Totò
Attore, Commediografo, Comico
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero monumentale di Santa Maria del Pianto, Napoli
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 15 febbraio 1898, Napoli. Morte: 15 aprile 1967, Roma, a 69 anni.
Chi era
Antonio de Curtis, noto a tutti come Totò, è stato un attore, comico, poeta e autore di canzoni nato a Napoli. Per quasi cinquant’anni ha lavorato fra l’avanspettacolo, la rivista, il cinema e, negli ultimi tempi, la televisione, e i suoi film restano tra i più visti della storia del cinema italiano. Lo chiamavano «il Principe della risata». Criticato a lungo dagli intellettuali, è stato rivalutato dopo la morte ed è oggi uno degli attori più amati del Paese.
Infanzia e famiglia
Venne al mondo il 15 febbraio 1898, a Napoli, nel rione Sanità, in via Santa Maria Antesaecula, da Anna Clemente, una giovane palermitana, e dal Marchese Giuseppe De Curtis. Secondo Wikipedia in italiano il padre, per tenere nascosta la relazione, in un primo momento non lo riconobbe, e all’anagrafe il bambino risultò «Antonio Clemente». Il Dizionario biografico della Treccani aggiunge che la madre, nubile, lo crebbe insieme alla nonna con lavori saltuari e che Giuseppe De Curtis la sposò nel 1921, riconoscendo il figlio e trasferendosi con lei a Roma.

Crebbe come i ragazzi dei vicoli napoletani, fra strada, lavoretti saltuari e poca scuola. Fu per un certo periodo ospite del collegio Cimino, da cui uscì senza la licenza ginnasiale. Un precettore lo colpì per sbaglio e gli deformò il naso e il mento, un tratto che entrò poi nella sua maschera. Già allora imitava le persone che lo colpivano, e i compagni lo chiamavano «’o spione».
Gli esordi nel varietà
Nel 1913 circa cominciò a recitare nei teatrini della periferia napoletana con il nome «Clerment», riprendendo le macchiette di Gustavo De Marco, comico dai movimenti snodati come quelli di un burattino. Su quei palchi incontrò i fratelli Eduardo e Peppino De Filippo. Quanto alla guerra, le fonti divergono sui dettagli: per la Treccani si arruolò volontario nel 1915 ed evitò il fronte fingendo una malattia; per Wikipedia in italiano, che si rifà alla figlia, la chiamata alle armi è del 1917. Da quegli anni di caserma, secondo la stessa voce, nacque il motto «Siamo uomini o caporali?».

