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Alberto Masotti

Nascita
Scomparsa

Un QR per raggiungere questa memoria

Il rito

Per lasciare un gesto serve entrare: bastano pochi istanti.

Così la famiglia sa chi l'ha acceso.

C'è un pomeriggio, a Bologna, in cui un ragazzo esce dal cinema Medica con negli occhi le acque delle Hawaii. Il film, girato in technicolor, racconta di pescatori che si tuffano a cercare perle. Poco dopo, a una riunione di famiglia, quel ragazzo propone di cambiare il nome al piccolo laboratorio della madre: non più L'Ape, ma La Perla. Alberto Masotti amava raccontarlo così, e in quel gesto c'era già tutto quello che sarebbe venuto dopo, il gusto per le cose belle e la capacità di immaginarle più grandi di come erano.

Era venuto al mondo a Bologna il 13 marzo 1936 e a Bologna è rimasto per tutta la vita. La madre Ada era una sarta: nel 1954 aveva aperto un piccolo laboratorio di corsetteria, un'impresa tutta femminile nata dal suo mestiere. Alberto però aveva preso un'altra strada. Studiò Medicina all'Università di Bologna e si laureò nel 1960 con il massimo dei voti. Il camice bianco del Sant'Orsola lo aspettava, e per un medico brillante di ventiquattro anni la carriera in ospedale era la scelta più naturale.

Invece tornò a casa. Lasciò le corsie e si mise accanto alla madre, portando in quel laboratorio uno sguardo da imprenditore accanto al talento artigiano di lei. Al suo fianco c'era Olga Cantelli, la donna che aveva sposato. Fu lei a prendere in mano matite e tessuti: dagli anni Settanta in avanti la biancheria e i modelli per il mare portarono la sua firma. Lui pensava ai mercati, lei alle forme. Una coppia che lavorava fianco a fianco, e che insieme fece crescere un nome.

Nel 1981 divenne presidente. Erano gli anni in cui la moda italiana conquistava le capitali del mondo, e La Perla ci arrivò con la sua corsetteria raffinata e con lavorazioni antiche come il pizzo Frastaglio. Si aprirono negozi a Pechino e a Bangkok, a Mosca, a Hanoi, nelle grandi città americane. Intorno al marchio principale nacquero altre linee, da Malizia ad AnnaClub, e per l'uomo GrigioPerla. Masotti teneva a una cosa sopra le altre: per quanto lontano arrivassero le vetrine, il marchio non doveva staccarsi da Bologna e dalle sue sarte.

Non si accontentò della lingerie. Nella stagione autunno-inverno del 1999 presentò una collezione di prêt-à-porter e ne affidò la cura alla figlia Anna e alla moglie Olga. Firmò accordi per borse, scarpe, occhiali e profumi, sognò perfino un palazzo La Perla con una spa in Arabia Saudita. Voleva che i suoi negozi fossero luoghi da vivere, non soltanto da attraversare con una borsa in mano. Per l'apertura delle boutique asiatiche organizzò feste e collaborazioni con Maserati e con Swarovski.

Il riconoscimento ufficiale arrivò nel 1995, con la nomina a Cavaliere del Lavoro firmata dal Capo dello Stato; ventisei anni più tardi, nel 2021, ricevette il distintivo d'oro per quell'anniversario. Fu Vicepresidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, presiedette i probiviri di Altagamma, sedette nel consiglio degli industriali bolognesi. Nel 2004, per il mezzo secolo dell'azienda, volle legare il marchio a una mostra su Elisabetta Sirani, pittrice bolognese del Seicento cresciuta nella bottega del padre. Una donna artista, come una donna era stata all'origine della sua impresa. Quello stesso anno a Taormina ricevette con la figlia la Kore, il premio che nel mondo della moda chiamano l'Oscar del settore.

Nel 2007 la famiglia vendette il gruppo a un fondo di San Francisco, JH Partners. Per La Perla cominciarono anni difficili: nuovi proprietari, debiti, la crisi, infine l'insolvenza. Le lavoratrici si mobilitarono per difendere il loro posto, e Masotti rimase vicino a quelle donne. Oggi il marchio è nelle mani dell'americano Peter Kern, che ha richiamato in fabbrica le 220 lavoranti e ha promesso di continuare a cucire in città.

Uscito dall'azienda, l'uomo che aveva rinunciato al bisturi trovò un'altra missione: tramandare. L'11 maggio 2015 nacque la Fondazione Fashion Research Italy, in un edificio di settemila metri quadrati restaurato dallo studio dell'architetto Cervellati. Lì si tengono corsi post-laurea, anche con l'Alma Mater, e si aiutano le piccole aziende della moda a crescere. Lì soprattutto riposa un archivio digitale di oltre trentamila disegni e bozzetti tessili, la memoria di un mestiere che rischiava di andare dispersa.

La curiosità non lo abbandonò mai. Investì nel fotovoltaico, con impianti a Ozzano Emilia, a Roseto degli Abruzzi e a Bentivoglio. Sostenne una rivista in inglese, stampata a New York, per raccontare Bologna e l'Emilia-Romagna ai viaggiatori colti. E nel 2025, a ottantanove anni, fondò Am.Ai, una piccola impresa che mette l'intelligenza artificiale al servizio dell'archivio della fondazione per disegnare foulard e accessori di seta. C'era chi lo prendeva per matto. Lui rispondeva che quel progetto era «una scintilla di futuro».

Negli ultimi anni aveva voluto fissare sulla carta la storia della sua famiglia. Per i settant'anni dell'azienda è uscito «La nostra Perla», più di trecento pagine pubblicate da Edizioni Minerva, perché nessuno dimenticasse Ada, Olga e le lavoranti che avevano reso grande quel nome.

Se n'è andato la mattina di venerdì 23 ottobre 2026, a novant'anni, nella città da cui non si era mai allontanato davvero. Il Sindaco Matteo Lepore lo ha salutato chiamandolo «signore della lingerie». Lascia la figlia Anna, una fondazione piena di giovani e migliaia di disegni messi in salvo. E lascia un nome nato all'uscita di un cinema, che ancora oggi, in ogni angolo del mondo, porta con sé un pezzo di Bologna. Ciao, Dottor Masotti: il camice lo hai lasciato presto, ma di cura ne hai avuta tanta.

Leggi l’articolo: Addio ad Alberto Masotti, l'uomo che portò La Perla di Bologna nel mondo.

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