Luigi Einaudi
Politico, Economista e Giornalista italiano, 2º Presidente della Repubblica Italiana
- Nascita
- Scomparsa
Riposa a Cimitero Monumentale di Dogliani
Il rito
Un pensiero
Lascia un pensieroNascita: 24 marzo 1874, Carrù. Morte: 30 ottobre 1961, Roma, a 87 anni.
Chi era
Luigi Einaudi è stato un economista, un giornalista e un uomo politico piemontese. Dal 1948 al 1955 ha ricoperto la carica di secondo Presidente della Repubblica Italiana, ed è ricordato tra i padri della Repubblica per la scrupolosa correttezza costituzionale con cui esercitò il mandato. Prima del Quirinale era stato professore di scienza delle finanze, direttore di riviste, Senatore del Regno, Governatore della Banca d’Italia e Ministro. Fu un sostenitore convinto del liberalismo economico e dell’idea di un’Europa federata.
Infanzia e famiglia d’origine
Nacque a Carrù, in provincia di Cuneo, il 24 marzo 1874. Il padre, Lorenzo, lavorava come ricevitore delle imposte; la madre si chiamava Placida Fracchia. All’anagrafe fu registrato con i nomi Luigi, Numa e Lorenzo. Nel 1888 il padre morì e la vedova andò a vivere a Dogliani, paese d’origine dei suoi, portando con sé i quattro figli: Luigi, Costanzo, Annetta e Maria.
A Dogliani il ragazzo trovò una figura importante: lo zio materno Francesco Fracchia, avvocato e notaio, appassionato di storia locale e agricoltore, che secondo il Dizionario biografico degli italiani lo avvicinò al mondo rurale. Quel legame con la campagna e con il paese non si spezzò più: il primo articolo di Einaudi, uscito nel 1893, riguardava la distribuzione della proprietà agricola proprio a Dogliani, come ricorda la Fondazione che porta il suo nome.
Gli studi a Torino
Studiò a Savona nelle Scuole pie, poi a Torino nel Convitto nazionale Umberto I, e si diplomò con il massimo dei voti al liceo classico Cavour. All’università di Torino frequentò il Laboratorio di economia politica di Salvatore Cognetti de Martiis. Nel 1895 conseguì la laurea in giurisprudenza; la Fondazione Einaudi precisa che la tesi riguardava la crisi agraria in Inghilterra.
In quegli anni si avvicinò al movimento socialista e collaborò per circa un decennio alla rivista Critica sociale di Filippo Turati. Secondo il Dizionario biografico degli italiani, a diciannove anni aveva scritto a Turati una lettera. Con l’inizio del Novecento si spostò su posizioni sempre più nettamente liberiste.
Il professore, il giornalista, la famiglia
Dal 1902 insegnò scienza delle finanze all’università di Torino (così Treccani); ebbe incarichi anche al Politecnico di Torino e alla Bocconi di Milano. Collaborò con La Stampa e, dal 1903, con il Corriere della Sera di Luigi Albertini. Sul numero degli scritti per il Corriere le fonti divergono: Wikipedia in italiano parla di 2.744 tra articoli ed editoriali, il Dizionario biografico di circa 1.700 pezzi in oltre vent’anni. Dal 1908 fu anche corrispondente italiano del settimanale The Economist (Fondazione Einaudi) e diresse la rivista La Riforma sociale fino alla chiusura imposta dal regime nel 1935; poi fondò la Rivista di storia economica, che diresse fino al 1943.
Il 19 dicembre 1903 sposò Ida Pellegrini, figlia di un Conte veronese. Secondo Wikipedia in inglese l’aveva conosciuta quando era suo insegnante alla Regia Scuola di commercio di Torino. Ebbero cinque figli, di cui tre arrivarono all’età adulta: Mario, studioso di scienze politiche, Roberto, che fu ingegnere e imprenditore, e Giulio, il futuro editore. Maria Teresa visse un solo anno (1909-1910) e Lorenzo morì a due anni (1917-1919). Il salotto torinese della coppia accoglieva ogni giovedì gli intellettuali piemontesi.
