Carlo Collodi (Carlo Lorenzini)
Scrittore e Giornalista italiano
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero delle Porte Sante, Firenze
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 24 novembre 1826, Firenze. Morte: 26 ottobre 1890, Firenze, a 63 anni.
Chi era
Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini, è stato uno scrittore e giornalista fiorentino, noto in tutto il mondo come l’autore di Le avventure di Pinocchio. Prima del burattino era stato volontario nelle guerre d’indipendenza, redattore di giornali satirici, critico teatrale e musicale, impiegato pubblico e autore di commedie. Solo a quasi cinquant’anni si volse con decisione ai libri per i ragazzi. Il nome d’arte viene dal paese toscano dove era nata la madre.
Infanzia e famiglia
Carlo Lorenzini nacque a Firenze il 24 novembre 1826, nel rione di San Lorenzo, in via Taddea. Fu il primo di dieci figli, ma la maggior parte dei fratelli non superò l’infanzia: secondo Wikipedia in italiano arrivarono all’età adulta soltanto Paolo, Maria Adelaide, Giuseppina (morta a sedici anni, nel 1850) e Ippolito. Il padre, Domenico, originario di Cortona, faceva il cuoco; la madre, Angiolina Orzali, era sarta e cameriera. Entrambi servivano in casa dei marchesi Ginori.
Angiolina era nata a Veneri, alle porte di Collodi (frazione di Pescia), e suo padre faceva il fattore per i marchesi Garzoni Venturi. Per questo il bambino stette dagli zii materni, Giuseppe e Teresa, probabilmente fino al 1836, e vi fece le elementari (Dizionario biografico); Wikipedia in inglese parla invece della nonna materna.

Formazione
Nel 1837, con l’aiuto economico del Marchese Ginori, Carlo entrò nel seminario di Colle Val d’Elsa, dove aveva uno zio prete. Poco incline al sacerdozio, nell’agosto del 1842 lasciò gli studi ecclesiastici e fino al 1844 seguì retorica e filosofia presso gli Scolopi di San Giovannino, a Firenze. La famiglia abitava allora in via di Sant’Apollonia, la strada che oggi si chiama via XXVII Aprile; negli ultimi anni lo scrittore divise con la madre un appartamento in via de’ Rondinelli, dove una targa ne ricorda la presenza.
Interrotti gli studi, trovò posto nella libreria Piatti, dove già prima faceva piccoli incarichi. La libreria era anche una casa editrice e un ritrovo di letterati e patrioti liberali; qui nacque l’amicizia con Giuseppe Aiazzi, erudito e bibliotecario della Rinuccini, che lo avviò al lavoro culturale. Nel 1845 ottenne il permesso ecclesiastico di leggere libri messi all’indice.
Il giornalismo e la guerra del 1848
Con l’appoggio di Aiazzi scrisse cronache teatrali per la Rivista di Firenze e critica musicale per il milanese L’Italia Musicale, dove il primo articolo firmato, L’arpa, uscì il 29 dicembre 1847.
Nel marzo del 1848, quando cominciò la prima guerra d’indipendenza, si arruolò come volontario con il fratello Paolo e l’amico Giulio Piatti; il suo battaglione combatté a Curtatone e Montanara. Restano tre lettere ad Aiazzi di quei giorni, lodate dagli studiosi per la lucidità. In estate tornò a Firenze; il padre morì a fine settembre a Cortona, e il giovane ottenne il posto di messaggere del Senato toscano.
A Firenze fu fra i fondatori de Il Lampione, il giornale umoristico e politico. Vi pubblicò in gran parte articoli anonimi e una serie di ritratti satirici chiamati «fisiologie», dedicati ai tipi sociali del tempo. Con il ritorno del governo granducale il giornale fu sospeso l’11 aprile 1849. Wikipedia in inglese colloca la fondazione del giornale nel 1853, ma Wikipedia in italiano e il Dizionario biografico la riportano al 1848.
Gli anni di precarietà e lo Scaramuccia
Nel 1849 Lorenzini perse l’impiego al Senato, o vi rinunciò, e in giugno fu riammesso; nel 1852 lo perse in modo definitivo. Nella Toscana granducale la vita di un patriota non era semplice, e viaggiò spesso a Milano e a Torino. Dal 1853 il giornalismo diventò il suo mestiere: fu firma di rilievo de L’Arte, a cui collaborava anche Ippolito Nievo, e scrisse recensioni e prose umoristiche. Nel 1854 stroncò il poema Rodolfo di Giovanni Prati, con un giudizio che il Dizionario biografico considera anticipatore di quelli di De Sanctis e Carducci. Al caffè Michelangiolo sosteneva i pittori macchiaioli. Fondò e diresse Lo Scaramuccia, foglio teatrale che divenne uno dei più importanti d’Italia.
