Aldo Moro nacque a Maglie, nel Salento, il 23 settembre 1916. Il padre Renato, maestro elementare come il nonno, era diventato nel 1909 ispettore ministeriale; la madre, Fida Sticchi, calabrese, aveva una fede profonda e per niente ostentata, e lui le restò molto legato (Treccani). Gli studi li fece tutti nella scuola pubblica, fino alla licenza al liceo Archita di Taranto, città in cui si erano spostati i suoi. Da ragazzo frequentava con il fratello più grande Alberto il circolo giovanile cattolico del convento di San Pasquale, e lì, nel gruppo del Vangelo guidato da padre Michelangelo Ridola, mosse i primi passi della sua vita spirituale, come avrebbe ricordato lui stesso.
Nel 1934 la famiglia si spostò a Bari ed egli si iscrisse a Giurisprudenza; l’anno dopo entrò nella FUCI, la federazione degli universitari cattolici. Un rapporto interno del 1937 lo descriveva come un responsabile di circolo più attento ai libri che all’associazione, e in effetti si laureò nel novembre del 1938 con la lode, discutendo una tesi di diritto penale sulla capacità giuridica penale. Il suo relatore, Biagio Petrocelli, lo nominò subito assistente. Dal 1939 al 1941 Moro presiedette la FUCI a livello nazionale; nel 1942 gli fu affidato l’insegnamento di filosofia del diritto, e le sue lezioni sullo Stato circolarono in dispense. Nel 1948, con il volume Unità e pluralità di reati, ottenne la cattedra. Alla politica si iscrisse tardi, nel 1945, e nello stesso anno sposò Eleonora Chiavarelli, conosciuta proprio nella FUCI: sarebbero arrivati quattro figli. Secondo Wikipedia in italiano amava il cinema, dai film western ai gialli, fino alle commedie di Totò.
Il 2 giugno 1946 fu eletto all’Assemblea Costituente. Entrò nella Commissione dei Settantacinque, nella prima sottocommissione, e nel 1947 divenne vicepresidente del gruppo democristiano. Cresciuto accanto a Giuseppe Dossetti, nel Dizionario Biografico passa per «il più degasperiano dei dossettiani»: nel quinto governo De Gasperi fu Sottosegretario agli Esteri, con la delega per l’emigrazione, e dal 1953 al 1957 presiedette il gruppo dei Deputati della Democrazia Cristiana. Nel luglio del 1955 entrò nel governo Segni come Ministro di Grazia e Giustizia; nel 1957, con Zoli, passò alla Pubblica Istruzione, dove formulò un piano decennale per la scuola.

Il 16 febbraio 1959, dopo le dimissioni di Fanfani, la Democrazia Cristiana lo scelse come Segretario. Sotto la sua guida, al congresso di Firenze dell’ottobre dello stesso anno, il partito confermò la linea di un centro che guarda a sinistra. Nel settembre del 1961 Moro volle a San Pellegrino un convegno su riforme e programmi, e nel gennaio del 1962, al congresso di Napoli, fu rieletto con una maggioranza larghissima. Il tragitto verso l’alleanza con i socialisti passò per lì. Il primo governo Moro con il PSI nacque nel dicembre del 1963. Cadde il 26 giugno 1964, dopo un voto sul finanziamento della scuola privata, e fu ricostruito nello stesso mese; un terzo esecutivo seguì il 23 febbraio 1966.
Dall’agosto del 1969 al novembre del 1974 fu quasi sempre Ministro degli Esteri. Non mise mai in discussione il legame atlantico, ma sostenne la politica di apertura verso l’Est inaugurata da Willy Brandt e guardò con attenzione ai paesi del Mediterraneo, tenendo insieme la solidarietà a Israele e il problema palestinese. Nel dicembre del 1971 la sua candidatura al Quirinale perse, nel confronto interno al partito, contro quella di Giovanni Leone. Nel 1974, dopo 51 giorni di trattative, formò un governo di Democrazia Cristiana e repubblicani, sostenuto da fuori da socialisti e socialdemocratici. Alle elezioni del giugno 1976 la DC risalì al 38,7 per cento e il PCI arrivò al 34,4: due vincitori, scrive il Dizionario Biografico, che avevano bisogno l’uno dell’altro, e Moro fu il regista di quel rapporto fragile. Il 28 febbraio 1978 parlò ai gruppi parlamentari del suo partito per convincerli ad allargare la maggioranza; disse che fra qualche anno «potrà esservi qualcosa di nuovo», senza spiegare che cosa.

