Renato Rascel
Attore, Comico e Cantautore italiano
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroRenato Ranucci, che il pubblico conobbe come Renato Rascel, nacque a Torino il 27 aprile 1912, quasi per caso: i genitori, secondo it.wikipedia Cesare, cantante d’opera, e Paola, ballerina, erano in tournée con la loro compagnia. Il padre, romano da sette generazioni, volle che fosse battezzato a San Pietro, e a Roma il bambino crebbe, nel rione Borgo, affidato a una zia mentre i genitori giravano l’Italia. Da ragazzino cantò nel coro di voci bianche diretto da don Lorenzo Perosi. Il padre avrebbe voluto per lui un mestiere sicuro e lo mandò a bottega, da calderaio, da muratore, da garzone di barbiere, ma il ragazzo continuava a tornare alla musica: a tredici anni, scrive it.wikipedia, suonava già nei locali della capitale.
All’inizio degli anni Trenta, dopo anni di gavetta nell’avanspettacolo, scelse un nome d’arte. Raccontò più tardi, ricorda it.wikipedia, di aver preso «Rachel» da una cipria francese allora famosa e di aver cambiato in «sc» le due lettere finali perché tutti lo pronunciavano male. Intorno alla metà del decennio entrò nella compagnia di operetta dei fratelli Schwartz. Si costruì un personaggio tutto suo: un omino piccolo e gracile, dall’aria candida, avvolto in un cappotto smisurato con una tasca sulla schiena, che recitava monologhi senza senso. Per Treccani fu la sua forza: una comicità assurda e surreale, e l’uso intelligente di un fisico minutissimo che gli valse il soprannome di «piccoletto».
Il primo film, Pazzo d’amore, è del 1942. Nel dopoguerra, nelle riviste, inventò il «piccolo corazziere», un altro personaggio che giocava sul contrasto fra la sua statura e l’elmo e lo sciabolone. Il 1952 fu l’anno della svolta: Alberto Lattuada gli affidò Il cappotto, dal racconto di Gogol’, e per la prima volta Rascel recitò una parte drammatica. Per it.wikipedia gli valse il Nastro d’argento, e quel film, scrive Treccani, resta fra le sue interpretazioni memorabili, insieme a Policarpo ufficiale di scrittura, di Mario Soldati.
Nello stesso 1952, il 15 dicembre, al Teatro Sistina di Roma andò in scena Attanasio cavallo vanesio, la prima delle commedie musicali che Garinei e Giovannini scrissero per lui. Secondo it.wikipedia è considerata la prima vera commedia musicale italiana. Seguirono Alvaro piuttosto corsaro, Tobia la candida spia, Un paio d’ali, Enrico ’61. In teatro e in radio, nei film e nelle canzoni, il suo era un umorismo ingenuo e a tratti infantile, che spiazzava il pubblico: it.wikipedia lo contrappone alle battute a doppio senso più comuni in quegli anni.
Le canzoni le scriveva anche. Arrivederci Roma, che nel 1957 gli fece avere un film americano girato a Roma, accanto al tenore Mario Lanza, è fra le canzoni italiane più celebri, e Treccani ricorda con essa Romantica, Con un po’ di fantasia e Venticello de Roma. Con Romantica partecipò nel 1960 al Festival di Sanremo e poi all’Eurovision, dove l’Italia arrivò ottava (it.wikipedia ed en.wikipedia). Era un grande tifoso della Roma e a lui, scrive it.wikipedia, si deve un motto rimasto celebre fra i tifosi giallorossi: «La Roma non si discute, si ama».
Arrivò la televisione. Rascel la nuit, il 6 ottobre 1956, fu uno dei suoi primi spettacoli. Non tutto andò bene: il 14 dicembre 1958, secondo it.wikipedia, la prima puntata di Stasera a Rascel City fu un clamoroso insuccesso, perché il pubblico non capì gli attori travestiti da barboni. Rascel però non si fermò. Negli anni Settanta fu padre Brown nei telefilm tratti dai racconti di Chesterton, accanto ad Arnoldo Foà: per en.wikipedia, uno dei maggiori successi televisivi del decennio.

Nel 1972 condusse Senza rete e vi cantò nuove canzoni «strampalate», come Il consiglione e Il mondezzaro. Nel 1970-71 fu al Sistina con Alleluja brava gente, accanto a Gigi Proietti: it.wikipedia racconta che fra i due, così diversi per età e per stile, nacque subito un’ottima sintonia. Dedicò attenzione ai più piccoli, e negli anni Sessanta scrisse favole per l’editore Mursia, fra cui Il Piccoletto. Fu anche cronista sportivo e, per qualche tempo, curò una rubrica su Il Tempo.
Negli anni Ottanta diradò gli impegni. Nel 1986 la televisione gli dedicò un programma in dodici puntate sulla sua vita; la sua ultima apparizione in teatro fu accanto all’amico Walter Chiari, in Finale di partita di Samuel Beckett. L’ultima volta in pubblico, secondo it.wikipedia, fu nell’estate del 1990, durante le iniziative legate ai Mondiali di calcio, quando cantò alcune delle sue canzoni, Arrivederci Roma compresa. Aveva settantotto anni.
Morì a Roma nel gennaio del 1991: le fonti non concordano sul giorno, e per questo lo lasciamo scritto così. Secondo it.wikipedia il funerale fu celebrato il 5 gennaio nella «Chiesa degli artisti» che dà su piazza del Popolo. Dove riposa lo dice una fonte sola, e preferiamo non scriverlo senza una conferma.
Era nato per caso a Torino, ma si sentì sempre un figlio di Roma, e Roma ha continuato a cantare le sue canzoni. Un omino con un cappotto troppo grande ha fatto ridere per decenni, senza alzare mai la voce. Cimiteri.Online lo ricorda così.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Renato Rascel (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Renato Rascel (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia on line: Ràscel, Renato (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- La Voce di New York: Un secolo di Rascel, 6/5/2012 (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Renatorascel55, Radiocorriere 1955, pubblico dominio (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Renato Rascel, Radiocorriere aprile 1970, pubblico dominio (consultata il 23/10/2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Radiocorriere (autore ignoto), pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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