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Christiaan Eijkman

Medico olandese

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Chi era

Christiaan Eijkman, nato a Nijkerk, nei Paesi Bassi, l’11 agosto 1858 e deceduto a Utrecht il 5 novembre 1930, fu un medico olandese, batteriologo e igienista. Lo si ricorda perché, osservando i polli di un laboratorio di Giava, capì che una malattia terribile come il beriberi poteva nascere dal cibo e non da un microbo: da quella intuizione prese forma l’idea delle vitamine. Per questo ricevette nel 1929, insieme al britannico Frederick Gowland Hopkins, il premio Nobel per la medicina. Tutta la sua vita professionale si divise fra due mondi, le Indie olandesi, dove fece la scoperta, e l’università di Utrecht, dove insegnò per trent’anni.

Infanzia e famiglia

Era il settimo figlio di Christiaan Eijkman, maestro di scuola, e di Johanna Alida Pool. Il Dizionario biografico dei Paesi Bassi (Biografisch Woordenboek van Nederland) precisa che il padre teneva una scuola con convitto. Lo scrive anche la Fondazione Nobel: quando Christiaan aveva un anno la famiglia si trasferì a Zaandam, dove il padre fu messo a capo di una scuola nuova, destinata a un’istruzione elementare più avanzata. L’enciclopedia tedesca e il Dizionario di biografia scientifica collocano invece il trasloco un po’ più tardi, quando il bambino aveva circa tre anni.

La famiglia produsse parecchi figli di ingegno. Il fratello maggiore Johan Frederik, nato nel 1851 e morto nel 1915, divenne un chimico fisico e insegnò a Tokyo e a Groningen; un altro fratello fu un linguista, un terzo fu fra i primi radiologi olandesi, secondo il Dizionario di biografia scientifica. Christiaan frequentò la scuola pubblica di Zaandam, diretta dal padre, e completò la preparazione con matematica e lingue antiche.

Gli studi

Nel 1875 superò il concorso che apriva la strada alla Scuola medica militare di Amsterdam, collegata all’Athenaeum Illustre. Gli studi erano a carico dello Stato perché egli si impegnava a servire poi come medico dell’esercito coloniale. Superò gli esami con ottimi voti, tre dei quali con la lode o con la lode piena, come racconta il Dizionario di biografia scientifica. Fra il 1879 e il 1881 fu assistente del fisiologo Thomas Place, e sotto la sua guida scrisse la tesi sulla polarizzazione dei nervi (Over polarisatie in de zenuwen). Il 13 luglio 1883 ottenne il dottorato in medicina con la lode.

Il 30 agosto di quell’anno sposò Aaltje Wigéri van Edema. Nello stesso anno, secondo il Dizionario olandese, partì con lei per le Indie olandesi.

Le Indie olandesi e la malaria

Fu inviato come ufficiale medico a Semarang, poi a Tjilatjap, un piccolo villaggio sulla costa meridionale di Giava, e a Padang Sidempoean, nella parte occidentale di Sumatra. A Tjilatjap prese la malaria, e le conseguenze furono tali che nel 1885 dovette rientrare in Europa in licenza di malattia. Due mesi dopo, l’8 gennaio 1886, morì la giovane moglie, dopo tre anni di matrimonio.

Il rientro forzato si rivelò decisivo. Durante la convalescenza Eijkman decise di formarsi in una scienza allora nuovissima, la batteriologia: studiò ad Amsterdam con Joseph Forster e poi a Berlino, nel laboratorio di Robert Koch. A Berlino incontrò Cornelis Pekelharing e Cornelis Winkler, due studiosi che il governo olandese aveva incaricato di indagare sul beriberi nelle colonie. Su sua richiesta fu aggregato alla commissione, e nell’ottobre del 1886 ripartì per le Indie.

Il beriberi e i polli di Batavia

Il beriberi si diffondeva soprattutto nelle comunità chiuse: eserciti, flotte, carceri. In certi casi dominava lo scompenso del cuore con grandi edemi alle gambe, in altri una paralisi progressiva degli arti. Poiché la malattia sembrava un’epidemia, tutti pensavano a un germe, e la commissione credette in effetti di averlo trovato: un micrococco nel sangue dei malati. Nel 1887 Pekelharing e Winkler tornarono in patria, e prima di partire ottennero che il piccolo laboratorio allestito nell’ospedale militare di Batavia diventasse stabile. Eijkman ne fu il primo direttore, lasciò l’esercito e diresse nello stesso tempo la scuola medica per gli indigeni, la Dokter Djawa School. Fu direttore del laboratorio dal 15 gennaio 1888 al 4 marzo 1896.

Non riuscì a trasmettere il beriberi agli animali con i micrococchi. Poi accadde qualcosa che il Dizionario di biografia scientifica descrive come un colpo di fortuna: fra i polli del laboratorio si diffuse da sola una malattia con paresi e paralisi delle zampe, e l’esame al microscopio mostrò un’infiammazione dei nervi simile a quella dei malati. Quando i polli furono spostati altrove, il male scomparve. Eijkman capì che era cambiato anche il cibo: prima gli animali mangiavano gli avanzi del riso bollito e brillato della mensa dell’ospedale militare, poi un nuovo cuoco aveva rifiutato di dare il riso dei soldati ai polli «civili», che da allora ebbero risone non lavorato.