Senatore, e poi di fronte al fascismo
Fu Francesco Saverio Nitti a proporlo come Senatore del Regno, nomina del 6 ottobre 1919. Nel 1920 riunì in un volume, Lettere di Junius, articoli del Corriere in cui auspicava un’Europa federata. Quanto al fascismo, la Fondazione Einaudi ricorda che all’inizio guardò al movimento senza ostilità; dopo il delitto Matteotti del 1924 prese posizione contro il regime con l’articolo Il silenzio degli industriali. Nel 1925 aderì al Manifesto degli intellettuali antifascisti, scritto da Benedetto Croce, e lasciò il Corriere quando Albertini fu estromesso; l’anno seguente fu escluso dall’insegnamento alla Bocconi e al Politecnico.
Nel 1931 Croce lo convinse a mantenere almeno la cattedra di Torino, e Einaudi prestò il giuramento di fedeltà richiesto per evitare che il posto passasse a un professore fascista. Secondo Wikipedia in italiano, al Senato fu tra i 46 che nel 1928 votarono contro la legge elettorale della lista unica e votò contro le leggi razziali del 1938.
L’esilio in Svizzera
Dopo la caduta del fascismo fu nominato rettore dell’università di Torino (31 agosto 1943). All’indomani dell’8 settembre riparò in Svizzera, dove scrisse le Lezioni di politica sociale e mantenne i contatti con Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, aderendo al Movimento federalista europeo. Rientrò in Italia il 9 dicembre 1944.


La ricostruzione
Il 5 gennaio 1945 divenne Governatore della Banca d’Italia, incarico che tenne fino all’11 maggio 1948; fece parte anche della Consulta nazionale. La vigilia del referendum istituzionale, il 24 maggio 1946, dichiarò pubblicamente sul quotidiano L’Opinione di preferire la monarchia, con un articolo intitolato Perché voterò per la monarchia. Fu poi eletto all’Assemblea costituente, dove entrò nella Commissione dei Settantacinque.
Nel quarto governo De Gasperi fu vicepresidente del Consiglio e Ministro del Bilancio (1947). La sua politica di restrizione del credito, detta linea Einaudi, fu criticata dalla sinistra, che temeva più disoccupazione, e da una parte degli industriali. Il Dizionario biografico osserva che, pur essendo difficile stimarne gli effetti, per gli storici non c’erano alternative valide e che furono decisivi gli aiuti del piano Marshall del 1948. Secondo Wikipedia in italiano, la minore tassazione e i dazi ridotti di quegli anni prepararono il boom economico.
La presidenza della Repubblica
Dopo il fallimento della candidatura di Carlo Sforza, l’11 maggio 1948 Einaudi fu eletto al quarto scrutinio, con 518 voti (872 votanti per Wikipedia in italiano, 871 per il Dizionario biografico). Nel discorso d’insediamento disse di aver dato alla Repubblica, pur avendo preferito la monarchia, «qualcosa di più di una mera adesione». Si installò al Quirinale, occupando, spiega il Dizionario, gli appartamenti più modesti della cosiddetta manica lunga e non quelli reali.
Da presidente rinviò alle Camere quattro leggi: due il 9 aprile 1949 perché prive di copertura finanziaria, una l’11 gennaio 1950 per il concorso pubblico dei magistrati e una nel novembre 1953 per ragioni di opportunità. Nell’agosto 1953, dopo il fallimento dell’incarico a Piccioni, affidò il governo a Giuseppe Pella (il 17 agosto per Wikipedia in italiano, il 13 per il Dizionario biografico): si trattò del primo governo detto del Presidente dell’Italia repubblicana. Durante il mandato diede l’incarico di formare il governo a quattro presidenti del Consiglio (De Gasperi, Pella, Fanfani e Scelba) e nominò otto senatori a vita, tra cui Trilussa e Luigi Sturzo; Arturo Toscanini rinunciò alla nomina.
Una curiosità riferita da Wikipedia in inglese: nel 1950 il settimanale Candido pubblicò una vignetta in cui i corazzieri del Quirinale erano sostituiti da bottiglie di Nebbiolo, il vino dell’azienda agricola dell’Einaudi; un tribunale la giudicò lesiva del capo dello Stato e condannò il direttore, Giovannino Guareschi. Quanto al carattere, il Dizionario riporta l’aneddoto, raccontato da Ennio Flaiano, della pera troppo grossa che a tavola Einaudi avrebbe voluto dividere con i commensali.
