Adriano Olivetti
Imprenditore, Ingegnere e Politico italiano
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Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroAdriano Olivetti nacque a Ivrea l’11 aprile 1901, sulla collina di Monte Navale, in una casa dove convivevano due fedi e un’idea sola di serietà. Il padre, Camillo, era ebreo, ingegnere e fondatore della prima fabbrica italiana di macchine per scrivere; la madre, Luisa Revel, era figlia di un pastore valdese (Treccani, Wikipedia in italiano, Wikipedia in inglese). Fu allevato senza educazione religiosa, in una famiglia in cui i figli lavoravano con gli operai e nelle stesse condizioni, perché il padre non voleva distinguere fra chi pensa e chi fa (Wikipedia in inglese).
Da ragazzo studiò all’istituto tecnico di Cuneo e nell’aprile del 1918, a diciassette anni, si arruolò volontario negli alpini. La guerra finì prima che arrivasse al fronte. Poi venne il Politecnico di Torino, dove si laureò nel 1924 in ingegneria chimica: una ribellione a metà, perché il padre avrebbe voluto un meccanico e lui, secondo Wikipedia in italiano, sentiva più vicini i libri degli uomini che le macchine. A Torino frequentò la famiglia Levi, e nelle riviste che Camillo finanziava incontrò il giovane antifascismo di Piero Gobetti e dei fratelli Rosselli. Fu amico di Natalia Ginzburg, che sarebbe poi diventata sua cognata, e fu fra quelli che aiutarono Filippo Turati a lasciare l’Italia: Turati dormì a Ivrea, e il mattino dopo Adriano lo portò in macchina fino a Savona, dove lo aspettava Sandro Pertini, e di lì il vecchio socialista si imbarcò per la Corsica (Wikipedia in italiano, Wikipedia in inglese).

Nel 1925 partì per gli Stati Uniti, a vedere da vicino come lavoravano le grandi fabbriche, e tornò convinto che la produttività dipendesse soprattutto da come è organizzato il lavoro. Entrò in azienda nel 1926, cominciando dal reparto, come aveva voluto il padre. Nel 1932 ne divenne direttore e fece nascere la MP1, la prima macchina da scrivere portatile della casa; nel 1938 ne assunse la presidenza (Treccani, Wikipedia in italiano). Quell’anno le leggi razziali colpivano la famiglia di suo padre, e Wikipedia in italiano racconta che si procurò un certificato di battesimo valdese. Durante la guerra riparò in Svizzera, nel 1944, e da lì tenne i contatti con la Resistenza e con gli esuli, fra cui Altiero Spinelli (Wikipedia in italiano, Wikipedia in inglese).
In esilio scrisse «L’ordine politico delle Comunità», uscito nel 1945: l’idea che lo Stato dovesse poggiare su territori piccoli, autonomi, con una cultura propria, in cui la fabbrica, la scuola e l’amministrazione si parlassero. Nel 1948 fondò a Torino il Movimento Comunità, e nel 1949 si convertì al cattolicesimo (Wikipedia in italiano, Wikipedia in inglese). Intanto a Ivrea la fabbrica diventava un luogo strano per l’epoca. Gli stipendi erano più alti della media, vicino agli stabilimenti c’erano asili e case, e durante le pause si poteva andare in biblioteca, ascoltare un concerto, seguire un dibattito. Accanto agli ingegneri lavoravano scrittori, poeti, grafici, architetti: Adriano pensava che un’azienda non avesse bisogno solo di tecnici (Wikipedia in italiano, Treccani).
Negli anni Cinquanta la sua attenzione andò anche al Sud. Nel 1953 aprì a Pozzuoli una fabbrica di calcolatrici, progettata da Luigi Cosenza con grandi vetrate aperte sul paesaggio, e con salari e assistenza alle famiglie che nel Mezzogiorno nessuno aveva mai visto (Treccani, Wikipedia in italiano). Nel maggio di quell’anno fu inaugurato presso Matera il borgo La Martella, costruito per i contadini dei Sassi sulla base di un’indagine sociologica voluta anche da lui, con De Gasperi, capo del governo, fra gli ospiti (Wikipedia in italiano). Nel 1955 il Compasso d’Oro gli assegnò il primo Gran Premio nazionale, per la sua influenza sull’industria e sul disegno italiano.
Nel 1956 i cittadini di Ivrea lo elessero sindaco. Il 29 settembre 1957 inaugurò nella sua città una fontana dedicata a Camillo, il padre morto nel 1943 (Wikipedia in italiano). Treccani e Wikipedia in italiano concordano sul seguito politico: nel 1958 Comunità presentò candidati alle elezioni nazionali e fu eletto soltanto lui, che poco dopo lasciò il seggio a Franco Ferrarotti. Era un anno difficile: in azienda fu messo in minoranza e lasciò la carica di amministratore delegato (Treccani). Ma il lavoro non si fermava. Nel 1959 uscì l’Elea 9003, il primo calcolatore elettronico italiano, e fu concluso l’accordo per comperare la Underwood, la fabbrica americana di macchine da scrivere che quarant’anni prima aveva ispirato suo padre (Treccani).