Poi passò a Roma, dove lavorò con Umberto Capece e poi, nel 1922 secondo la Treccani, con l’impresario Jovinelli. Il vero lancio arrivò con la Sala Umberto I: per l’esordio si costruì il costume che sarebbe diventato suo, con la bombetta consumata, il tight troppo largo, la camicia lisa e una stringa di scarpa al posto della cravatta. Fra il 1923 e il 1927, riferisce Wikipedia in italiano, girò i caffè-concerto d’Italia; nel 1929 fu al Teatro Nuovo di Napoli.
Liliana Castagnola e le altre donne
Nel 1929 conobbe la cantante Liliana Castagnola. La relazione fu breve e tormentata, segnata dalla gelosia di lui; nel marzo 1930, mentre Totò partiva per una tournée a Padova, lei si tolse la vita con i sonniferi in una stanza d’albergo, lasciandogli una lettera. Totò la fece seppellire nella cappella di famiglia dei De Curtis, a Napoli, e quando ebbe una figlia le diede il nome di Liliana invece di quello della nonna, come voleva l’uso napoletano.
La figlia nacque il 10 maggio 1933 da Diana Bandini Rogliani, conosciuta a Firenze; i due si sposarono nel 1935. Per la Treccani il matrimonio fu annullato in Ungheria nel 1939, ma la coppia continuò a vivere insieme. Diana lasciò casa nel 1951, dopo un litigio; dall’anno seguente la compagna di Totò fu Franca Faldini, attrice di trentatré anni più giovane, che gli restò accanto fino alla fine.
Il titolo di Principe
Nel 1933, in cambio di un vitalizio, Totò si fece adottare dal Marchese Francesco Maria Gagliardi Focas: per la Treccani, il vuoto lasciato dal padre sul certificato di nascita, «N.N.», lo tormentò per tutta la vita. Seguirono ricerche genealogiche e due sentenze del Tribunale di Napoli, nel 1945 e nel 1946, che gli riconobbero una lunga serie di titoli. Con la Repubblica quei titoli persero ogni valore legale, ma restarono come parte del cognome. Wikipedia in inglese nota che, rivendicandoli, il comico ne prendeva in giro anche l’inutilità.
Dal teatro al cinema
Dal 1932 ebbe una compagnia propria e girò l’Italia con l’avanspettacolo. Il primo film, Fermo con le mani, è del 1937; seguirono Animali pazzi (1939) e San Giovanni decollato (1940), ma il pubblico lo cercava soprattutto a teatro. Nel 1938, riferisce Wikipedia in italiano, un distacco di retina gli aveva fatto perdere la vista dell’occhio sinistro, cosa che sapevano solo i più vicini. Durante la guerra recitò nelle riviste di Michele Galdieri, con Anna Magnani e Mario Castellani, la sua spalla. Nel 1944 una rivista dal titolo allusivo irritò le autorità tedesche, e Totò si nascose fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno.
Il successo di cinema esplose dopo I due orfanelli (1947), con Mario Mattoli, e continuò con decine di titoli, spesso girati in poche settimane. Con Guardie e ladri (1951), accanto ad Aldo Fabrizi, ebbe la prima vera lode dei critici: un Nastro d’argento e il film a Cannes. Nel 1952 uscì Totò a colori, tra i primi film italiani a colori, con i vecchi sketch di teatro.
Nello stesso periodo scriveva anche canzoni e versi. Malafemmena, del 1951, è diventata un classico della canzone napoletana: per la figlia Liliana, riferita da Rolling Stone Italia, fu ispirata dall’ex moglie Diana, mentre i giornali dell’epoca pensarono a Silvana Pampanini. Nel 1954 un altro suo brano, Con te, dedicato a Franca Faldini, arrivò al nono posto al Festival di Sanremo. Negli anni Cinquanta formò con Peppino De Filippo una coppia amatissima dal pubblico, protagonista di Totò, Peppino e la… malafemmina (1956) e La banda degli onesti (1956).
La malattia agli occhi
Nel 1954 Franca Faldini partorì Massenzio (la Treccani lo chiama Massimiliano), nato di otto mesi e morto dopo poche ore. Nel 1957, durante la tournée della rivista A prescindere, Totò fu colpito da una broncopolmonite e continuò a recitare. La sera del 3 maggio, al Politeama Garibaldi di Palermo, disse a Franca Faldini sottovoce di non vederci più. I medici parlarono di una corioretinite emorragica, all’occhio destro. Per la Treccani restò cieco per oltre un anno; la vista non tornò mai piena, e da allora lasciò il teatro.
Continuò però a lavorare nel cinema, con gli occhiali scuri tolti solo davanti alla macchina da presa. Nel 1958 fu Dante Cruciani ne I soliti ignoti di Mario Monicelli; e a partire dal 1958, dopo una battuta su Achille Lauro nel programma Il Musichiere, rimase lontano dalla televisione per sette anni; tornò nel 1965 ospite di Mina a Studio Uno.

