Albert Einstein
Fisico svizzero-tedesco e statunitense
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Albert Einstein, nato a Ulm, nel Regno di Württemberg, il 14 marzo 1879 e morto a Princeton, nel New Jersey, il 18 aprile 1955, è stato un fisico teorico tedesco, poi svizzero e statunitense. È l’autore della teoria della relatività, speciale e generale, e di lavori fondamentali sulla natura della luce; il premio Nobel per la fisica del 1921, che gli fu conferito nel 1922, riconobbe in particolare la sua legge sull’effetto fotoelettrico. Fu anche un cittadino attento ai problemi del suo tempo: si espresse per la pace, difese i diritti civili e, come ebreo, fuggì dalla Germania nazista.
Infanzia e famiglia
I genitori, ebrei non praticanti, erano Hermann Einstein, venditore e ingegnere, e Pauline Koch. Nel 1880 la famiglia si trasferì a Monaco di Baviera, dove il padre e lo zio Jakob aprirono una piccola fabbrica di apparecchi elettrici. Secondo Wikipedia in inglese i genitori temettero per un certo tempo che il bambino avesse un problema di apprendimento, perché parlava tardi. A cinque anni, malato a letto, ricevette dal padre una bussola: ricordò poi che dietro le cose doveva esserci qualcosa di profondamente nascosto. Lo scrive anche Britannica, che cita come altro momento decisivo l’incontro con un libro di geometria a dodici anni.
Frequentò una scuola elementare cattolica e dal 1887 il Luitpold Gymnasium, di cui non amava il metodo, basato sulla memorizzazione. Un giovane studente di medicina, Max Talmud, che spesso cenava a casa sua, gli prestò libri di scienza e di filosofia. Nel 1894 l’impresa del padre e dello zio fallì e la famiglia si trasferì in Italia, a Milano e poi a Pavia; Albert, che aveva quindici anni, restò a Monaco per finire gli studi, ma dopo pochi mesi lasciò la scuola con l’aiuto di un certificato medico e raggiunse i genitori. In Italia scrisse un breve saggio sullo stato dell’etere in un campo magnetico (Wikipedia in inglese).
Gli studi
Nel 1895, a sedici anni, tentò l’esame di ammissione al Politecnico federale di Zurigo: non raggiunse il livello richiesto nella parte generale, ma andò molto bene in fisica e in matematica. Su consiglio del direttore terminò la scuola superiore ad Aarau, in Svizzera, dove abitò presso la famiglia di Jost Winteler e si diplomò nel settembre 1896 con il massimo dei voti in diverse materie. Nel gennaio 1896 aveva rinunciato alla cittadinanza del Württemberg, per evitare il servizio militare. La cittadinanza svizzera arrivò nel 1901 (Britannica).

Al Politecnico studiò per diventare insegnante di matematica e fisica. Strinse amicizia con Marcel Grossmann, che lo aiutò a cavarsela negli studi e più tardi con la matematica della relatività, e conobbe una compagna serba, Mileva Marić, con cui ebbe una relazione. Si diplomò nel 1900. Non riuscì a trovare un posto di insegnante, nonostante quasi due anni di domande, e grazie al padre di Grossmann ottenne un impiego all’Ufficio brevetti di Berna, come assistente di terza classe. Nel gennaio 1903 sposò Mileva; nel maggio 1904 nacque il figlio Hans Albert e nel luglio 1910 il secondo, Eduard. Dalle lettere pubblicate nel 1987 si seppe anche di una figlia, Lieserl, nata nel 1902: della sua sorte non si sa nulla di certo (Wikipedia in inglese).
L’anno miracoloso
All’Ufficio brevetti Einstein esaminava domande di invenzioni, e le questioni sulla trasmissione dei segnali e sulla sincronizzazione degli orologi che incontrava nel lavoro avevano forse un legame con i suoi pensieri sul tempo. Con gli amici Conrad Habicht e Maurice Solovine formò un gruppo di discussione, ironicamente chiamato Accademia Olimpia, dove si leggevano Poincaré, Mach e Hume.

Nel 1905, detto annus mirabilis, pubblicò quattro lavori: sull’effetto fotoelettrico, sul moto browniano, sulla relatività ristretta e sull’equivalenza fra massa ed energia, da cui venne la formula E = mc². Nello stesso anno presentò la tesi di dottorato all’Università di Zurigo, discussa il 30 aprile e approvata tre mesi dopo; il titolo gli fu conferito formalmente nel gennaio 1906 (Wikipedia in inglese).
