Mino Reitano
Cantautore, Compositore e Attore italiano
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- Scomparsa
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroMino Reitano, all’anagrafe Beniamino, nacque a Fiumara, un paese a pochi chilometri da Reggio Calabria, il 7 dicembre 1944 (Corriere della Sera; Deutsche Biographie; ICSAIC; Rai Teche). Il Corriere lo dice figlio di una famiglia povera. Il dizionario biografico dell’Istituto calabrese per la storia dell’antifascismo (ICSAIC) aggiunge che il padre, Rocco, faceva il ferroviere, suonava il clarinetto e dirigeva la banda del paese; di quel clarinetto parla anche il nipote Felice Clemente, in un’intervista ad Avvenire (ICSAIC; TGFuneral24; Avvenire). La musica entrò in casa così, prima che in un’aula. Poi vennero otto anni di conservatorio a Reggio, con pianoforte, violino e tromba (Corriere; VareseNews; ICSAIC), e a dieci anni una prima comparsa in televisione, nella trasmissione La giostra dei motivi (ICSAIC; TGFuneral24).
Con i fratelli mise su un complesso di rock and roll, e il nome cambiava da una locandina all’altra: il Corriere ricorda «Fratelli Reitano», Avvenire e l’ICSAIC una formula tedesca, «Tanz Kappelle Beniamino Reitano and his Brothers». All’inizio degli anni Sessanta il gruppo emigrò in Germania (Avvenire; ICSAIC). Ad Amburgo, in un club, Mino si trovò sullo stesso palco dei futuri Beatles, che erano agli esordi. Le fonti non concordano sul nome con cui allora si presentavano: Quarrymen per Corriere e ICSAIC, Silver per Avvenire. Il Corriere aggiunge che tra lui e i quattro ragazzi di Liverpool nacque una buona amicizia, e nel 2002, riferisce Rockol citando Il Messaggero, Reitano rivendicava ancora quell’incontro. In Germania incise anche dischi con il nome di Beniamino (Rockol; ICSAIC). Tornò in Italia a metà del decennio: il Corriere colloca il Festival di Castrocaro nel 1966, l’ICSAIC nel 1965, e Rockol parla di un ritorno nel 1966. Il contratto con la Ricordi (ICSAIC; TGFuneral24) lo portò a Sanremo nel 1967, dove cantò Non prego per me, scritta da Mogol e Lucio Battisti (Rockol; Corriere; Avvenire; ICSAIC). Avvenire ricorda che era l’edizione segnata dalla morte di Luigi Tenco, e che con quella canzone la coppia Battisti-Mogol si presentò per la prima volta all’Ariston; Reitano, scrive il giornale, raccontava di essere stato l’interprete preferito di Lucio, che lo chiamava «Minuzzo».
Il 1968 fu l’anno in cui tutto cominciò a girare. Uscirono due canzoni che il Corriere chiama classici: Avevo un cuore (che ti amava tanto), poi Una chitarra cento illusioni (Rockol; Corriere; ICSAIC). Con il ricavato Mino comprò ad Agrate Brianza un grande terreno e ne fece una specie di ranch: ci portò fratelli, cognati e nipoti, e allestì anche una sala di registrazione (Corriere; Quotidiano del Sud). Felice Clemente, ad Avvenire, ricordava di essere uscito di nascosto da ragazzino per rifugiarsi nello studio dello zio, a poche decine di metri da casa: lo zio era sempre in quella stanza, tra pianoforte e prove.