Gli ultimi anni
Negli anni Sessanta fece decine di film, dalle parodie ai titoli in coppia con Peppino. Il comandante (1964), annunciato come il suo centesimo film (in realtà l’ottantaseiesimo), fu il suo primo ruolo interamente drammatico. Nello stesso anno uscì la raccolta di versi ‘A livella. Poi arrivarono Alberto Lattuada, con La mandragola (1965), e Pier Paolo Pasolini, che lo diresse in Uccellacci e uccellini (1966): un ruolo che gli valse una menzione speciale a Cannes e un secondo Nastro d’argento. Con Pasolini girò anche due episodi brevi, La terra vista dalla luna e Che cosa sono le nuvole?, entrambi del 1967.
Le opere e i film principali
- 1947 — I due orfanelli, il successo con Mario Mattoli
- 1951 — Guardie e ladri, con Aldo Fabrizi; Malafemmena è dello stesso anno
- 1952 — Totò a colori, tra i primi film italiani a colori
- 1954 — L’oro di Napoli di Vittorio De Sica
- 1956 — Totò, Peppino e la… malafemmina e La banda degli onesti
- 1958 — I soliti ignoti di Mario Monicelli
- 1964 — Il comandante; la raccolta di versi ‘A livella
- 1966 — Uccellacci e uccellini di Pasolini
- 1967 — la serie televisiva Tutto Totò, trasmessa dopo la sua morte
La morte
All’inizio del 1967 la salute era già molto peggiorata. Mentre lavorava al film Il padre di famiglia di Nanni Loy, girò solo una scena, quella di un funerale, e non poté continuare: fu sostituito da Ugo Tognazzi, mentre Loy tenne nel montaggio la scena girata, come omaggio. Totò morì a Roma il 15 aprile 1967, per un infarto, a 69 anni. Per Wikipedia in italiano erano le 3.35 del mattino nella sua casa dei Parioli, con accanto Franca Faldini; la Treccani parla di una crisi cardiaca nella casa di viale Parioli. Wikipedia in italiano riporta le sue ultime parole alla compagna: «T’aggio voluto bene Franca, proprio assai».
I funerali furono tre. Il primo fu a Roma, nella basilica di Sant’Eugenio, con più di duemila persone; sulla bara furono posati la bombetta e un garofano rosso. Il secondo si tenne a Napoli il 17 aprile nella basilica del Carmine Maggiore. La città si fermò per qualche ora, e secondo Wikipedia in italiano erano presenti circa 250.000 persone (una stima ripresa anche da Italy On This Day, che la definisce prudente). La nipote Diana de Curtis ha ricordato al Giornale, nel 2007, che per la prima volta fu applaudita una bara. Il terzo funerale, secondo Wikipedia in italiano, fu organizzato il 22 maggio da un capo del rione Sanità, con una bara vuota; per Wikipedia in inglese fu un boss locale della camorra.
Dove riposa
Totò è sepolto nella cappella di famiglia a Napoli, nel Cimitero di Santa Maria del Pianto: lo scrive Wikipedia in italiano, secondo cui riposa vicino ai genitori, al figlioletto Massenzio e a Liliana Castagnola. La Treccani precisa che la cappella fu fatta costruire nel Cimitero del Pianto, a Poggioreale, e anche LaPresse ricorda, nel 2022, che la figlia Liliana vi fu tumulata. In base a Wikipedia in italiano la cappella fu eretta nel 1951 e sulla lapide l’attore scelse di farsi chiamare principe imperiale di Bisanzio.

Ancora oggi, annota Wikipedia in italiano, molti lasciano biglietti sulla sua tomba per confidarsi.
L’eredità
I suoi film, secondo Wikipedia in italiano, ebbero all’epoca più di 270 milioni di spettatori e sono ancora trasmessi con regolarità. Umberto Eco lo ricordò come un elemento di riconoscimento comune fra gli italiani; Pasolini vedeva nella sua maschera insieme l’assurdo e l’umano. Nel 2017, per i cinquant’anni dalla morte, Napoli gli ha dedicato la mostra Totò Genio tra il Maschio Angioino, Palazzo Reale e San Domenico Maggiore (Rolling Stone Italia).
Gli sono intitolate scuole, strade, teatri e statue in tutta Italia: Wikipedia in italiano ne elenca decine, dalla targa in piazza Cavour a Napoli al mezzobusto di Valmontone e al busto di piazza Cola di Rienzo a Roma. Il museo previsto nel Palazzo dello Spagnolo, a Napoli, risulta istituito ma mai aperto; la figlia Liliana, scomparsa il 3 giugno 2022, si era battuta per tenerne viva la memoria.



Date da ricordare
- 15 febbraio 1898 — nascita a Napoli, nel rione Sanità
- 1930 — la morte di Liliana Castagnola
- 1937 — il primo film, Fermo con le mani
- 1947 — il successo di I due orfanelli
- 3 maggio 1957 — la perdita improvvisa della vista a Palermo
- 1966 — Uccellacci e uccellini, menzione speciale a Cannes
- 15 aprile 1967 — la morte a Roma
- 17 aprile 1967 — i funerali a Napoli
1898–1967
Dove riposa
Cimitero monumentale di Santa Maria del Pianto, Napoli (NA)
Cimitero di Santa Maria del Pianto (Napoli)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Totò» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Totò» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Totò» (Q2291) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani, voce «De Curtis, Antonio» consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia del cinema, voce «Totò» consultata il 16 ottobre 2026
- Rolling Stone Italia, «50 anni senza Totò» consultata il 16 ottobre 2026
- il Giornale, «Vi racconto mio nonno Totò» (intervista a Diana de Curtis, 11 aprile 2007) consultata il 16 ottobre 2026
- LaPresse, «Addio a Liliana de Curtis, una vita nel ricordo del padre Totò» (3 giugno 2022) consultata il 16 ottobre 2026
- Italy On This Day, «Totò – comic actor» (15 febbraio 2018) consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
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