Dalla cattedra a Berlino
Nel 1908 ottenne un incarico a Berna e nel 1909 una cattedra di professore straordinario a Zurigo. Nel 1911 fu professore a Praga e nel 1912 tornò al Politecnico di Zurigo. Max Planck e Walther Nernst andarono a cercarlo per convincerlo a trasferirsi a Berlino, con un posto all’Accademia prussiana, la direzione del futuro Istituto di fisica Kaiser Wilhelm e una cattedra senza obblighi didattici: Einstein accettò nel 1913 e si trasferì nel 1914. Allo scoppio della prima guerra mondiale non firmò il manifesto dei novantatré intellettuali tedeschi a favore della guerra e sottoscrisse invece un appello rivolto agli europei; diresse l’Istituto dal 1917.
Nel 1912 aveva intrecciato una relazione con la cugina Elsa Löwenthal. Mileva tornò a Zurigo con i figli e il divorzio fu pronunciato il 14 febbraio 1919; nello stesso anno Einstein sposò Elsa. Se avesse vinto il Nobel, il denaro sarebbe andato a Mileva, come stabilito nell’accordo di divorzio (Wikipedia in inglese). Il figlio Eduard, a cui da giovane fu diagnosticata una schizofrenia, trascorse il resto della vita fra la cura della madre e le cliniche.
La relatività generale e la fama
Nel 1915 completò la teoria generale della relatività, che estendeva la sua meccanica alla gravitazione. Una conferma venne dall’eclissi di sole del 29 maggio 1919: le osservazioni guidate da Arthur Eddington risultarono in linea con i calcoli sulla deviazione della luce, e i giornali di tutto il mondo ne parlarono.

Einstein divenne, nelle parole di Wikipedia in inglese, forse il primo scienziato famoso come una celebrità. Nel 1921 viaggiò negli Stati Uniti; nel 1922 compì un lungo giro in Asia e per questo non poté andare a Stoccolma per il Nobel: il premio del 1921, rimasto non assegnato, gli fu conferito nel 1922, e alla cena il suo posto fu occupato da un diplomatico tedesco. Fu poi membro del Comitato per la cooperazione intellettuale della Società delle Nazioni, dal 1922 al 1932, e ricevette nel 1925 la medaglia Copley della Royal Society.
L’esilio e gli Stati Uniti
Quando, nel gennaio 1933, Adolf Hitler andò al potere, Einstein era in visita negli Stati Uniti. Non tornò a Berlino: a fine marzo, sbarcato ad Anversa, consegnò il passaporto al consolato tedesco e rinunciò alla cittadinanza. Poco prima la Gestapo aveva perquisito più volte l’appartamento di famiglia e i suoi libri furono tra quelli bruciati dai nazisti. Passò qualche mese in Belgio e in Inghilterra, dove sollecitò aiuti per gli scienziati ebrei, e il 3 ottobre 1933 tenne alla Royal Albert Hall un discorso sulla libertà accademica. Pochi giorni dopo tornò negli Stati Uniti per lavorare all’Institute for Advanced Study di Princeton, dove restò fino alla morte.
Abitò a Princeton dal 1935. Elsa morì nel dicembre 1936, dopo una malattia di cuore e di reni. Einstein diventò cittadino statunitense nel 1940 (Wikipedia in inglese). Il 2 agosto 1939 firmò la lettera al Presidente Roosevelt, scritta in gran parte dal fisico Leó Szilárd, che avvertiva della possibile costruzione di armi atomiche in Germania; nel 1954 disse a Linus Pauling di aver commesso un grande errore firmandola, ma che c’era una giustificazione nel pericolo di una bomba tedesca. Nel 1955 sottoscrisse con Bertrand Russell e altri uno scritto sui rischi delle armi nucleari.
Gli ultimi anni
Nel dopoguerra Einstein si impegnò per il movimento a favore di un governo mondiale e collaborò con Chaim Weizmann alla fondazione dell’Università ebraica di Gerusalemme; secondo il sito del Nobel gli fu offerta la presidenza dello Stato di Israele, che rifiutò. A Princeton si iscrisse alla NAACP e sostenne le battaglie per i diritti dei neri; nel 1946 ricevette una laurea honoris causa dalla Lincoln University, in Pennsylvania, e nel 1951 si offrì come testimone di moralità per W. E. B. Du Bois. Continuò a lavorare a una teoria unitaria dei campi, senza successo, e a mettere in discussione l’interpretazione della meccanica quantistica che attribuiva un ruolo fondamentale al caso, con la frase “Dio non gioca a dadi”. Lasciò i suoi archivi e i suoi diritti all’Università ebraica di Gerusalemme.