Il 16 marzo 1978, mentre il nuovo governo stava per presentarsi alle Camere, le Brigate rosse lo rapirono in via Mario Fani, a Roma. Nell’agguato morirono i cinque uomini della scorta: Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Moro restò prigioniero per 55 giorni. In quel tempo scrisse molte lettere, rivolte alla famiglia, ai compagni di partito e ad altri destinatari; il Dizionario Biografico ne riconosce l’autenticità e le descrive come segnate da un’intima religiosità e da un equilibrio lucido. A queste si aggiunse il cosiddetto memoriale, raccolta di appunti ritrovata anni dopo in via Monte Nevoso, a Milano. Il 29 marzo scrisse al Ministro dell’Interno Francesco Cossiga chiedendo di trattare con i brigatisti; il governo e i partiti scelsero la linea della fermezza. Il 2 aprile Paolo VI rivolse un appello televisivo alle Brigate rosse e il 22 aprile scrisse una lettera aperta per chiedere la liberazione senza condizioni.
Moro fu ucciso il 9 maggio 1978. Il suo corpo fu ritrovato in via Michelangelo Caetani, nel centro di Roma, a poca distanza dalle sedi del PCI e della Democrazia Cristiana (Treccani; Wikipedia in italiano); aveva 61 anni. Secondo Wikipedia in italiano era dentro una Renault rossa. Sul muro della via una lapide e un piccolo rilievo con il suo volto lo ricordano.

Pochi giorni dopo, nella basilica di San Giovanni in Laterano, si tenne una cerimonia solenne a cui partecipò anche Paolo VI, che pronunciò un’omelia per l’amico ucciso (Wikipedia in italiano e in inglese). Ma si svolse senza il feretro: la famiglia non volle i funerali di Stato, convinta che lo Stato avesse fatto troppo poco per salvarlo, e scelse un rito privato a Torrita Tiberina, nella chiesa di San Tommaso, nel paese dove Moro amava soggiornare. Fu sepolto nel Cimitero di Torrita Tiberina (Wikipedia in italiano). Lo conferma il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che il 9 maggio 2016 si recò in forma privata davanti alla tomba di Aldo Moro per deporvi un cuscino di fiori (Panorama).
Per il Dizionario Biografico, dopo De Gasperi Moro fu il leader democristiano che riuscì a guidare il partito di pari passo con l’evoluzione del sistema politico, e con la sua morte si può considerare avviata la crisi della prima Repubblica. Quanto a lui, dall’università non si staccò mai: restò legato all’insegnamento fino all’ultimo.
Dove riposa
Cimitero di Torrita Tiberina (Roma)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Treccani: Moro, Aldo, di Piero Craveri (Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 77, 2012) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano: Aldo Moro consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Aldo Moro consultata il 23 ottobre 2026
- Panorama, 9 maggio 2016: la visita di Mattarella alla tomba di Aldo Moro consultata il 23 ottobre 2026
- Wikidata: Aldo Moro (Q171834) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Aldo Moro 1976.png (PD-Italy) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Aldo Moro (1959).jpg (PD-Italy) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Aldo Moro e Amintore Fanfani.jpg (PD-Italy) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: AldoMoro ViaCaetani.jpg (Torvindus, CC BY-SA 3.0) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Autore ignoto (1976), pubblico dominio (PD-Italy) (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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