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Alex

Pappagallo cenerino, il parlatore

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Il rito

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Alex era un pappagallo cenerino. Nel 1977 la ricercatrice Irene Pepperberg comprò Alex in un negozio di animali, dove aveva circa un anno di vita, con l’idea di studiare come un uccello potesse capire e usare le parole. Il suo nome era una sigla inglese, nata da avian language experiment, esperimento sul linguaggio degli uccelli. Per trent’anni la sua vita e il lavoro della studiosa corsero insieme, fra le università dell’Arizona, di Harvard e di Brandeis.

All’epoca nessuno si aspettava molto da un uccello: si pensava che servisse il cervello di una grande scimmia per affrontare problemi legati al linguaggio. Pepperberg usò un metodo suo, detto del modello e del rivale. Due addestratori si scambiavano domande e risposte davanti ad Alex, che osservava; chi rispondeva bene riceveva in premio proprio l’oggetto nominato, non un bocconcino, così il pappagallo collegava direttamente la parola alla cosa.

Alex arrivò a padroneggiare più di cento parole. Sapeva dire il colore, la forma o il materiale di un oggetto che gli veniva mostrato, e riconosceva una chiave qualunque fosse la sua grandezza. Nel 1999 Pepperberg ne elencava così le capacità: cinquanta oggetti diversi, quantità fino a sei, sette colori, cinque forme, e i concetti di più grande, più piccolo, uguale, diverso. Davanti a uno specchio chiese «che colore?»; dopo sei risposte imparò la parola grey. Nel 2005 la ricercatrice riferì che sapeva rispondere none, nessuna differenza, davanti a due oggetti uguali.

Non tutti furono convinti. Herbert Terrace, che aveva lavorato con lo scimpanzé Nim Chimpsky, sostenne che le risposte di Alex fossero apprese a memoria e guidate da uno stimolo esterno.

Il 6 settembre 2007 Alex morì, a trentuno anni, nella sua gabbia a Waltham, nel Massachusetts: fu trovato la mattina e si pensa che fosse morto durante la notte. Le sue ultime parole a Pepperberg furono quelle che le diceva ogni sera, quando lei lasciava il laboratorio: sii buona, ti voglio bene, a domani. L’autopsia non trovò una causa evidente; più tardi si parlò di un’aritmia, di un infarto o di un ictus legati all’arteriosclerosi.

Resta la Alex Foundation, che dal nome di quel pappagallo finanzia la ricerca sull’intelligenza dei cenerini e continua il lavoro di Pepperberg, e resta il libro Alex & Me, dove la studiosa racconta il loro rapporto. Chi lo ricorda lo ricorda per le domande che pose e per quella frase di commiato, ripetuta ogni sera per anni.

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Immagine: Ritratto illustrato, Cimiteri.Online, licenza CC BY-SA 4.0

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