Le opere
- 1905 — i quattro lavori dell’annus mirabilis: effetto fotoelettrico, moto browniano, relatività ristretta, equivalenza fra massa ed energia
- 1905 — tesi di dottorato Una nuova determinazione delle dimensioni molecolari
- 1915-1916 — la teoria generale della relatività
- 1917 — lavoro sull’emissione spontanea e stimolata della radiazione, alla base del laser
- 1924-1925 — con Satyendra Nath Bose, le basi della statistica di Bose-Einstein
- 1938 — L’evoluzione della fisica, opera di divulgazione
La morte
Il 17 aprile 1955 Einstein ebbe un’emorragia interna: era scoppiato un aneurisma dell’aorta nell’addome, che nel 1948 il chirurgo Rudolph Nissen aveva rinforzato con un’operazione. Rifiutò un’operazione dicendo, secondo Wikipedia in inglese, che voleva andarsene quando decideva lui e che prolungare artificialmente la vita era di cattivo gusto. Portò con sé in ospedale la bozza di un discorso per il settimo anniversario di Israele, che non poté finire. Morì nell’ospedale di Princeton nelle prime ore del 18 aprile, a settantasei anni (Wikipedia in italiano indica l’ora 1.15); aveva lavorato quasi fino alla fine.
Nel 1965 Robert Oppenheimer, in un discorso alla sede dell’UNESCO, lo ricordò come un uomo quasi privo di sofisticazione e di mondanità, con “una purezza infantile e ostinata” (Wikipedia in inglese).
Le ceneri e il cervello
Einstein aveva chiesto di non diventare oggetto di un culto: non voleva un museo nella sua casa né un luogo di pellegrinaggio (New Jersey Monthly, 1978). Il corpo fu cremato a Trenton e le ceneri furono sparse in un luogo non reso noto. La rivista riferisce che il medico Otto Nathan le disperse in un fiume, “presumibilmente” il Delaware. Per questo non esiste una tomba.
Durante l’autopsia il patologo Thomas Harvey tolse il cervello per conservarlo. Le fonti non concordano su un punto: Wikipedia in inglese e la rivista Hektoen International scrivono che lo fece senza il consenso della famiglia; New Jersey Monthly scrive invece che era stato lo stesso Einstein a chiedere l’asportazione per studio e che la famiglia ne dispose l’esecuzione durante l’autopsia. Secondo Wikipedia in italiano i parenti, informati in seguito, accettarono per il bene della scienza che fosse sezionato in 240 parti da inviare ad altrettanti ricercatori; la parte maggiore è custodita nell’ospedale di Princeton.
L’eredità
Nel 1999 la rivista Time lo ha nominato personaggio del secolo. In suo onore l’elemento sintetico einsteinio fu chiamato così nel 1955, pochi mesi dopo la morte. Nel 1979 a Washington, davanti all’Accademia nazionale delle scienze, fu inaugurato un memoriale opera di Robert Berks, e la sua casa di Princeton è monumento storico nazionale dal 1976 (Wikipedia in inglese). Il 2005 è stato dichiarato Anno mondiale della fisica nel centenario del suo anno miracoloso.
Date da ricordare
- 14 marzo 1879 — nasce a Ulm
- 1905 — l’anno dei quattro lavori fondamentali
- Novembre 1915 — la relatività generale; 29 maggio 1919 l’eclissi che la conferma
- 1922 — gli viene conferito il Nobel per la fisica del 1921
- Marzo-ottobre 1933 — lascia la Germania e si trasferisce a Princeton
- 2 agosto 1939 — la lettera a Roosevelt
- 1940 — cittadino degli Stati Uniti
- 18 aprile 1955 — muore a Princeton
1879–1955
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, «Albert Einstein» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, «Albert Einstein» consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, «Albert Einstein» (Q937) consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia on line, «Einstein, Albert» consultata il 16 ottobre 2026
- Encyclopaedia Britannica, «Albert Einstein» consultata il 16 ottobre 2026
- NobelPrize.org, «Albert Einstein – Biographical» consultata il 16 ottobre 2026
- New Jersey Monthly, «The Search for Einstein's Brain», agosto 1978 consultata il 16 ottobre 2026
- Hektoen International, «Look what they've done to my brain: Einstein's last wish ignored» consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: Oren Jack Turner, Public domain (Wikimedia Commons)
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