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Lidia Menapace

Partigiana, Politica e Saggista italiana

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Lidia Menapace, nata Lidia Brisca, venne al mondo a Novara. Da ragazza fu staffetta partigiana nella Resistenza; nel dopoguerra militò nei movimenti cattolici, soprattutto nella FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana. Nel 1952 si trasferì in Alto Adige.

Nel 1964, candidata della Democrazia Cristiana, fu eletta nel consiglio provinciale di Bolzano, prima donna insieme a Waltraud Gebert Deeg, e nella stessa legislatura fu la prima donna a entrare nella giunta provinciale, come assessora agli affari sociali e alla sanità. All’inizio degli anni Sessanta insegnava all’Università Cattolica del Sacro Cuore come lettrice di italiano e di metodologia degli studi letterari, ma nel 1968 l’incarico non le fu rinnovato dopo la pubblicazione del documento Per una scelta marxista. Lasciò la DC, simpatizzò per il Partito Comunista Italiano e nel 1969 entrò, su invito dei fondatori, nel primo gruppo de il manifesto.

Nel 1973 contribuì a fondare il movimento Cristiani per il Socialismo ed entrò come membro laico nel Comitato per i diritti civili delle prostitute. Aderì poi al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo; quando nel 1984 questo confluì nel PCI, si schierò contro e creò il Movimento Politico per l’Alternativa. Fu una voce del femminismo italiano: nei suoi scritti compaiono Per un movimento politico di liberazione della donna (1972), La Democrazia Cristiana. Natura, struttura e organizzazione (1974) e, più tardi, Lettere dal Palazzo (2007) e A furor di popolo (2012). Nel docu-film Lunàdigas (2016) raccontò la propria scelta di non avere figli.

Nel 2006 entrò in Senato da indipendente con Rifondazione Comunista e, dal febbraio 2007 all’aprile 2008, presiedette la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. Nel 2011 entrò nel comitato nazionale dell’ANPI; dal 2008 diresse la rivista Su la testa. Nel 2018 accettò ancora una candidatura al Senato con Potere al Popolo! e Politika, la società di scienza politica dell’Alto Adige, la nominò Personalità politica dell’anno.

Morì a Bolzano il 7 dicembre 2020, a novantasei anni, per complicazioni da COVID-19. Aveva cominciato da giovanissima come staffetta partigiana e continuò a candidarsi fino al 2018, quando di anni ne aveva più di novanta.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: dumplife (Mihai Romanciuc), CC BY 2.0 (Wikimedia Commons)

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