Seguirono esperimenti sull’alimentazione. Il riso grezzo proteggeva i polli dalla polinevrite e li guariva, mentre il riso brillato li ammalava. Eijkman attribuì l’effetto alla pellicola argentea che avvolge il chicco, il pericarpo. Pubblicò la conclusione nel 1897. Nel frattempo, come ricorda il Dizionario olandese, aveva ottenuto che nel 1896 il governo facesse esaminare da Adolphe Vorderman un centinaio di carceri delle Indie: dove ai detenuti si dava solo riso brillato, il beriberi era molto più frequente.

Il ritratto di Eijkman pubblicato nella raccolta «Onze Hoogleeraren» nel 1898, l'anno in cui fu nominato professore a Utrecht
Il ritratto di Eijkman pubblicato nella raccolta «Onze Hoogleeraren» nel 1898, l'anno in cui fu nominato professore a Utrecht — 'Onze Hoogleeraren' (Q71545423), Public domain. Wikimedia Commons

Un’intuizione giusta, una spiegazione incompleta

La storia è meno lineare di come la si racconta di solito. Eijkman non pensò mai a una carenza: riteneva che nel riso bollito agisse una sostanza velenosa, forse prodotta da microrganismi intestinali, e che la pellicola del chicco contenesse l’antidoto, un «fattore antiberiberi». Fu il suo successore a Batavia, Gerrit Grijns, a proporre nel 1901 che la malattia nascesse dalla mancanza di una sostanza necessaria. Eijkman resistette a lungo: secondo il Dizionario olandese riconobbe il beriberi come malattia da carenza solo nel 1916. Nel 1926 Barend Jansen e Willem Donath isolarono la vitamina B1, la tiamina, e la tesi della sostanza protettiva si dimostrò vera.

Il suo merito resta intatto: aveva mostrato che una malattia di massa poteva avere origine alimentare e aveva trovato un modo semplice, il confronto fra due tipi di riso, per dimostrarlo. Il termine «vitamina» sarebbe arrivato più tardi, con il biochimico Casimir Funk. Il Dizionario di biografia scientifica osserva che le sue osservazioni furono il punto di partenza di una linea di ricerca che portò a scoprire la tiamina.

Prima del beriberi, Eijkman aveva studiato la fisiologia delle persone che vivono nei Tropici e aveva smontato alcune credenze sull’acclimatazione degli europei. Misurò che nel sangue degli europei in Asia i globuli rossi, il peso specifico e il contenuto d’acqua non cambiavano, a meno di malattie, e che anche il ricambio, la respirazione, la sudorazione e la regolazione della temperatura non differivano da quelli degli indigeni. Pubblicò i risultati nel 1890 sul giornale medico delle Indie.

La famiglia

Il 21 luglio 1888 sposò a Batavia Bertha Julie Louise van der Kemp. Dal matrimonio nacque nel 1890 un figlio, Pieter Hendrik, che a sua volta divenne medico. Sulla sua vita privata, nota il Dizionario di biografia scientifica, si sa poco: era un uomo schivo, e la modestia, osserva la Fondazione Nobel, fece sì che i suoi meriti non fossero subito apprezzati dai connazionali.

Il ritorno e la cattedra di Utrecht

Nel 1896 rientrò nei Paesi Bassi in licenza di malattia e studiò statisticamente il beriberi, l’osmosi nel sangue e l’influenza delle stagioni sul metabolismo. Nel 1898 fu nominato professore di igiene e di medicina legale a Utrecht, succedendo a Van Overbeek de Meyer. Il 1° ottobre tenne la prolusione sulla salute e le malattie nelle regioni calde.

A Utrecht si volse alla batteriologia. Mise a punto il suo test di fermentazione, con cui si stabilisce se l’acqua sia stata inquinata da feci umane o animali che contengono il colibacillo; per questo il nome Eijkman è rimasto legato a un metodo di laboratorio ancora usato in microbiologia. Studiò inoltre la velocità con cui i batteri muoiono sotto l’effetto di vari fattori, dimostrando che il processo non seguiva una curva logaritmica, e il rallentamento della crescita delle colonie sui terreni solidi. Per studiare la rabbia, nel 1900, compì un viaggio di studio a Parigi. Con batteri luminosi controllò anche l’efficacia dei filtri per l’acqua potabile.

