Vittorio Gregotti
Architetto, Urbanista e Teorico dell'architettura italiano
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroVittorio Gregotti nacque a Novara e nel 1952 si laureò in architettura al Politecnico di Milano. Cinque anni prima aveva trascorso sei mesi a Parigi e lavorato per due settimane nello studio dei fratelli Perret. Entrò poi nello studio BBPR e considerò sempre Ernesto Nathan Rogers il proprio maestro: nel 1951 firmò con lui una sala della Triennale e collaborò a Casabella, che avrebbe diretto dal 1982 al 1996. Negli anni Cinquanta partecipò a un seminario internazionale a Hoddesdon, dove incontrò Le Corbusier, Gropius e Henry van de Velde.
Fra il 1953 e il 1968 lavorò con Lodovico Meneghetti e Giotto Stoppino negli Architetti Associati. La sua opera iniziale si legò al Neoliberty, in reazione al Movimento moderno e al razionalismo italiano; l’esempio più importante è il palazzo per uffici di Novara del 1960. Nel 1964 ottenne il Gran premio internazionale della 13ª Triennale milanese. Progettò poi grandi complessi universitari: a Palermo nel 1969, a Firenze nel 1972 e in Calabria nel 1974.
Fu direttore delle arti visive della Biennale di Venezia dal 1974 al 1976 e nel 1974 aprì il proprio studio, Gregotti Associati International, con cantieri in una ventina di paesi. Nel 1999 lo studio fondò Global Project Development, per la progettazione sostenibile nei paesi in crescita turistica. Fu l’ideatore del quartiere ZEN di Palermo, di cui Massimiliano Fuksas propose in seguito la demolizione; Gregotti attribuì il fallimento al fatto che l’opera non fosse mai stata finita, per le infiltrazioni mafiose nell’appalto.
Insegnò architettura a Venezia, Milano e Palermo e fu invitato a parlare a Tokyo, Buenos Aires, San Paolo, Losanna, Harvard e Princeton, tra gli altri. Il suo pensiero, lontano dai modelli ereditati dal movimento moderno e attento alle culture locali e alla storia dei luoghi, è raccolto in molti libri: Il territorio dell’architettura (1966), considerato un classico del Novecento, La città visibile (1991), Le scarpe di Van Gogh (1994), Autobiografia del XX secolo (2005), Contro la fine dell’architettura (2008) e Quando il moderno non era uno stile (2018).
Morì a Milano, a 92 anni, e il suo nome è entrato nel Famedio della città il 2 novembre 2020. Restano gli edifici e i libri: un architetto che chiedeva a ogni progetto di dialogare con il luogo in cui nasce, tra ciò che esiste e ciò che vi si aggiunge.
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano: Vittorio Gregotti consultata il 19 ottobre 2026
- Wikidata: Q679049 consultata il 19 ottobre 2026
Immagine: Adriano Alecchi (Mondadori Publishers), Public domain (Wikimedia Commons)
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