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Dan Patch

Cavallo da corsa al passo, campione mondiale del miglio con 1:55¼ nel 1905, il cavallo più celebre d'America a inizio Novecento

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A Oxford, nell’Indiana, il 29 aprile 1896 nacque in una scuderia da affitto un puledro che non riusciva a stare in piedi da solo. Aveva le gambe così storte che in paese lo chiamavano «la follia di Messner», dal nome del commerciante di stoffe che lo aveva fatto nascere, Daniel Messner. Qualcuno suggerì perfino di sopprimerlo. Messner e i suoi amici lo tennero invece in posizione perché potesse bere il primo latte della madre, la cavalla Zelica, e le zampe, col tempo, si raddrizzarono: restò solo un garretto sinistro un po’ storto. Il padre era Joe Patchen, uno dei più veloci cavalli da passo del tempo, ma ancora mai messo alla prova come stallone. Per il nome Messner chiese all’associazione americana di Dan Patchen, unendo il proprio nome a quello del padre del puledro, ma i nomi erano già presi e gliene assegnarono uno vicino: Dan Patch.

Da giovane sembrava un cavallo come tanti. Messner stesso ricordò più tardi di averlo creduto adatto, al massimo, a tirare un carro di consegne. Ma John Wattles, il proprietario della scuderia in cui era nato, vide qualcosa di più e ottenne il permesso di allenarlo. Dovette risolvere il difetto del garretto con un ferro speciale e con un sulky più largo, perché la zampa sinistra tendeva a urtare la ruota. Nell’agosto del 1900, a quattro anni, Dan Patch esordì alla fiera della contea di Boswell davanti a oltre ottomila persone e vinse in tre batterie. Chiuse l’anno con quattro vittorie. L’anno dopo Messner lo affidò a Myron McHenry, considerato il miglior guidatore d’America, che dopo il primo giro di prova avrebbe detto al cavallo di essere o il più grande bluff del mondo o il più veloce. Dan Patch vinse a Windsor, a Detroit, a Cleveland, a Buffalo; a Oxford, il 14 novembre 1901, la città organizzò il primo «Dan Patch Day» e lo condusse per le strade al ritmo di un brano scritto per l’occasione, il «Dan Patch Two Step».

Nel 1902 le gare diventarono un problema per gli avversari: gli altri proprietari si rifiutavano di iscrivere i loro cavalli contro di lui, o gli ippodromi non permettevano più le scommesse. Fu venduto prima a un newyorkese, Manley Sturges, per la cifra record di ventimila dollari, e a dicembre dello stesso anno a Marion Willis Savage, di Minneapolis, per sessantamila. Savage era a capo della International Stock Food Company, che vendeva mangimi, e capì subito il valore di quel nome. Dan Patch smise di gareggiare in senso stretto e si esibì contro il cronometro, spesso preceduto da cavalli al galoppo che gli facevano da lepre. Nel 1903 stabilì più record, tra cui un miglio in un minuto e 56 secondi e un quarto a Memphis, che finì sulla prima pagina del New York Times. Savage lo portò in giro per il Paese su un vagone ferroviario fatto costruire apposta, con metà dello spazio per il cavallo e metà per i suoi stallieri e le lepri. Le folle erano immense: quarantamila persone a Des Moines, cinquantamila a Milwaukee.

Nel settembre del 1904, a Topeka, in Kansas, Dan Patch si ammalò dopo un allenamento. Un veterinario parlò di un’ernia strozzata, e allora non c’era modo di operarla; un altro pensò a un’occlusione intestinale, meno grave. I giornali di tutto il Paese seguirono giorno per giorno la sua salute, finché il 29 settembre fu dichiarato fuori pericolo. Il 26 ottobre, a Memphis, tornò in pista e fece segnare un minuto e 56 secondi. Nel 1905 il suo nome entrò definitivamente nella storia: al Minnesota State Fair lo vennero a vedere in novantottomila, e a Lexington, in Kentucky, tracciò il miglio in un minuto e 55 secondi e un quarto, un tempo che nessun cavallo da sulky aveva mai ottenuto. Il New York Times lo chiamò «il turbine nero». Il record resistette per oltre trent’anni. Nel 1906, al Minnesota State Fair, fece anche un minuto e 55 netti, che l’associazione non riconobbe, e Savage cambiò per questo il nome della sua azienda agricola in «International 1:55 Stock Food Farm».

