Cher Ami
Piccione Viaggiatore del Servizio piccioni dell’esercito americano, Prima guerra mondiale
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroIl 20 maggio 1918 i britannici regalarono al Servizio piccioni dell’esercito americano seicento piccioni viaggiatori allevati in Inghilterra. Uno era un maschio dal piumaggio grigio scuro a scacchi neri, schiuso, a quanto si calcola, fra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Alla zampa sinistra portava un anello di alluminio con una sigla, NURP 18 EAD 615, che il museo che lo conserva oggi scioglie così: Unione nazionale dei piccioni da corsa, nato nel 1918, colombaia «EAD», numero 615. Quella colombaia potrebbe essere stata di un allevatore di King’s Lynn, nel Norfolk, ma il museo stesso scrive che è soltanto un’ipotesi. Il 23 maggio gli uccelli arrivarono al comando del servizio in Francia, e il primo luglio lui fu assegnato con altri cinquantanove a una colombaia mobile, la numero 11, un carro con le gabbie affidato al caporale Ernest Kockler, di Chicago. Gli americani lo chiamarono Cher Ami, in francese «caro amico».
A settembre la colombaia si spostò a Rampont, dietro il fronte, per l’offensiva della Mosa e dell’Argonne, e i suoi piccioni furono distribuiti ai reparti della 77ª divisione, quella dei coscritti newyorkesi, che si apriva la strada dentro la foresta. Il 2 ottobre il maggiore Charles Whittlesey, con un battaglione di 554 uomini messo insieme con pezzi di cinque reparti diversi (la cifra è del Defense Media Network e del Veterans Breakfast Club), scese in un burrone vicino a Charlevaux e raggiunse l’obiettivo. Non sapeva di essere l’unico reparto americano arrivato fin lì. I tedeschi chiusero i lati del burrone, e da quel momento gli uomini non ebbero più né cibo, né acqua, né medicine, e sopra di loro cadevano colpi di mortaio, raffiche e fucilate di cecchini.
Con loro c’erano dei piccioni, e qui i racconti cominciano a non coincidere. Secondo il Veterans Breakfast Club, che riprende un testo del museo, Whittlesey ne mandò due con messaggi brevi, «Molti feriti, non possiamo evacuare» e «Gli uomini soffrono, si può mandare aiuto?», e tutti e due furono abbattuti. Per il Defense Media Network gli uccelli partiti prima furono tre, e arrivarono. La scheda del museo è più cauta: dice che il soldato Omer Richards, di New York, forse portò nella foresta quattro piccioni, e che le prove rimaste sono inconcludenti. Secondo la leggenda, scrive, Cher Ami fu l’ottavo e ultimo, il pomeriggio del 4 ottobre.
Quel pomeriggio l’artiglieria americana cominciò a battere il burrone: le coordinate erano sbagliate, e a cadere sul battaglione erano le sue stesse granate. Whittlesey scrisse allora un biglietto, e quel biglietto esiste ancora, conservato agli Archivi nazionali di Washington con il numero 595541, indirizzato al comandante del 308º fanteria. Dice, in inglese e in maiuscolo: «Siamo lungo la strada parallela a 276.4. La nostra artiglieria ci sta tirando addosso uno sbarramento. Per amor del cielo, fermatela». Che il biglietto sia vero non si discute. Quello che resta da provare, come si vedrà, è quale uccello lo portò.
Nel racconto di Dwight Jon Zimmerman, pubblicato dal Defense Media Network nel 2014, la scena è questa. Richards libera Cher Ami, ma il piccione, invece di partire, si posa sul ramo di un albero lì vicino e comincia a pulirsi le piume. Richards e qualche altro si alzano in piedi sotto il fuoco, gridano, agitano gli elmetti, tirano bastoni e sassi, e l’uccello si sposta su un ramo più in là. Richards borbotta una parolaccia, si arrampica e scuote il ramo. Questa volta il piccione parte. Appena comincia a girare in alto, i tedeschi gli sparano; cade, e i soldati lo vedono rialzarsi e riprendere quota. È un racconto bello, ed è soltanto un racconto: non si appoggia a nessun documento dell’epoca consultabile.
Il museo, per conto suo, mette per iscritto soltanto che circa un’ora dopo il lancio Cher Ami tornò alla colombaia numero 11. Kockler lo trovò con il tubetto del messaggio che pendeva da quel che restava della zampa destra e con una ferita profonda sul petto, fino allo sterno, da pallottola o da scheggia. Il bombardamento era già finito, ma il biglietto dava la posizione esatta del battaglione, e questo aiutò i soccorsi. Altri autori aggiungono dettagli che la scheda non ha: una mezz’ora di volo, una quarantina di chilometri (venticinque miglia), un occhio perduto. Sono particolari ripetuti a lungo, non provati.