Nel 1969 tornò a Sanremo in coppia con Claudio Villa, con Meglio una sera piangere da solo (Rockol; ICSAIC). Nello stesso anno firmò le note di Una ragione di più, resa famosa da Ornella Vanoni (ICSAIC; Cineteca Nazionale); per le parole l’ICSAIC indica Franco Califano. Il 25 ottobre 1969, a Canzonissima, cantò Gente di Fiumara, dedicata al paese dove era nato (Rai Teche; ICSAIC; Avvenire). A quella trasmissione tornò per otto anni, conquistando sempre la finale (Corriere; ICSAIC). Nel 1971 si aggiudicò Un disco per l’estate con Era il tempo delle more (Corriere; ICSAIC). Una fotografia pubblicata da Epoca lo mostra mentre festeggia con Iva Zanicchi e Peppino Gagliardi, arrivati dietro di lui, e con i presentatori Mike Bongiorno e Gabriella Farinon (descrizione di Wikimedia Commons). Seguirono piazzamenti al Cantagiro e al Festivalbar, dischi d’oro e tournée (Corriere; ICSAIC). Non tutti lo amavano: il Corriere scrive che giovani e critici, con l’avanzata del rock e dei cantautori, lo consideravano quasi un reperto, e Avvenire che la critica lo snobbò a lungo mentre il pubblico gli restava fedele. Lui, citato dal Corriere, rispondeva di non avercela con chi lo criticava e di credere di essere migliorato anche grazie ai detrattori.

Nel marzo 1977 sposò Patrizia Vernola (ICSAIC; Metropolitan Magazine); nel 1978 nacque Giuseppina Elena, l’anno dopo Grazia Benedetta (ICSAIC; Libero). Il cinema lo chiamò per ruoli lontani dalla sua professione di cantante, scrive la Cineteca Nazionale del Centro sperimentale, che ricorda Tara Pokì (1971), Una vita lunga un giorno (1973), Povero Cristo (1975) e Lady Football (1979). Nel 1996 fu se stesso in Sono pazzo di Iris Blond, diretto da Carlo Verdone: una parte che l’ICSAIC considera la sua partecipazione più significativa (Cineteca Nazionale; ICSAIC; Cinematografo).

Nel 1988 tornò a Sanremo con Italia, che Sorrisi e Canzoni definisce «patriottica» (Sorrisi; Corriere; VareseNews; ICSAIC). Il Corriere la mette al sesto posto; secondo l’ICSAIC l’aveva scritta Umberto Balsamo per Luciano Pavarotti. VareseNews ricorda che da quel palco partì la canzone che ne fece un’icona dell’emigrazione italiana nel mondo e che a Sanremo, secondo il giornale, non vinse mai, con suo grande cruccio. Nel 2002 si presentò ancora con La mia canzone (Rockol; ICSAIC): «Ricomincio da zero», disse, secondo Rockol che cita Il Messaggero.
L’ultimo concerto dal vivo fu il 1° ottobre 2006 a Pescara (ICSAIC; Metropolitan Magazine). Nel 2007 gli fu scoperto un tumore all’intestino, con due interventi chirurgici (Corriere; ICSAIC; VareseNews; Il Sussidiario). Il Corriere ricorda che volle apparire in televisione fino all’ultimo, ospite di Magalli e di Chiambretti, e il 12 febbraio 2008 comparve per l’ultima volta in video, a La vita in diretta (Metropolitan Magazine; Il Corriere della Città). Affrontò la malattia con ottimismo e fede (VareseNews; ICSAIC); all’ICSAIC risulta che non vedeva motivo di perdere la fiducia in Dio proprio allora, e la Cineteca Nazionale ricorda le parole dette al giornalista di Petrus. Morì la sera del 27 gennaio 2009, a 64 anni, ad Agrate Brianza, in casa sua, con la moglie Patrizia e la figlia Giuseppina Elena accanto (VareseNews; Rockol; Corriere; ICSAIC).
I funerali furono giovedì 29 gennaio. Al mattino la camera ardente fu aperta nella sua casa del Villaggio Reitano, con i cancelli spalancati e le sue canzoni diffuse per ore, mentre passava un fiume ininterrotto di persone (Quotidiano del Sud). Alle 15 la cerimonia nella chiesa di Sant’Eusebio (Quotidiano del Sud; ICSAIC; Rockol). La chiesa era piena due ore prima, centinaia di persone restarono fuori ad ascoltare la messa dagli altoparlanti, e all’uscita del feretro ci furono applausi (Quotidiano del Sud); Sky TG24 parla di folla e commozione. Il sindaco di Fiumara, Stefano Repaci, lo ricordò come un uomo buono che aveva fatto onore alla Calabria, e don Mazzi concelebrò (Quotidiano del Sud). C’erano Mike Bongiorno, Little Tony, Gianni Morandi e Adriano Celentano (Quotidiano del Sud; ICSAIC).
