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Sergio Endrigo

Cantautore italiano

Nascita
Scomparsa

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Sergio Endrigo nacque a Pola, in Istria, il 15 giugno 1933. Il padre, Romeo, secondo it.wikipedia dipingeva e scolpiva, e cantava da tenore per passione, ma morì nel 1939, quando il bambino aveva sei anni. Nel febbraio 1947, con la madre, lasciò Pola, che veniva ceduta alla Jugoslavia, e fu esule, con tappe a Brindisi e a Venezia. Anni dopo avrebbe raccontato quell’addio in una canzone intitolata semplicemente 1947. Per aiutare la madre smise di studiare e fece diversi lavori, anche il facchino in un grande albergo e il fattorino alla Mostra del Cinema. Poi prese in mano la chitarra.

Cantò e suonò il contrabbasso in varie orchestre; il primo disco, un 45 giri, è del 1959. Nel 1960 firmò un contratto con la casa discografica Ricordi, e fu proprio chi lo produceva a spingerlo a scrivere canzoni: le prime, ricorda it.wikipedia, uscirono con la firma di altri. Nel 1962 passò alla RCA e pubblicò quella che sarebbe rimasta la sua canzone più conosciuta, Io che amo solo te: in quegli anni, scrive Treccani, si affermò con brani come Aria di neve, Via Broletto 34 e La rosa bianca, e quest’ultima, per it.wikipedia, è tratta dalla poesia di un poeta cubano, José Martí.

Sergio Endrigo seduto su una panchina, in una fotografia del febbraio 1970 tratta dal Radiocorriere: pubblico dominio, da Wikimedia Commons
Sergio Endrigo seduto su una panchina, in una fotografia del febbraio 1970 tratta dal Radiocorriere: pubblico dominio, da Wikimedia Commons — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Il primo album da solista, del 1962, comprendeva Vecchia balera, La periferia e Il soldato di Napoleone, quest’ultima su un testo di Pier Paolo Pasolini. Nel 1966 incise La ballata dell’ex, che racconta la fine delle speranze nate dalla Resistenza. Nel 1965 apparve anche in due film di Tullio Piacentini, uno dei quali, 008 Operazione Ritmo, ospita una delle rarissime apparizioni cinematografiche dell’amico e collega Luigi Tenco (it.wikipedia). In quegli anni scrisse anche Te lo leggo negli occhi, uno dei suoi brani più belli, che negli anni è stato ripreso da altri artisti.

Era un cantautore diverso dagli altri, scrive Treccani: colto e riflessivo, con uno stile elegante e intimo, nato dall’incontro con molti poeti. Nel 1965 una sua canzone, Teresa, ebbe qualche difficoltà con la censura della Rai, perché il testo parlava di una ragazza che non era più vergine, una cosa che allora si considerava scabrosa (it.wikipedia). A Sanremo debuttò nel 1966: la canzone era Adesso sì, che nello stesso anno incise anche un esordiente allora sconosciuto, Lucio Battisti. L’anno dopo tornò con Dove credi di andare.

Nel 1968 arrivò la vittoria: Canzone per te, cantata in coppia con un cantante brasiliano, vinse il Festival. Per la prima volta, scrive it.wikipedia, vinceva un cantautore, e il pubblico non poté non pensare a Luigi Tenco, morto l’anno prima a Sanremo, tanto che secondo alcune interpretazioni quella vittoria fu anche un riconoscimento alla sua memoria. Nello stesso anno Endrigo rappresentò l’Italia all’Eurovision con Marianne. Nel 1969 fu secondo con Lontano dagli occhi, e nel 1970 terzo con L’arca di Noè.

Il suo lavoro fu anche questo: mettere insieme musica e poesia. Nel 1969 incise un album il cui titolo dice che la vita è l’arte dell’incontro, insieme al poeta brasiliano Vinícius de Moraes e con Giuseppe Ungaretti, che nel disco legge alcuni versi di Vinícius da lui tradotti. Con Vinícius pubblicò nel 1972 L’Arca, canzoni per bambini dedicate agli animali, fra cui Il pappagallo. Due anni dopo, con musiche scritte insieme a Luis Bacalov, mise in musica alcune poesie che Gianni Rodari aveva scritto apposta per l’occasione: la canzone Ci vuole un fiore divenne popolarissima tra i bambini e fu anche un successo discografico.

Tornò al Festival di Sanremo ancora nel 1971, 1973, 1976 e per l’ultima volta nel 1986, con Canzone italiana, scritta da un altro autore, a differenza di tutte le altre canzoni con cui aveva gareggiato. Il 1° aprile 1989 partecipò con altri artisti a un disco, Per te Armenia, il cui ricavato andò alla ricostruzione della regione colpita dal terremoto. Nel 1995 uscì un suo libro dal titolo provocatorio, Quanto mi dai se mi sparo?, ricorda Treccani. Nel 2000 fece in Brasile una tournée, l’ultima della sua carriera.

Morì a Roma il 7 settembre 2005, a settantadue anni, per un tumore ai polmoni diagnosticatogli pochi mesi prima (it.wikipedia). Sepolto a Terni, scrivono it.wikipedia e, nel 2018, L’Adige, che racconta come quella città gli abbia intitolato una via: era stato sposato con una ternana. Nel 2006, ricorda it.wikipedia, Io che amo solo te ricevette il Premio Lunezia Antologia per il suo valore musicale e letterario.

Un bambino fuggito da Pola con la madre è diventato l’autore di canzoni che hanno attraversato più di una generazione. Nelle sue canzoni, un amore semplice e una tristezza sommessa sono rimasti sempre riconoscibili, e a più di vent’anni dalla morte molte di esse continuano a essere cantate, riprese da altri artisti e ascoltate dai bambini come dai loro genitori. Cimiteri.Online lo ricorda così.

Dove riposa

Terni

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Radiocorriere (autore ignoto), pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)

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