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Personaggi Famosi · 3 minuti di lettura

Steve McQueen

7 novembre 1980

Il 7 novembre 1980 moriva in Messico Steve McQueen, l'attore di Bullitt e La grande fuga, ammalato di mesotelioma. La sua vita, dai Marines al cinema.

Scheda commemorativa di Steve McQueen (24 marzo 1930 – 7 novembre 1980) — Attore — cimiteri.online

Il 7 novembre 1980 Steve McQueen morì in una piccola clinica di Ciudad Juárez, in Messico, dove si era fatto ricoverare con il nome di Samuel Sheppard. Aveva cinquant’anni e uno dei volti più riconoscibili del cinema americano.

La sua infanzia non somigliava a quella di una star. Il padre se ne andò presto, la madre si trasferì a Los Angeles, lui crebbe in parte da uno zio nel Missouri e a quattordici anni finì in una scuola di rieducazione. Ne uscì per arruolarsi nei Marines, dove rimase fino al 1950. Con un prestito riservato ai reduci si iscrisse alla scuola di recitazione di Lee Strasberg, a New York: erano duemila gli aspiranti, e lui passò.

La televisione gli diede la prima popolarità, con Ricercato vivo o morto, per quasi un centinaio di puntate. Il cinema la trasformò in fama: I magnifici sette nel 1960, La grande fuga nel 1963, poi Bullitt e Il caso Thomas Crown nel 1968. Per il pubblico di allora era già una star internazionale.

Il motore era la sua seconda vita. Corse in moto e in auto, arrivò secondo assoluto alla 12 Ore di Sebring del 1970 e collezionò più di cento moto. Con la sua società produsse e interpretò Le 24 ore di Le Mans, che al botteghino andò male e oggi è invece apprezzato dagli appassionati. Ai tempi della Grande fuga, il salto più famoso lo fece invece una controfigura, Bud Ekins, e fu lui stesso a raccontarlo in diretta al conduttore Johnny Carson.

Il lato privato fu movimentato: tre matrimoni, con Neile Adams (dal 1956), Ali MacGraw (dal 1973) e Barbara Minty (nel gennaio 1980, dieci mesi prima della fine). Dal primo ebbe due figli, Terry e Chad.

Nel 1979 una diagnosi di mesotelioma, il tumore dell’amianto, mise fine alla sua stagione migliore. Rifiutando il parere dei medici, scelse cure alternative in Messico e, nell’autunno del 1980, un intervento in una clinica di confine. Morì circa dodici ore dopo. Chi ha scritto di lui non è d’accordo neppure sull’ora: una fonte indica le 15:45, un’altra le 3:45 del mattino.

Non c’è una tomba su cui lasciare un fiore. Il suo corpo fu cremato e le ceneri furono disperse nel Pacifico.

Il suo nome non si è spento: nel 2007, ventisette anni dopo la scomparsa, Forbes lo includeva ancora fra i morti che guadagnano di più.

Sulla lapide di Steve McQueen si può lasciare un fiore, un lume o un pensiero.

Fonti

La Redazione

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