Alla scadenza del mandato, nel 1955, Einaudi aveva ottantun anni. Al primo scrutinio ricevette 120 voti, che scesero e poi risalirono a 70 al quarto, quando fu eletto Giovanni Gronchi.
Gli ultimi anni
Rientrò in Senato come Senatore di diritto e riprese a scrivere per il Corriere. Pubblicò le dispense Prediche inutili, raccolte in volume nel 1959, e il libro di ricordi Lo scrittoio del Presidente (1956). Si presentò in pubblico per l’ultima volta a Torino, nel settembre 1961, al convegno della Mont Pelerin Society, dove sostenne che chi studia l’economia resta un uomo per intero, con le sue passioni e il peso delle generazioni che lo hanno preceduto (così il Dizionario biografico). La sua rubrica sul Corriere, Le prediche della domenica, uscì fino all’inizio di ottobre dello stesso anno.
Le opere
- 1900 — Un principe mercante. Studi sull’espansione coloniale italiana
- 1902 — Studi sugli effetti delle imposte
- 1920 — Lettere di Junius
- 1932 — Principi di scienza delle finanze
- 1944 — I problemi economici della federazione europea (Lugano)
- 1954 — Il buongoverno, antologia curata da Ernesto Rossi
- 1956 — Lo scrittoio del Presidente
- 1959 — Prediche inutili
La morte
Colpito da una broncopolmonite, Luigi Einaudi morì a Roma il 30 ottobre 1961, a ottantasette anni. Si tennero funerali di Stato. Il Dizionario biografico degli italiani racconta che la salma fu tumulata nel Cimitero di Dogliani; Wikipedia in italiano indica come data il 2 novembre.
Dove riposa
Riposa nel Cimitero di Dogliani, in provincia di Cuneo, il paese materno dove aveva trascorso l’adolescenza, condotto per anni la sua azienda agricola e trascorso le vacanze anche da Presidente (fonte: Dizionario biografico degli italiani, vol. 42, 1993, e Wikipedia in italiano).
L’eredità
A lui è intitolata la biblioteca di Dogliani e il campus dell’università di Torino progettato da Norman Foster. Il figlio Mario, professore alla Cornell University, fondò la Fondazione Luigi Einaudi di Torino; Wikipedia in inglese ricorda anche l’Einaudi Institute for Economics and Finance, centro di ricerca della Banca d’Italia, e il nipote Ludovico, compositore. Il figlio Giulio diede vita alla casa editrice che porta il cognome di famiglia.

Date da ricordare
- 24 marzo 1874 — nascita a Carrù
- 19 dicembre 1903 — il matrimonio con Ida Pellegrini
- 6 ottobre 1919 — la nomina a Senatore del Regno
- 1925 — la firma del Manifesto degli intellettuali antifascisti
- 8 settembre 1943 — l’armistizio, poi l’esilio in Svizzera
- 5 gennaio 1945 — Governatore della Banca d’Italia
- 11 maggio 1948 — elezione a Presidente della Repubblica
- 11 maggio 1955 — fine del mandato
- 30 ottobre 1961 — la morte a Roma
1874–1961
Dove riposa
Cimitero Monumentale di Dogliani, Dogliani (CN)
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, voce «Luigi Einaudi» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, voce «Luigi Einaudi» consultata il 15 ottobre 2026
- Wikidata, «Luigi Einaudi» (Q1242) consultata il 15 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia online, voce «Einaudi, Luigi» consultata il 15 ottobre 2026
- Treccani, Dizionario biografico degli italiani, vol. 42 (1993), voce «Einaudi, Luigi» di Riccardo Faucci consultata il 15 ottobre 2026
- Fondazione Luigi Einaudi di Torino, pagina biografica «Luigi Einaudi» consultata il 15 ottobre 2026
Immagine: Autore sconosciuto, Public domain (Wikimedia Commons)
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