l’eccellenza nella cura dei cani da slitta e, dal 1999, un monumento a Skibotn, in Norvegia. Nel 2019, ricorda en.wikipedia, un film ha raccontato di nuovo la corsa del siero, vista dal suo cane e da lui.
Su dove riposi, le fonti consultate non sono chiare: it.wikipedia parla del Cimitero di Nome, en.wikipedia scrive che sia lui sia la moglie sono sepolti a Nome, ma aggiunge che le sue ceneri furono sparse durante una corsa di slitte, con una data che non torna. Preferiamo non scriverlo, e lasciare a chi lo sa la parola.
Il legame con il cane più famoso della sua vita ha una pagina sua: in quella che abbiamo dedicato a Togo, il cane che guidò la sua muta nella corsa del siero, si può leggere la storia dall’altra parte, quella di chi correva con lui. Cimiteri.Online ricorda Leonhard Seppala così.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Leonhard Seppala (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Leonhard Seppala (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Cimiteri.Online: Togo (1913–1929), memoria di un animale (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Leonhard Seppala with dogs, Carrie McLain Museum / AlaskaStock, CC0 (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Carrie McLain Memorial Museum / AlaskaStock, CC0 (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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