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Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio

A cura di Cimiteri.Online

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Chi era

Michelangelo Merisi, chiamato Caravaggio dal paese d'origine della famiglia, fu uno dei pittori che cambiarono il modo di dipingere il sacro. Portò sulla tela corpi veri, luce che taglia il buio invece di illuminarlo in modo uniforme, e personaggi religiosi con i tratti di popolani, mendicanti, gente di strada. Da questa scelta nacque il naturalismo barocco, uno stile che nei decenni successivi segnò pittori in tutta Europa. La sua vita fu breve e violenta quanto la sua pittura era diretta.

La vita

Nato a Milano il 25 settembre 1571 secondo il Dizionario Biografico degli Italiani, che indica quella data come la più verosimile, mentre altri documenti riportano il 29 settembre, giorno in cui fu probabilmente battezzato. Entrò a tredici anni nella bottega del pittore Simone Peterzano, con un contratto di apprendistato firmato nel 1584 che durò quattro anni e gli diede le basi della tradizione lombarda. Intorno al 1592 si trasferì a Roma, dove visse i primi anni in condizioni difficili, lavorando per pittori minori prima di trovare protezione presso il cardinale Francesco Maria Del Monte, che lo introdusse negli ambienti ecclesiastici e gli procurò le prime commissioni importanti.

Tra la fine degli anni novanta del Cinquecento e il 1606 realizzò a Roma i lavori che lo resero celebre, per chiese come San Luigi dei Francesi e Santa Maria del Popolo. Fu un periodo di successo accompagnato da una vita irrequieta, fatta di risse e denunce: già nell'ottobre del 1605 era rimasto ferito in un alterco. La svolta arrivò il 28 maggio 1606, quando durante una partita al gioco della racchetta uccise Ranuccio Tomassoni. Condannato a morte in contumacia, fuggì da Roma trovando rifugio nei feudi della famiglia Colonna, tra Zagarolo, Paliano e Palestrina.

Da lì iniziò un lungo esilio meridionale. Passò a Napoli tra il 1606 e il 1607, dove lavorò per il Pio Monte della Misericordia. Nel luglio del 1607 si spostò a Malta, entrando al servizio del Gran Maestro dell'ordine cavalleresco: il 14 luglio 1608 ricevette la croce di cavaliere, ma pochi mesi dopo, coinvolto in un'altra rissa, fu imprigionato ed espulso con disonore, e dovette fuggire ancora, in ottobre. Trovò riparo in Sicilia, lavorando tra Siracusa e Messina, poi tornò una seconda volta a Napoli nel 1609, dove secondo le fonti subì un agguato che lo sfigurò. Nell'estate del 1610, mentre risaliva verso Roma nella speranza di ottenere la grazia papale, morì a Porto Ercole, sul promontorio dell'Argentario, il 18 luglio.

L'opera e ciò che resta

Il contributo di Caravaggio alla pittura sta soprattutto in due scelte che insieme formano il suo linguaggio. La prima è il naturalismo: dipingeva figure sacre con i volti e i corpi di persone reali, spesso presi dalla strada, senza gli idealismi che la pittura del tempo riservava ai soggetti religiosi. La seconda è il chiaroscuro, un uso della luce che isola le figure da un fondo quasi sempre buio, dando alla scena un effetto teatrale e concentrando l'attenzione su un gesto o un volto. La Vocazione di san Matteo, dipinta per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi a Roma, resta l'esempio più citato di questo metodo: un raggio di luce che attraversa una stanza comune e indica una vocazione, senza aureole né apparati celesti.

Ad altre opere dello stesso periodo, come quelle per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo o la Morte della Vergine, poi passata attraverso vari proprietari fino al Louvre, si aggiungono i lavori del lungo esilio: le Opere di Misericordia dipinte a Napoli, la Decollazione del Battista realizzata a Malta, il Seppellimento di santa Lucia a Siracusa. Sono tele nate in fuga, spesso rapide, che portano dentro la pittura l'urgenza della vita di chi le fece. L'influenza di questo modo di dipingere si misura nei pittori che nei decenni seguenti, in Italia e fuori, adottarono la stessa luce drammatica: un'eredità che oggi si studia nei musei che conservano le sue opere, più che in un luogo legato alla sua persona.

Dove riposa

Non esiste una tomba di Caravaggio da poter visitare. Morto a Porto Ercole nel 1610, fu sepolto nel cimitero locale di Sant'Erasmo, secondo la ricostruzione più accreditata, ma su questo punto le fonti non concordano del tutto: alcune ricostruzioni indicano invece il cimitero di San Sebastiano. Quel luogo di sepoltura, comunque, è scomparso da tempo insieme alla documentazione che avrebbe potuto indicare con precisione dove si trovassero i suoi resti.

Nel 2008 un gruppo di ricercatori italiani ha condotto un'indagine su alcune ossa ritrovate a Porto Ercole, confrontandone il DNA con quello di discendenti della famiglia Merisi e rilevando tracce di piombo e mercurio compatibili con i pigmenti dell'epoca. Lo studio ha attribuito le ossa a Caravaggio con una probabilità dichiarata, non una certezza. Il risultato resta controverso: lo storico dell'arte Vincenzo Pacelli, tra altri, ha messo in dubbio la ricostruzione, ipotizzando una morte in circostanze e in un luogo diversi. Per questo la sepoltura di Caravaggio va raccontata così com'è: un cimitero che non esiste più, resti dispersi, e un'identificazione che la comunità scientifica non considera definitiva.

Date da ricordare

  • 1571: nasce a Milano il 25 settembre.
  • 1584: inizia l'apprendistato presso il pittore Simone Peterzano.
  • 1592: si trasferisce a Roma.
  • 1606: il 28 maggio uccide Ranuccio Tomassoni e fugge da Roma.
  • 1608: il 14 luglio riceve a Malta la croce di cavaliere, poi ne viene espulso in ottobre.
  • 1610: muore a Porto Ercole il 18 luglio, sepolto nel cimitero locale, oggi scomparso.
Caravaggio - La vocazione di San Matteo
Caravaggio – La vocazione di San Matteo. Autore: Caravaggio. Licenza: Public domain.

1571–1610 · Pittore, fondatore del naturalismo barocco basato sul chiaroscuro

Dove riposa

nessuna tomba: cimitero originario di Sant'Erasmo scomparso, resti dispersi (identificazione 2008 controversa)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Ottavio Leoni, Public domain (Wikimedia Commons)

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