Il 27 febbraio 1960 Adriano salì ad Arona sul treno diretto a Losanna. Passato il Sempione e il confine, verso le dieci e un quarto di sera, nei pressi di Aigle, si sentì male. Il treno si fermò, lo portarono all’ospedale del paese, ma non ci fu niente da fare (Wikipedia in italiano). Le fonti non si accordano sulla causa: Treccani parla di una trombosi cerebrale, Wikipedia in italiano di un’emorragia, con un referto che indicava un’ischemia, Wikipedia in inglese di un attacco di cuore. Un’autopsia non fu eseguita. Su quella morte sono poi nate molte ipotesi, fra cui quella, sostenuta in un libro del 2019, di un’azione dei servizi americani: Wikipedia in inglese ricorda che alcuni recensori la ritennero degna di approfondimento e altri inverosimile. Aveva cinquantotto anni.
A Ivrea il lutto fu tale che, secondo Wikipedia in italiano, per quell’anno si rinunciò alle feste del Carnevale, cosa che raramente era accaduta. Il funerale fu mercoledì 2 marzo 1960, in una giornata di sole. Il corteo attraversò la città da un capo all’altro in due ore, sostando in piazza del Municipio e in piazza del Duomo; in fabbrica parlarono fra gli altri il dirigente Giuseppe Pero, il figlio Roberto, Franco Ferrarotti e un operaio comunista, Giuseppe Grosso. La bara fu portata a spalla da anziani dell’azienda e da militanti di Comunità, in mezzo a una folla che la biografia di Valerio Ochetto, citata dalla Fondazione Adriano Olivetti, stima in quarantamila persone, il doppio degli abitanti. Anche le cronache di oggi sul museo di Caserta riportano la data e la cifra. In Duomo celebrò la messa monsignor Eligio Adamini, amico di famiglia; al Cimitero l’orazione ufficiale fu dello scrittore Salvator Gotta.
Il congedo più vero fu quello senza cerimonia. Adriano aveva detto alla moglie: «Voglio una cassa di legno che sia deposta nella nuda terra». Così fu fatto, con la fossa rivolta a levante; la moglie e gli amici gettarono sulla cassa un pugno di terra, un gesto che in Italia non era comune, e sul tumulo fu piantata una croce di legno (Ochetto, nell’estratto della Fondazione Adriano Olivetti su Google Arts & Culture). La tomba è nel Cimitero di Ivrea, e le fotografie di oggi mostrano ancora quella croce di legno sopra un’aiuola ovale, bordata di ciottoli, all’ombra degli alberi.

L’anno dopo morì Mario Tchou, l’ingegnere che guidava il progetto del calcolatore, e quel progetto fu chiuso (Wikipedia in italiano). Nel 1962 la famiglia fondò la Fondazione Adriano Olivetti, che ha sede a Roma e a Ivrea, per conservarne la memoria e il pensiero (Wikipedia in italiano). Davanti a quell’aiuola resta una scelta semplice, per un uomo che a Ivrea aveva avuto fabbrica, città e seguito: poco legno, un po’ di sasso, la terra.
Dove riposa
Cimitero di Ivrea (tomba con croce di legno)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Treccani: Adriano Olivetti (Dizionario Biografico) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano: Adriano Olivetti consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Adriano Olivetti consultata il 23 ottobre 2026
- Wikidata: Adriano Olivetti (Q2755047) consultata il 23 ottobre 2026
- Fondazione Adriano Olivetti, su Google Arts & Culture: I funerali di Adriano Olivetti (da Valerio Ochetto, Adriano Olivetti. La biografia, 2013) consultata il 23 ottobre 2026
- Casertanews, marzo 2026: Villa Vitrone, ricordo di Olivetti (funerali del 2 marzo 1960, oltre 40.000 persone) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Olivetti Adriano 1925.jpg (Archivio storico Olivetti, pubblico dominio) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Fontana Camillo Olivetti.jpg (Davide Mauro, CC BY-SA 4.0) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Tomba di Adriano Olivetti 1.jpg (Davide Mauro, CC BY-SA 4.0) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Autore ignoto, fotografia dell'Archivio storico Olivetti (da Wikimedia Commons), pubblico dominio, licenza PD-Old-70 (Wikimedia Commons)
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