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Tazio Nuvolari

Pilota motociclistico e automobilistico italiano

Nascita
Scomparsa

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Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

Nacque a Castel d’Ario, nel Mantovano, il 16 novembre 1892. Il padre, Arturo, era un agricoltore benestante e un ciclista; la madre si chiamava Elisa Zorzi (Wikipedia, Quattroruote, Motor Sport). Lo zio Giuseppe, campione di ciclismo, lo lasciava guidare le sue motociclette quando era ancora un bambino (Wikipedia). Aveva otto anni e giocava alla Corte Ronchesana, la cascina di famiglia, quando si avvicinò troppo a un cavallo e ne prese un calcio. Da allora stava alla larga da tutti i cavalli, finché il padre lanciò una moneta d’oro fra gli zoccoli e gli disse di prenderla, se voleva. Tazio la prese, e da adulto raccontava di aver perso quel giorno la paura delle cose e della paura stessa. L’episodio lo riporta soltanto Wikipedia, da un libro del 1967.

Durante la guerra fece l’autiere (Wikipedia, Quattroruote); per Focus guidava ambulanze. Nel 1917 sposò Carolina Perina, dopo una fuga d’amore e con il solo rito civile, cosa che allora faceva quasi scandalo (Wikipedia, Quattroruote). Il 20 giugno 1920, a Cremona, corse la sua prima gara in moto e si ritirò (Wikipedia, Focus, Quattroruote). Poi arrivò la Bianchi, e con lei i titoli italiani della classe 350 (Wikipedia, Focus). Sul circuito del Tigullio, nel 1924, a pochi chilometri dall’arrivo, una ruota cedette e la macchina finì in un fosso. Il meccanico era stordito; lui chiamò gli spettatori, rimise la vettura in strada come poté, ripartì e vinse (Wikipedia, Quattroruote).

Nell’aprile del 1930 l’Alfa Romeo gli affidò una delle nuove 6C 1750 per la Mille Miglia, con Giovanni Battista Guidotti accanto (Wikipedia, Wikipedia in inglese, Quattroruote). Fu un duello con Achille Varzi: a Terni era in testa Varzi, ma fra Ancona e Bologna Nuvolari recuperò quasi sette minuti e lo raggiunse a Vicenza (Wikipedia). Poi, vicino a Peschiera del Garda, accadde, si racconta, la scena che lo rese celebre: di notte spense i fari e proseguì al buio dietro le luci posteriori di Varzi, per fargli credere di essersi fermato con un guasto, finché lo superò di sorpresa (Wikipedia, che cita la biografia di Valerio Moretti; Quattroruote). Non è però un fatto accertato: Focus scrive che non è confermato, per Joe Saward è una leggenda, e perfino sull’ora i racconti divergono, la notte per Wikipedia, l’alba per Focus. Qui è riportata come racconto. Che vinse, invece, è certo (Wikipedia, Quattroruote).

Tazio Nuvolari con Giovanni Battista Guidotti dopo la vittoria alla Mille Miglia del 1930. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Tazio Nuvolari con Giovanni Battista Guidotti dopo la vittoria alla Mille Miglia del 1930. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Poche settimane dopo lo cercò Enzo Ferrari, che aveva da poco fondato la sua Scuderia e gli propose di correre con un’Alfa P2 (Wikipedia, Saward). Ferrari disse poi che poteva vincere con qualunque macchina, in ogni circostanza e su ogni pista (Motor Sport); per Milanofree lo riteneva il più grande di tutti i tempi. Alla fine di aprile del 1932 Gabriele D’Annunzio lo invitò al Vittoriale e gli regalò una piccola tartaruga d’oro, con una dedica che metteva il più veloce degli uomini accanto al più lento degli animali; Nuvolari la fece cucire sulla divisa (Wikipedia, Focus). L’8 maggio vinse la Targa Florio con l’Alfa Romeo 8C 2300 della Scuderia Ferrari (Wikipedia).

Il 28 luglio 1935, al Nürburgring, c’erano circa trecentomila spettatori, i gerarchi del regime, le Mercedes e le Auto Union, più potenti di ogni altra (Wikipedia in inglese, Stefano d’Amico). Lui correva su un’Alfa Romeo P3, più vecchia delle rivali (Wikipedia, Quattroruote). Al rifornimento la pistola della benzina si ruppe e il pieno fu versato a mano; Nuvolari scese al sesto posto (Stefano d’Amico, Motor Sport). All’inizio dell’ultimo giro aveva trenta secondi di ritardo da Manfred von Brauchitsch, che guidava la corsa (Wikipedia, Quattroruote, Focus); poi la gomma posteriore di von Brauchitsch cedette (Motor Sport, Stefano d’Amico) e Nuvolari spuntò primo dall’ultima curva (Wikipedia). Aveva portato da casa una bandiera tricolore nuova (Wikipedia, Quattroruote).