Il nome Collodi e i primi libri
Il nome Collodi apparve per la prima volta nel 1856, nell’articolo Coda al programma della Lente, sul giornale umoristico La Lente (Dizionario biografico e Wikipedia in italiano). Wikipedia in inglese lo collega invece all’opuscolo del 1859-60 Il signor Alberi ha ragione!: qui si segue la prima versione.
Nello stesso 1856 uscirono Gli amici di casa, dramma che la censura aveva bloccato tra il 1854 e il 1855, e Un romanzo in vapore, guida umoristica da Firenze a Livorno scritta per l’apertura della ferrovia Leopolda, con Laurence Sterne come modello dichiarato. Il buon accoglimento lo spinse a scrivere I misteri di Firenze, parodia dei romanzi d’appendice di Eugène Sue, uscita a dispense dall’ottobre 1857 e rimasta al primo volume.
La guerra del 1859 e l’Unità
Nell’aprile del 1859 si arruolò a Torino come soldato semplice nell’esercito piemontese. Dopo l’armistizio di Villafranca fu congedato e tornò a Firenze, dove scrisse da cronista settimanale per La Nazione, vicina ai moderati di Bettino Ricasoli. A fine dicembre rispose a Emilio Albèri, che proponeva un regno dell’Italia centrale per Gerolamo Bonaparte, con il Sig. Albèri ha ragione!: finse di dargli ragione per ridicolizzarlo, ricordando che la maggioranza dei toscani voleva l’annessione.
Nel febbraio del 1860, per interessamento di Ginori e Ricasoli, ebbe un modesto incarico nella commissione di censura teatrale. Il 15 maggio Il Lampione riprese le pubblicazioni, con un articolo sul filo di un discorso interrotto da undici anni; Lorenzini lo diresse fino al marzo del 1861, con il fratello Paolo amministratore. Nel 1861 vide finalmente rappresentare, in tre atti, Gli amici di casa: la critica fu tiepida ma apprezzò la vivacità del dialogo.
L’impiego e il teatro
Negli anni seguenti Lorenzini lavorò nell’amministrazione provinciale di Firenze, con scarso entusiasmo: segretario di seconda classe nel 1864, di prima classe nel 1874, pensionato nel giugno 1881. Nel 1868 passò alla redazione del Novo vocabolario dell’uso fiorentino, ma, dice il Dizionario biografico, vi diede un contributo limitato.
Scrisse intanto per La Nazione, la Gazzetta del popolo e, dal 1871, per il Fanfulla, con toni sempre più amari. Il 30 gennaio 1876 vi pubblicò la Delenda Toscana, lettera aperta a Marco Minghetti che proponeva per paradosso di cancellare la Toscana dalla carta del Regno; per questo due ministri lo diffidarono dallo scrivere di politica.
La svolta verso i ragazzi
Nel 1875 i fratelli Paggi, editori fiorentini specializzati in libri scolastici, gli chiesero di tradurre le fiabe di Perrault e di altre autrici francesi. Non si limitò a tradurre: le ricreò in italiano, aggiungendo una morale. Il volume, I racconti delle fate, uscì nel 1876 con le illustrazioni di Enrico Mazzanti. Seguirono Giannettino (1877), il cui titolo riprende quello di un libro pedagogico di Luigi Alessandro Parravicini, e Minuzzolo (1878), storie di bambini svogliati che tornano a scuola e alla normalità. Nel 1878 fu nominato cavaliere della Corona d’Italia per le sue opere educative.
Nel 1880 l’assessore fiorentino Adolfo Conti gli affidò i libri di testo per le scuole comunali. Ne uscì una serie attorno a Giannettino: il Viaggio per l’Italia in tre parti (1880, 1883, 1886), la Grammatica (1883), l’Abbaco (1884) e La lanterna magica (1890), con le materie esposte in dialoghi scherzosi. Ebbero fortuna nelle scuole, non sempre il gradimento del ministero. Prima aveva raccolto i suoi bozzetti in Macchiette (1880) e Occhi e nasi (1881).
Le avventure di Pinocchio
La storia del burattino nacque per l’invito di un vecchio amico, Giuseppe Biagi, che voleva Lorenzini fra i collaboratori del Giornale per i bambini, fondato nel 1881 da Ferdinando Martini. Stanco e un po’ disilluso, accettò di malavoglia e inviò i primi capitoli di una Storia di un burattino, che definì con ironia «una bambinata». La prima puntata apparve il 7 luglio 1881; al capitolo XV il burattino veniva impiccato e dato per morto. Il successo lo spinse a continuare: dal febbraio 1882, col titolo definitivo, la pubblicazione riprese a ritmo irregolare e si chiuse nel gennaio 1883. Wikipedia in inglese data l’inizio della stesura al 1880.

Il volume uscì già nel febbraio del 1883 presso Paggi, illustrato da Mazzanti. In vita dell’autore ci furono altre edizioni, fino a quella del 1890 di Bemporad; secondo il Dizionario biografico non è certo che le abbia riviste tutte, e le ristampe accumularono refusi. Dal 12 aprile 1883 all’8 dicembre 1886 Collodi diresse il Giornale per i bambini, anche se il Dizionario biografico indica il periodo 1883-1885. Vi pubblicò racconti come Pipì lo scimmiottino color di rosa, poi raccolto nelle Storie allegre (1887).