Christiaan Eijkman in una fotografia del 1923, negli anni dell'insegnamento a Utrecht
Christiaan Eijkman in una fotografia del 1923, negli anni dell'insegnamento a Utrecht — Autore sconosciuto, Public domain. Wikimedia Commons

Non si limitò all’università. Si interessò di approvvigionamento idrico, abitazioni, igiene scolastica ed educazione fisica, e come membro del Consiglio e della Commissione per la sanità partecipò alla lotta contro l’alcolismo e la tubercolosi, di cui fondò l’associazione olandese di contrasto. Come docente era noto per la chiarezza e per lo spirito critico: metteva in guardia gli studenti dall’accettare i dogmi, secondo la Fondazione Nobel. Nell’anno accademico 1912-1913 fu rettore dell’università e concluse il mandato con un discorso dal motto «Simplex non veri sigillum», capovolgimento del motto di Boerhaave Simplex sigillum veri. Nel 1928, a settant’anni, lasciò l’insegnamento.

Il premio Nobel

Nel 1929 il premio Nobel per la medicina fu assegnato a Eijkman e a Hopkins. La motivazione ufficiale parla della scoperta della vitamina antineuritica. Il Dizionario di biografia scientifica racconta che la salute non gli permise di ritirare il premio di persona: il discorso che aveva preparato fu stampato nella raccolta dei Premi Nobel. Il Dizionario olandese lo descrive come scritto «nel crepuscolo della sua vita» e nota che vi mancano molti riconoscimenti dovuti alla visione di Grijns, che a Eijkman era costata tanta fatica accettare.

Era stato nominato membro corrispondente dell’Accademia reale delle scienze olandese nel 1895 e membro effettivo nel 1907. Ebbe inoltre la medaglia John Scott, la nomina a socio straniero dell’Accademia nazionale delle scienze di Washington, che secondo il Dizionario olandese era la distinzione a cui teneva di più, e a socio onorario del Royal Sanitary Institute di Londra. L’enciclopedia tedesca ricorda anche l’onorificenza di cavaliere dell’Ordine del Leone dei Paesi Bassi nel 1920 e il grado di commendatore dell’Ordine di Orange-Nassau nel 1928. Nel 1923 fu istituito un fondo per una medaglia che porta il suo nome, destinata a promuovere la ricerca sull’igiene tropicale.

La morte

Morì a Utrecht il 5 novembre 1930, dopo una lunga malattia. La data è la stessa nella Fondazione Nobel, nel Dizionario biografico dei Paesi Bassi, nell’Enciclopedia italiana e nelle edizioni di Wikipedia in italiano, inglese, olandese e tedesco, e l’edizione olandese rimanda all’atto di morte dello stato civile di Utrecht del 1930. Aveva settantadue anni.

Dove riposa

La scheda di Wikidata e la Wikipedia olandese indicano come luogo di sepoltura il crematorio di Driehuis, a Velsen, nei Paesi Bassi. La Wikipedia olandese rimanda a Find a Grave, un archivio gestito dagli utenti, e noi non abbiamo trovato altre fonti: la notizia va quindi presa con questa cautela.

L’eredità

All’Eijkman sono intitolati il cratere lunare Eijkman, dal 1970, l’asteroide 9676 Eijkman, dal 2000, e una punta della costa occidentale della penisola antartica, dal 1959. In Indonesia l’istituto di biologia molecolare Eijkman, erede del laboratorio dove lavorò, porta il suo nome: secondo l’enciclopedia tedesca la denominazione risale al 1938. Il suo nome indica anche il test di fermentazione per i coliformi. Resta un paradosso, notato dal Dizionario olandese: il biochimico Jansen lo definì «padre riluttante» della dottrina delle vitamine, perché Eijkman era troppo preso dai microrganismi per leggere subito nella propria scoperta una carenza.

Le opere

  • 1883: Over polarisatie in de zenuwen, tesi di dottorato.
  • 1890: i risultati sulla fisiologia degli europei nei Tropici, nel giornale medico delle Indie.
  • 1893: Physiologie van den mensch, manuale per gli studenti di Batavia.
  • 1897: la polinevrite dei polli e il riso brillato, pubblicata dopo i primi esperimenti.
  • 1898: la prolusione di Utrecht sulla salute e le malattie nelle regioni calde.
  • 1901: Specifieke antistoffen (Haarlem).
  • 1904: Onzichtbare smetstoffen (Haarlem).
  • 1906: Een en ander over voeding (Haarlem).
  • 1907: Hygiënische strijdvragen (Rotterdam).

Date da ricordare

  • 11 agosto 1858: nasce a Nijkerk (l’Enciclopedia italiana del 1938 scrive 14 agosto).
  • 13 luglio 1883: dottorato ad Amsterdam, poi la partenza per le Indie.
  • Ottobre 1886: riparte per le Indie con la commissione sul beriberi.
  • 15 gennaio 1888: diventa direttore del laboratorio di Batavia.
  • 1897: pubblica le osservazioni sulla polinevrite dei polli.
  • 1898: cattedra di igiene e medicina legale a Utrecht.
  • 1929: premio Nobel per la medicina, con Hopkins.
  • 5 novembre 1930: muore a Utrecht.

1858–1930

Dove riposa

Crematorio di Driehuis, Velsen (Paesi Bassi)

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: Jan Veth, Public domain (Wikimedia Commons)

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