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Roberto Maroni

Politico italiano

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Il rito

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Roberto Maroni nacque a Varese e crebbe a Lozza, il paese d’origine della famiglia, frequentando l’oratorio e la parrocchia da chierichetto e da organista. Al liceo classico Cairoli il professore Cesare Revelli lo avviò alla politica; da giovane fu anche conduttore a Radio Varese. Si laureò in giurisprudenza a Milano e dal 1981 al 1992 lavorò negli uffici legali di diverse società, fino a diventare dirigente alla Avon di Olgiate Comasco. Dal 1983 fu anche il tastierista dei Distretto 51, un gruppo varesino, con l’organo Hammond.

Conobbe Umberto Bossi nel 1979 e, dopo la nascita della Lega Nord, tornò all’impegno politico: nel 1990 fu segretario provinciale della Lega Lombarda a Varese e consigliere comunale, nel 1992 deputato e vicecapogruppo. Nel 1994 fu ministro dell’interno e vicepresidente del Consiglio nel primo governo Berlusconi, il primo non democristiano a guidare il Viminale. Dal 2001 fu ministro del lavoro e delle politiche sociali, e poi capogruppo della Lega alla Camera; in tutto fu deputato per sei legislature consecutive.

Il 7 maggio 2008 Berlusconi gli affidò di nuovo l’Interno. In quegli anni varò le norme che introdussero il reato di stalking e la tessera del tifoso; la sua azione contro le mafie, condotta con Angelino Alfano, ebbe l’apprezzamento di padre Luigi Ciotti e di Roberto Saviano. Dopo le dimissioni di Bossi, nel 2012 entrò in un triumvirato con Roberto Calderoli e Manuela Dal Lago e al congresso di fine giugno fu eletto segretario federale della Lega Nord.

Nel 2013 fu eletto Presidente della Regione Lombardia con il 42,81% dei voti e lasciò la guida del partito. Governò fino al 2018, seguì l’Expo 2015, varò una riforma della sanità e promosse il referendum del 2017. Nel 2018 non si ricandidò e indicò come successore Attilio Fontana.

Negli ultimi anni collaborò con Il Foglio, tenne un blog sull’HuffPost e continuò a suonare nei Distretto 51. Appassionato di vela, nel 2018 attraversò l’Atlantico su un catamarano insieme a cinque amici. Nell’ottobre 2021 fu nominato presidente della consulta del Viminale contro il caporalato in agricoltura. Scrisse Il mio Nord (2012), Il rito ambrosiano (2018) e il romanzo Il Viminale esploderà (2022). Morì nella sua casa a Lozza nel novembre 2022, a 67 anni.

Fu un politico con una vita ricca anche fuori dai palazzi: la musica suonata per decenni con i Distretto 51, la passione per il Milan, la vela. Restano gli incarichi di governo e di regione, e il legame con Lozza, il paese in cui era cresciuto e in cui morì.

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Associazione Amici di Piero Chiara, CC BY 2.0 (Wikimedia Commons)

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