Santi Areta e Ruma, sposi, e 340 compagni
Martiri cristiani di Najrān, nell’Arabia meridionale
Areta e Ruma, martiri di Najrān nel 523, con i compagni uccisi per non rinnegare la fede.
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNajrān oggi si trova nel sud dell’Arabia Saudita, ma nel VI secolo era un’oasi ricca e popolosa, che viveva dei suoi campi e dei commerci: Tolomeo la chiama Nagara nella sua Geografia. Ci vivevano arabi cristiani e una comunità ebraica, e i cristiani avevano un santuario, la «Kaʿaba di Najrān», dove i pellegrini arrivavano da lontano. Un’iscrizione datata al 470, con una croce scolpita, è una delle tracce materiali di quella presenza. All’inizio del secolo la città aveva un signore che si chiamava al-Hārith bin Kaʿb. Aveva ereditato il governo dal padre e, alla morte del Vescovo Paolo, era diventato anche la guida della comunità cristiana. Le fonti greche e siriache lo chiamano Arethas: la Chiesa lo venera come Areta.
Intorno al 518 o al 520 prese il trono degli Himyariti Dhū Nuwās, un sovrano convertito all’ebraismo. Attaccò la guarnigione etiope di Zafar, la capitale, ne bruciò le chiese, poi si mosse contro Najrān, roccaforte cristiana legata al regno di Axum. Dopo l’assedio la città cadde nell’autunno del 523. I racconti cristiani dicono che si arrese su promesse che non furono rispettate. Dentro le mura il sovrano fece gettare sacerdoti, diaconi, suore e laici in una trincea e le diede fuoco: morirono in 427. Agli altri chiese di rinunciare alla fede.
Al-Hārith rispose che né lui né la sua gente l’avrebbero fatto. Il Martirio di Sant’Areta, un testo greco scritto verso il 560 su materiali siriaci, racconta che fu convocato con trecentoquaranta compagni, accusato di ribellione e spinto ad abiurare. Secondo il racconto incoraggiò i suoi a morire senza rinnegare Cristo, e furono portati vicino a un corso d’acqua e decapitati. Il testo indica il 24 ottobre 523, ed è la stessa data in cui il Martirologio Romano ricorda il martirio, chiamando Areta capo della città. Gli studi recenti, che si appoggiano alle iscrizioni dell’Arabia meridionale, spostano però il massacro a novembre dello stesso anno: il 24 ottobre resta la data della liturgia, non una data su cui tutti concordino. Un’altra versione parla di un centinaio di decapitati insieme ad Areta. E bisogna distinguere i numeri: i 340 sono quelli che la liturgia nomina, mentre le fonti parlano di oltre quattromila morti in tutto, uomini, donne, bambini, uomini di Chiesa.
Di Ruma si sa ancora meno. Le fonti siriache ricordano una certa Ruhm, figlia di Azma, dell’élite cristiana di Najrān, che affrontò il martirio con la figlia Aumah e con una nipote che portava il suo stesso nome. Il Book of the Himyarites le dedica un capitolo intero. Che fosse la moglie di Areta lo afferma la tradizione agiografica: per questo il calendario li ricorda come sposi, ma una biografia indipendente di lei non esiste. Anche il discorso che il racconto le fa pronunciare appartiene al modo di scrivere dei racconti di martirio, e non va letto come una trascrizione delle sue parole.
Del massacro si seppe presto a Bisanzio e ad Axum. I sopravvissuti trovarono ospitalità presso l’Imperatore Giustino I e gli consegnarono le reliquie di Areta. Nel 525 il Negus Kaleb attaccò il regno himyarita con una flotta e un esercito, e il potere di Dhū Nuwās finì. Il Martirio riferisce che per i martiri fu costruito un santuario a Najrān, e la città divenne una delle città sante dell’Oriente cristiano, accanto a Edessa, Axum ed Echmiadzin. La comunità cristiana scomparve con la conquista islamica: sotto il Califfo Omar fu allontanata dallo Yemen e ricominciò a Kufa, in Mesopotamia. Parti delle reliquie di Areta sono in monasteri del Monte Athos e della Grecia; una parte, nel 1073, giunse a Kiev, al Monastero delle Grotte.
La Chiesa latina li ricorda il 24 ottobre, quella etiope il 26 del mese di hedar, tra il 22 e il 23 novembre. Nel 2023, a millecinquecento anni dai fatti, Papa Francesco indisse un Giubileo straordinario per i martiri d’Arabia, aperto il 24 ottobre 2023 e chiuso un anno dopo, il 23 ottobre 2024. A novembre il monastero athonita di Dionysiou affidò una reliquia attribuita ad Areta al Vicariato apostolico dell’Arabia settentrionale. Il 10 dicembre fu collocata sotto l’altare, ad Awali, in Bahrein, nella cattedrale dedicata a Nostra Signora d’Arabia. Cimiteri.Online ricorda così Areta e Ruma: due nomi sopravvissuti a una strage di cui nessuno ha mai contato davvero le vittime, e un’oasi che dopo la strage divenne una delle città sante dell’Oriente cristiano.
Festa: 24 ottobre
Dove si celebra: Najrān (Arabia), dove subirono il martirio; Awali (Bahrein), cattedrale di Nostra Signora d’Arabia, dove è conservata una reliquia attribuita ad Areta.
Santi Areta e Ruma, sposi e martiri di Najrān, che davanti alla minaccia non rinnegaste la fede, ascoltate chi oggi si affida a voi. Ottenete a noi il coraggio di restare fedeli a ciò che amiamo. Quando il cuore è stanco, ricordateci che la speranza è più forte del dolore. Amen. A voi, Santi Areta e Ruma, va la nostra gratitudine per la vostra fedeltà fino alla fine. Continuate a pregare per noi.
Preghiera di Cimiteri.Online, ispirata alla liturgia
Onomastici: Areta, Ruma
Gli altri Santi del 24 ottobre
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Da dove viene quello che c'è scritto
- Santi e Beati: Santi Areta e Ruma, sposi, e 340 compagni, martiri di Nagran (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in italiano: Areta e compagni (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Arethas of Najrān (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese: Martyrdom of Arethas (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikidata: Areta e compagni (Q1565813) (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
- Wikimedia Commons: Agios Arethas Dionysiou, Tzortzis Phouka, 1547, pubblico dominio (consultata il 23 ottobre 2026) consultata il 23 ottobre 2026
Immagine: Tzortzis Phouka, affresco del 1547 nel monastero di Dionysiou, Monte Athos, Pubblico dominio (da Wikimedia Commons) (Wikimedia Commons)
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A cura di Cimiteri.Online