È sepolto nel Cimitero di Agrate Brianza, il paese dove viveva dalla fine degli anni Sessanta (ICSAIC; Viaggiare in Brianza; Infinita Memoria). Il 15 maggio 2009 il Cinema Trevi di Roma ospitò la serata «Ricordando Mino Reitano» (Cineteca Nazionale). A Fiumara l’associazione Amici di Mino Reitano ha allestito un museo: StrettoWeb raccontava nel 2020 la consegna al presidente dell’associazione delle chiavi del locale, e Calabria Diretta News ne annunciava l’inaugurazione per il 24 settembre 2022 (StrettoWeb; Calabria Diretta News). Chi passa dal Cimitero di Agrate può fermarsi un momento, ripensare a una delle sue canzoni e ricordare l’uomo che veniva da Fiumara.
Dove riposa
Cimitero di Agrate Brianza (Monza e Brianza)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Corriere della Sera, 28 gennaio 2009: Addio a Mino Reitano il «ragazzo» di Calabria, di Mario Luzzatto Fegiz consultata il 22 ottobre 2026
- ICSAIC, Dizionario biografico della Calabria contemporanea: Reitano, Mino consultata il 22 ottobre 2026
- Rai Teche: Mino Reitano, «Gente di Fiumara», Canzonissima 25 ottobre 1969 consultata il 22 ottobre 2026
- Deutsche Biographie: Reitano, Mino (1944-2009) consultata il 22 ottobre 2026
- VareseNews, 27 gennaio 2009: E' morto Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Rockol: scheda biografica di Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Rockol, 29 gennaio 2009: Mino Reitano, i funerali oggi nel primo pomeriggio consultata il 22 ottobre 2026
- Rockol, 4 marzo 2002: Mino Reitano, a Sanremo a testa alta consultata il 22 ottobre 2026
- Il Quotidiano del Sud, 30 gennaio 2009: L'ultimo saluto a Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Avvenire, 17 maggio 2017: Reitano torna rivestito di jazz con il sax del nipote Felice Clemente consultata il 22 ottobre 2026
- Sorrisi e Canzoni: Festival di Sanremo 1988 consultata il 22 ottobre 2026
- Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (Cineteca Nazionale): Cinema Trevi, «Ricordando Mino Reitano», 15 maggio 2009 consultata il 22 ottobre 2026
- Cinematografo.it: Sono pazzo di Iris Blond (1996) consultata il 22 ottobre 2026
- Sky TG24: Folla e commozione ai funerali di Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- TGFuneral24, 27 gennaio 2025: La morte di Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Il Sussidiario, 6 dicembre 2024: Com'è morto Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Libero Magazine, 19 aprile 2024: Mino Reitano, com'è morto, la malattia, il ricordo delle figlie consultata il 22 ottobre 2026
- Metropolitan Magazine, 16 giugno 2023: Com'è morto Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Il Corriere della Città, 16 giugno 2023: Mino Reitano, come è morto e dove è sepolto consultata il 22 ottobre 2026
- Viaggiare in Brianza: 9 Cimiteri in Brianza con tombe di personaggi famosi consultata il 22 ottobre 2026
- Infinita Memoria: Mino Reitano, Cimitero comunale di Agrate Brianza consultata il 22 ottobre 2026
- StrettoWeb, 13 ottobre 2020: Presto Fiumara di Muro ospiterà un museo dedicato a Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Calabria Diretta News, 20 settembre 2022: Nasce a Fiumara il Museo dedicato a Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Mino Reitano consultata il 22 ottobre 2026
Immagine: Radiocorriere, anno XLVI, n. 17 (27 aprile 1969), autore ignoto, pubblico dominio secondo Wikimedia Commons (Wikimedia Commons)
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