Secondo uno studio di Gianni Greco, citato da Wikipedia in italiano, Collodi avrebbe tratto spunto da fonti precedenti. Per il Dizionario biografico i contemporanei notarono un successo crescente, ma ancora legato alla letteratura per l’infanzia. Il libro è poi diventato un classico della letteratura mondiale, tradotto in circa 240 lingue; Wikipedia in italiano riporta una stima di 80 milioni di copie vendute.
Le opere
- 1856 — Gli amici di casa, in due atti, e Un romanzo in vapore
- 1876 — I racconti delle fate, traduzione e riscrittura delle fiabe francesi
- 1877-1878 — Giannettino e Minuzzolo
- 1880-1886 — i tre volumi del Viaggio per l’Italia di Giannettino
- 1881-1883 — Le avventure di Pinocchio, a puntate e poi in volume
- 1887 — Storie allegre
- 1890 — La lanterna magica di Giannettino
- 1892 (postume) — Note gaie e Divagazioni critico-umoristiche
Gli ultimi anni
Nel 1886 morì la madre Angiolina, con cui Lorenzini viveva ancora: per il Dizionario biografico fu un colpo da cui non si riprese. Gli ultimi anni furono solitari e con la salute precaria. Wikipedia in italiano scrive che una sua iscrizione alla massoneria, spesso ripetuta, non ha prove secondo Daniela Marcheschi: nascerebbe dal fraintendimento di una firma, «affo», che vale «affezionato».
La morte
Collodi morì a Firenze la sera del 26 ottobre 1890, improvvisamente, come scrive il Dizionario biografico degli italiani. Secondo Wikipedia in italiano si sentì male sulle scale di casa verso le 22.30, mentre rientrava; fu portato a letto e dopo pochi minuti era morto, forse a causa di un aneurisma. Aveva quasi sessantaquattro anni: ne mancava meno di un mese. Due necrologi, firmati da Enrico Checchi e da Yorick (Paolo Ferrigni), uscirono nei giorni seguenti sul Fanfulla della domenica e sulla Domenica fiorentina del 2 novembre. Le fonti consultate non descrivono il funerale.
Dove riposa
Secondo Wikipedia in italiano e Wikipedia in inglese, Carlo Collodi è sepolto a Firenze, nel Cimitero delle Porte Sante, e Wikidata indica lo stesso luogo. Una fotografia pubblicata su Wikimedia Commons mostra la sua tomba nella cappella Lorenzini.

L’eredità
Dopo la morte il fratello Paolo e il letterato Giuseppe Rigutini ordinarono le carte e pubblicarono nel 1892 Note gaie e Divagazioni critico-umoristiche. Secondo il Dizionario biografico, il curatore ritoccò i testi e i due distrussero gran parte delle lettere private o politiche, per proteggere l’autore e molte persone ancora in vita; le carte superstiti furono donate dal fratello Ippolito alla Biblioteca nazionale di Firenze.
Nel 1956 è stato inaugurato a Collodi il parco di Pinocchio (Wikipedia in inglese). Nel 1962 è nata la Fondazione nazionale Carlo Collodi, che ne diffonde le opere; dal 2009 esiste anche un’edizione nazionale delle opere di Lorenzini, affidata a Daniela Marcheschi.
Date da ricordare
- 24 novembre 1826 — nascita a Firenze, in via Taddea
- 1848 — volontario nella prima guerra d’indipendenza, a Curtatone e Montanara
- 1856 — firma per la prima volta come Carlo Collodi
- 30 gennaio 1876 — la Delenda Toscana sul Fanfulla
- 7 luglio 1881 — prima puntata di Pinocchio
- 26 ottobre 1890 — la morte a Firenze
- 1962 — nasce la Fondazione nazionale Carlo Collodi
1826–1890
Dove riposa
Cimitero delle Porte Sante, Firenze (FI)
Cimitero delle Porte Sante, Firenze
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Carlo Collodi» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Carlo Collodi» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikidata, «Carlo Collodi» (Q199588) consultata il 15 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani, voce «Lorenzini, Carlo» consultata il 15 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
Segnala un errore
Chi ha scritto questa scheda
Questa scheda l'ha scritta la redazione di Cimiteri.Online, e ne rispondiamo noi. Non è stata creata da un familiare e non è una memoria di famiglia: le memorie le crea chi ha titolo, e restano sue.
Correggila, o falla togliere
Se qui c'è un errore, dillo e lo correggiamo. E se sei un familiare di Carlo Collodi (Carlo Lorenzini) e non vuoi che questa scheda resti sul sito, scrivicelo. Non serve iscriversi. La decide la Redazione, non un sistema automatico: per sicurezza ti mandiamo un'e-mail con un link, valido 24 ore, da aprire per confermare.
A cura di Cimiteri.Online