La sera del 7 ottobre il battaglione fu raggiunto dalle truppe che lo cercavano. La scheda che il museo aveva scritto in passato, citata da Task & Purpose, parla di 194 sopravvissuti; il Veterans Breakfast Club dice 194 uomini su 554, rientrati nelle linee l’8 ottobre. Whittlesey ebbe poi la Medaglia d’onore, perché aveva respinto per iscritto la richiesta di resa dei tedeschi. Quanto ci sia dell’uccello in quella salvezza è la domanda alla quale nessuno sa rispondere con certezza.
A Cher Ami i medici militari amputarono la zampa destra, e quella fu la fine del suo servizio. Il governo francese gli assegnò la Croix de Guerre con palma. Una tradizione ripetuta ancora oggi vuole che i soldati del battaglione gli intagliassero una zampa di legno e che il generale Pershing in persona andasse a salutarlo sulla nave: di tutto questo non c’è conferma nelle fonti d’archivio consultate, e va preso come tradizione. È certo invece che tornò negli Stati Uniti nella primavera del 1919, fra l’ammirazione della stampa, e che una fotografia degli Archivi nazionali lo mostra in New Jersey nell’aprile di quell’anno. Il Veterans Breakfast Club scrive che finì il suo arruolamento a Fort Monmouth, e che lì morì. La data è il 13 giugno 1919: la ferita al petto, scrive il museo, lo aveva indebolito sempre di più.
Il Signal Corps regalò le spoglie allo Smithsonian, dove l’imbalsamatore Nelson R. Wood lo montò per l’esposizione. Nel 1931 il suo nome fu messo fra quelli della Racing Pigeon Hall of Fame. Per un secolo i registri dell’esercito lo diedero per femmina, e il museo per maschio; gli Archivi nazionali ricordano che il dubbio fu chiuso dall’esame del DNA, e il museo data il risultato al 2021: Cher Ami era un maschio.
Nello stesso anno uscì, sul Journal of Military History, lo studio di Frank Blazich, conservatore dello stesso museo. Il riassunto dice che non c’è nulla di conclusivo che colleghi il piccione alle azioni del Battaglione Perduto, che Cher Ami sopravvisse davvero a ferite gravi portando un messaggio, ma che dove e quando succedette non si sa, e che l’esercito scelse di legarlo a quella storia per far conoscere il lavoro del Servizio piccioni. Il biglietto è vero, l’assedio è vero, il piccione ferito è vero: che siano la stessa storia, nessuno lo ha dimostrato.
Oggi Cher Ami sta in una vetrina del museo di Washington, con le cose della guerra: un piccione grigio scuro su una base di legno, con una zampa sola, e un cartellino con un numero di inventario. Non ha una tomba. Chi passa si ferma un momento, e poi va avanti.
Dove riposa
Non sepolto: imbalsamato ed esposto allo Smithsonian, National Museum of American History, Washington (inv. 30714)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Cher Ami - Smithsonian Institution, National Museum of American History (scheda oggetto nmah_425415) consultata il 23 ottobre 2026
- Pigeon Message from Capt. Whittlesey to the Commanding Officer of the 308th Infantry, 10/4/1918 - National Archives (DocsTeach, ID 595541) consultata il 23 ottobre 2026
- Unsung Heroes of World War I: The Carrier Pigeons - National Archives, Prologue blog consultata il 23 ottobre 2026
- Cher Ami: The One-eyed, One-legged Pigeon Who Won the Croix de Guerre - Defense Media Network (D. J. Zimmerman, 2014) consultata il 23 ottobre 2026
- Cher Ami, the Pigeon that Saved the Lost Battalion of WWI - Veterans Breakfast Club (T. DePastino, per Smithsonian) consultata il 23 ottobre 2026
- WWI friendly fire: the Lost Battalion - Task & Purpose (cita la scheda Smithsonian e il messaggio degli Archivi nazionali) consultata il 23 ottobre 2026
- Notre Cher Ami: The Enduring Myth and Memory of a Humble Pigeon (F. A. Blazich Jr., Journal of Military History 85/3, 2021) - Smithsonian Research Online consultata il 23 ottobre 2026
- 111-SC-42759, Men from the Lost Battalion near Apremont - National Archives, via Wikimedia Commons consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: United States Signal Corps, Public domain (Wikimedia Commons)
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Immagini
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Il biglietto di Whittlesey del 4 ottobre 1918, portato da un piccione: trascrizione ufficiale conservata agli Archivi nazionali.
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Uomini del «Battaglione Perduto» (308º fanteria, 77ª divisione) presso Apremont, nella foresta dell’Argonne, 29 ottobre 1918.
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Il maggiore Charles W. Whittlesey, comandante del battaglione isolato, ritratto nel dicembre 1918.
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Cher Ami (in basso, in primo piano) accanto alla figura di Stubby nella vetrina della Prima guerra mondiale al Museo nazionale di storia americana, Washington.
A cura di Cimiteri.Online