Non fu soltanto un campione di velocità: fu un volto dell’America di inizio Novecento. Il suo nome e la sua immagine finirono su ogni sorta di prodotto, dai sigari alle carte da gioco, dalle macchine da cucire agli spartiti musicali. La sua pubblicità lo descriveva come un cavallo dal temperamento buono, che non correva la domenica. Fra la folla che andò a vederlo ci fu, ragazzo, Dwight Eisenhower, che nel 1904 aspettò in coda con i genitori alla fiera del Kansas; Harry Truman ricordò di avergli scritto da ragazzo una lettera di ammiratore. Nel 1909 si ritirò senza essere mai stato battuto in una gara aperta: aveva perso soltanto due batterie in tutta la carriera. Visse tra la scuderia della villa di Savage, a Minneapolis, e quella dell’azienda agricola di Hamilton, nel Minnesota: una costruzione sontuosa che chiamavano il «Taj Mahal». Ebbe figli, ma nessuno raggiunse la sua classe.

Morì l’11 luglio 1916, alla Savage Farm. Marion Savage, ricoverato in quei giorni per un intervento, morì il giorno dopo, circa trenta ore più tardi. Il padrone voleva farlo imbalsamare, ma non ne ebbe il tempo. Si ritiene che il cavallo sia sepolto nei terreni dell’azienda agricola di Savage, in una tomba senza lapide: la lapide di Oxford è soltanto un ricordo e non segna la sepoltura. Quel terreno oggi è vuoto, e non c’è un cartello a segnalarlo.

Il ricordo, però, non si è spento. La città di Savage, nel Minnesota, porta il nome del suo padrone; vi si celebra ogni anno, in giugno, la festa dei «Dan Patch Days», come a Oxford nel fine settimana dopo il Labor Day. A Oxford la strada principale è la «Dan Patch Highway» e un cartello indica il luogo di nascita. Nel 1953 è entrato nell’Harness Racing Museum & Hall of Fame, e nel 2019 nella Canadian Horse Racing Hall of Fame. Il cinema gli ha dedicato nel 1949 il film The Great Dan Patch, e lo cita il musical The Music Man. Una società storica, nata nel 1992, raccoglie ancora le sue carte, e nella biblioteca pubblica di Savage una sala dedicata conserva oggetti e documenti che lo riguardano.

Il puledro dalle gambe storte, che per poco non fu abbattuto, diventò il cavallo più celebre del suo tempo. Marion Savage disse di volergli bene come a un figlio. Dan Patch non perse mai una gara, e per più di trent’anni nessun cavallo andò più veloce di lui.

Dove riposa

Si ritiene sepolto in una tomba senza lapide nei terreni della International 1:55 Stock Food Farm (il «Taj Mahal»), Savage, Minnesota; a Oxford, Indiana, c'è una lapide commemorativa, non la tomba

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: T. Eaton Company, Public domain (Wikimedia Commons)

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Immagini

  • Dan Patch attaccato al sulky in una fotografia del 1905.

  • Dan Patch nel 1901 con il guidatore Myron McHenry, da una pubblicazione del New York Daily Tribune del 16 ottobre 1901.

  • Dan Patch davanti al suo vagone ferroviario privato, 1904 circa.

  • Cartolina illustrata d'epoca con Dan Patch, «campione del mondo dei cavalli da sulky», stampata a Minneapolis e Chicago da V. O. Hammon.

  • Ritratto litografico della testa di Dan Patch con il tempo di 1:55, stampato dalla M. W. Savage Art Company di Minneapolis.

  • La lapide commemorativa di Dan Patch a Oxford, nell'Indiana (fotografia del 21 aprile 2007).

A cura di Cimiteri.Online