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Claudio Graziano

Generale italiano

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Claudio Graziano nacque a Torino e dall’Accademia militare di Modena, frequentata dal 1972 al 1974, passò alla Scuola di applicazione della sua città, dove si laureò in scienze strategiche militari. Fu anche istruttore militare di sci. Ai corsi in Italia aggiunse l’United States Army War College (1996-97) e due lauree, a Trieste in scienze diplomatiche e internazionali e a Roma in scienze sociali.

Il primo incarico, nel 1976, fu alla guida di un plotone di fucilieri del battaglione alpini «Susa» di stanza a Pinerolo; l’anno dopo fu vicecomandante di una compagnia controcarri della Brigata alpina «Taurinense», con esercitazioni in Danimarca e Norvegia. Dal 1980 comandò una compagnia mortai e poi una compagnia alpini nel battaglione «Trento», e nel 1983 guidò una compagnia allievi ufficiali della Scuola Militare Alpina di Aosta. Dopo il corso di stato maggiore, nel 1987, passò allo stato maggiore dell’Esercito.

Nel 1992 tornò al battaglione «Susa» da comandante e partecipò con lui alla missione ONUMOZ in Mozambico. Colonnello nel 1996, guidò il 2º Reggimento alpini, e nel 2001 fu addetto militare presso l’ambasciata italiana a Washington, dove ebbe i gradi di generale di brigata. Dal 2004 al 2006 comandò la Brigata alpina «Taurinense»; nel frattempo, dal luglio 2005 al febbraio 2006, fu a capo della brigata multinazionale di Kabul, in Afghanistan, con la responsabilità operativa della provincia.

Nel 2007 l’ONU gli affidò il comando della forza e la guida della missione UNIFIL in Libano, per tre anni, anche con responsabilità sulla componente civile. Nel 2010 fece da capo di gabinetto a Ignazio La Russa, allora Ministro della Difesa. Dal 2011 guidò come capo di stato maggiore l’Esercito italiano, e dal 2015 al 2018 fu capo di stato maggiore della difesa, al comando delle forze armate.

Dal 2018 al 2022 presiedette il Comitato militare dell’Unione europea, fino al subentro del generale austriaco Robert Brieger. Il 20 aprile 2022 la Cassa Depositi e Prestiti lo indicò come Presidente di Fincantieri. Nello stesso anno uscì, con Marco Valerio Lo Prete, il suo libro Missione. Dalla guerra fredda alla difesa europea, edito dalla Luiss. Morì a Roma a settant’anni.

La sua carriera racconta una lunga strada percorsa passo dopo passo: dall’alpino che comandava un plotone a Pinerolo al generale che guidava le forze armate italiane e poi un organismo militare europeo, passando per Mozambico, Afghanistan e Libano. Il suo percorso torna più volte alle truppe alpine, dove aveva cominciato.

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Immagine: Autore sconosciuto, CC BY 2.5 (Wikimedia Commons)

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