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Paolo Panelli

Attore e Conduttore televisivo italiano

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Paolo Panelli nacque a Roma il 15 luglio 1925, figlio di Francesco e di Odetta Pollini. Studiò all’Accademia nazionale d’arte drammatica, e secondo it.wikipedia debuttò nel 1946 con Il giardino dei ciliegi di Čechov. Fino al 1951 lavorò al Teatro Piccolo di Roma; poi i palcoscenici della rivista, la radio, e infine la televisione, che lo fece conoscere a tutti.

Nel 1952 sposò Bice Valori, attrice come lui (it.wikipedia ed en.wikipedia). Rimasero insieme fino alla morte di lei, e per anni lavorarono fianco a fianco, in innumerevoli trasmissioni televisive: it.wikipedia ricorda Pep – Piccola Enciclopedia Panelli, nel 1963, Speciale per noi, nel 1971, e Ma che sera, nel 1978. Alla radio, nel 1977, parteciparono insieme alla prima edizione di un programma di Radiodue.

A teatro entrò nelle commedie musicali di Garinei e Giovannini: Buonanotte Bettina, a metà degli anni Cinquanta, poi L’adorabile Giulio e Un trapezio per Lisistrata. Nel 1961, in Rinaldo in campo, recitò accanto a Domenico Modugno, a Delia Scala e alla coppia Franco e Ciccio, nella parte del «Chiericuzzu»: secondo it.wikipedia, comico di mestiere, diede una grande prova anche da attore drammatico nel momento in cui il suo personaggio muore.

Paolo Panelli e Delia Scala in uno studio televisivo, in una fotografia del 1959: pubblico dominio secondo Wikimedia Commons, da una raccolta Mondadori
Paolo Panelli e Delia Scala in uno studio televisivo, in una fotografia del 1959: pubblico dominio secondo Wikimedia Commons, da una raccolta Mondadori — Unknown (Mondadori Publishers), Public domain. Wikimedia Commons

La televisione lo rese popolarissimo. Alla fine degli anni Cinquanta, scrive it.wikipedia, ricevette il Microfono d’argento, il premio per il personaggio televisivo dell’anno, grazie alla conduzione di Canzonissima con Delia Scala e Nino Manfredi. Di Canzonissima presentò più tardi anche l’edizione del 1968, in compagnia di Walter Chiari. Fu poi ospite di Studio Uno e di Gran varietà, alla radio e in televisione, dove interpretò personaggi come il tassinaro, Cecconi Bruno, che si faceva chiamare Ceccon Brown, e Menelao Strarompi. I suoi personaggi, dice it.wikipedia, erano macchiette dissacranti: interpreti della romanità e dei vizi dell’italiano medio.

Il suo cinema cominciò presto. Nel 1942 era in Alfa Tau!, nel 1948 in Guarany e in Arrivederci, papà!; nel 1951 comparve in Parigi è sempre Parigi, nel 1953 in La voce del silenzio, diretto da Georg Wilhelm Pabst, nel 1954 in Divisione Folgore e nel 1958 in Mia nonna poliziotto. Faceva il caratterista, cioè la parte che resta in mente anche quando non si ricorda il nome dell’attore.

Nel complesso en.wikipedia conta cinquantacinque film fra il 1948 e il 1996. Fra quelli che it.wikipedia ricorda ci sono Noi duri, L’assassino di Elio Petri, in cui recitò accanto a Marcello Mastroianni, e Il conte Tacchia, dove faceva il padre del protagonista, un falegname: lo stesso mestiere che, nella vita, era il suo hobby più importante. Nei primi anni Ottanta, tornato al cinema, lavorò anche in Sing Sing e in Questo e quello, due film di Sergio Corbucci, e nel 1986 in Grandi magazzini. Nel 1989 recitò in Splendor di Ettore Scola, e per quella interpretazione ebbe una candidatura al David di Donatello come miglior attore non protagonista. Poco dopo comparve in Parenti serpenti, di Mario Monicelli.

Negli anni Ottanta, scrive it.wikipedia, recitò con la figlia, anche lei attrice, in uno spettacolo teatrale intitolato Per quanto, e condusse un programma radiofonico di varietà. Tra il 1980 e il 1981 presentò inoltre due cicli di Il baraccone, la trasmissione della domenica mattina su Radiodue. Era un uomo di teatro e di radio, ma anche di bottega: il falegname che interpretava al cinema era, scrive it.wikipedia, una sua passione vera.

All’inizio degli anni Settanta, scrive it.wikipedia, non amava la piega volgare che la commedia italiana stava prendendo, e lui ne era stato uno dei principali interpreti, perciò scelse di ritirarsi dal cinema insieme alla moglie. Ci tornò soltanto all’inizio degli anni Ottanta, dopo la morte di lei, tra televisione, teatro e radio. L’ultima stagione, nel 1995 e nel 1996, fu un telefilm comico, Pazza famiglia. Dal Giardino dei ciliegi del 1946 a quelle ultime puntate passarono cinquant’anni di scena.

Morì a Roma nel maggio del 1997, a settantun anni: it.wikipedia indica il 19 maggio, en.wikipedia il 18, e per questo scriviamo solo il mese. Secondo it.wikipedia i funerali furono celebrati il 21 maggio nella chiesa romana di Santa Maria Regina Apostolorum, a Prati, il quartiere dove abitò a lungo, tra amici e colleghi dello spettacolo. Alla sua morte un collega, Gigi Proietti, scrisse un sonetto, In morte di Paolo Panelli. Dove riposa lo indica soltanto una fonte, e per ora non lo scriviamo.

Un attore che faceva ridere senza sforzo, e che si ritirò dal cinema quando la commedia prese una piega che non gli piaceva. A chi lo ha visto in televisione, nei suoi tassinari e nei suoi Menelao, è rimasta addosso la risata di una Roma di allora, di un’Italia che si guardava allo specchio e si faceva una smorfia. Cimiteri.Online lo ricorda così.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Mondadori Publishers (autore ignoto), pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons) (rielaborata dalla Redazione)

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