La storia del disco ha più versioni. Wikipedia scrive che gli organizzatori non trovarono il disco della Marcia reale, cioè l’inno d’Italia di allora, e misero ’O sole mio; Stefano d’Amico dice soltanto che l’inno non era pronto. Che fosse stato Nuvolari a portare il disco compare in Saward come leggenda, e Motor Sport nel 2008 se ne mostra scettica: avrebbe davvero tenuto con sé un vecchio disco di gommalacca? Nessuna fonte aperta lo prova.

Nuvolari su un'Alfa Romeo P3 al Gran Premio di Pau, nel 1935: è lo stesso tipo di vettura con cui vinse in Germania, ma non è una fotografia del Nürburgring. Agence Meurisse, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Nuvolari su un'Alfa Romeo P3 al Gran Premio di Pau, nel 1935: è lo stesso tipo di vettura con cui vinse in Germania, ma non è una fotografia del Nürburgring. Agence Meurisse, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Agence de presse Meurisse, Public domain. Wikimedia Commons

Poi vennero gli anni del lutto. Giorgio, il primo figlio, nato il 4 settembre 1918 (Wikipedia in inglese), morì nel 1937 per una malattia del cuore, una miocardite per Wikipedia (Wikipedia, Motor Sport, Focus). Alberto, il secondo, morì per una malattia dei reni, una nefrite (Wikipedia, Motor Sport); l’anno è il 1946 per Wikipedia in inglese e Motor Sport, il 1948 per Focus. Entrambi avevano circa diciotto anni (Wikipedia, Focus). A Mantova, il 6 ottobre 1946, il circuito del Te ospitò una corsa che portava il nome dei due ragazzi, la Coppa Giorgio e Alberto Nuvolari (Wikimedia Commons, che trae la notizia da un libro su Villoresi). Nuvolari diceva che i Nuvolari non fanno rumore (Quattroruote).

Mantova, 6 ottobre 1946: Luigi Villoresi nella Coppa Giorgio e Alberto Nuvolari, corsa in memoria dei due figli. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio
Mantova, 6 ottobre 1946: Luigi Villoresi nella Coppa Giorgio e Alberto Nuvolari, corsa in memoria dei due figli. Fotografia di autore ignoto, su Wikimedia Commons, pubblico dominio — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Nel 1947, alla Mille Miglia, scelse la Cisitalia scoperta perché gli lasciava respirare meglio: aveva seri problemi ai polmoni (Wikipedia). Per Motor Sport l’asma peggiorò mentre piangeva i figli. Arrivò secondo, dietro Clemente Biondetti, dopo aver comandato quasi tutta la gara sotto la pioggia dell’autostrada Torino-Brescia (Wikipedia). L’ultima corsa fu il 10 aprile 1950, alla Palermo-Monte Pellegrino: quinto assoluto e primo nella classe 1100 (Wikipedia, Quattroruote). Nel 1952 un ictus lo lasciò in parte paralizzato (Wikipedia, Wikipedia in inglese).

Morì a Mantova l’11 agosto 1953, a sessant’anni, nel suo letto, per un secondo ictus (Wikipedia, Wikipedia in inglese, Saward, Motor Sport, Focus). Enzo Ferrari raccontò di essere partito per Mantova appena saputo, e di essersi perso fra strade che non conosceva. Chiese la via per villa Nuvolari a una bottega di stagnino; ne uscì un operaio anziano che prima girò attorno alla macchina a leggerne la targa, poi gli strinse la mano, lo ringraziò di essere venuto e disse: «Come quello là non ne nasceranno più» (Wikipedia, Milanofree).

Il funerale si tenne a Mantova il 13 agosto, scrive Wikipedia citando Pritchard. Vennero fra venticinquemila e cinquantacinquemila persone secondo Wikipedia e Wikipedia in inglese, circa cinquantamila per Focus e Saward. La bara fu messa sul telaio di un’automobile, con accanto Ascari, Villoresi e Fangio (Wikipedia, Wikipedia in inglese, Quattroruote); per Saward era coperta dal tricolore e portava sopra il casco di cuoio. Per sua volontà fu sepolto con la maglia gialla dal monogramma, i calzoni azzurri e il panciotto di cuoio marrone (Wikipedia, Quattroruote).

Riposa nel Cimitero monumentale di Mantova, sulla strada per Cremona (Wikipedia, Quattroruote, Motor Sport). Motor Sport, che l’ha visitata nel 2010, scrive che volle essere sepolto accanto ai figli, nella tomba di famiglia: di marmo, grande come una piccola casa, nascosta fra i rami di un vecchio cedro. Dentro, vicino alla bara, c’è una sua fotografia al volante di un’Auto Union, il casco di cuoio e una candela. Sopra la porta una scritta gli promette che in cielo correrà ancora più veloce (Wikipedia, Quattroruote, Milanofree, Motor Sport).

Dove riposa

Cimitero monumentale di Mantova: tomba di famiglia

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Autore ignoto, Belgrado, 3 settembre 1939 (da Wikimedia Commons), pubblico dominio (PD-old-70, secondo Commons) (Wikimedia Commons)

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