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Michele Dancelli

Ciclista su strada e Pistard italiano

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Michele Dancelli nacque a Castenedolo, nel Bresciano, e prima di vivere di ciclismo divise la giornata, come raccontò lui stesso, fra la bicicletta e il mestiere di muratore. Il primo settembre 1963 vinse il titolo italiano su strada tra i dilettanti e pochi giorni dopo, a ventun anni, passò professionista con la Molteni di Giorgio Albani.

Nell’aprile del 1964, a Col San Martino, colse la prima vittoria. Nel 1965, anno di 13 vittorie, e ancora nel 1966 fu campione italiano su strada; fu poi secondo nel 1967, terzo nel 1968 e di nuovo terzo nel 1972. Nel 1966 vinse anche la Freccia Vallone.

Il 19 marzo 1970 si impose alla Milano-Sanremo con una fuga solitaria di settanta chilometri, riportando un italiano sul gradino più alto della «Classicissima» a diciassette anni da Loretto Petrucci. Marco Pastonesi, ricordandolo, ha titolato su quella Sanremo di Dancelli come se gli altri 237 corridori non esistessero.

Partecipò a nove edizioni del Giro d’Italia, vinse undici tappe, quattro delle quali nel 1970, e vestì la maglia rosa per quattordici giorni. Nel 1970, anno del trionfo di Eddy Merckx, chiuse quarto, il suo miglior piazzamento, e secondo nella classifica a punti. Nel 1969 corse l’unico Tour de France, ventesimo con una vittoria di tappa; e nel 1972 chiuse terzo il Giro di Svizzera. Vinse anche tre Giri dell’Appennino e due Trofei Laigueglia.

Vestì otto volte la maglia azzurra ai Mondiali dei professionisti ed ebbe due terzi posti, a Imola nel 1968 e a Zolder nel 1969. Nel 1971, alla Tirreno-Adriatico, una caduta gli ruppe il femore, e da allora i risultati furono più modesti. Smise nel 1974, dopo una stagione con la Dreherforte, e lavorò un po’ nel settore immobiliare e nell’organizzazione di escursioni per cicloamatori. Nel 2010 l’Associazione Nazionale Ex Corridori Ciclisti gli diede il Premio Grandi Ex.

Morì a Castenedolo, il suo paese, a 83 anni. Era un passista e velocista combattivo, amante delle fughe da lontano: per Gianni Mura «un sognatore nomade». Pier Paolo Pasolini, ospite di una trasmissione tv sul ciclismo, disse che il volto di Dancelli era uno di quelli che avrebbe usato in un film. Pastonesi ne ha scritto che sognare, se non aiuta a vincere, aiuta almeno a vivere: e lui visse, dentro e fuori dalle corse, a tutta velocità.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)

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