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Eleanor Roosevelt

Attivista e first lady statunitense

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Chi era

Anna Eleanor Roosevelt, che nacque l’11 ottobre 1884 a New York e vi morì il 7 novembre 1962, fu la moglie del Presidente Franklin Delano Roosevelt e la first lady degli Stati Uniti dal 1933 al 1945, la più longeva nel ruolo. Per la Wikipedia inglese ridefinì quella funzione, fino ad allora legata alla rappresentanza e all’ospitalità, con conferenze stampa, una rubrica quotidiana sui giornali, viaggi e battaglie pubbliche. Rimasta vedova, fu delegata degli Stati Uniti alle Nazioni Unite e presiedette la commissione che preparò la Dichiarazione universale dei diritti umani, approvata il 10 dicembre 1948. Il Presidente Harry Truman la chiamò «la first lady del mondo».

Infanzia e famiglia

Era figlia di Anna Hall e di Elliott Roosevelt, fratello minore del Presidente Theodore Roosevelt, e apparteneva a una famiglia ricca dell’alta società newyorkese. L’infanzia fu segnata dai lutti, come racconta la Wikipedia inglese: la madre morì di difterite nel dicembre 1892, il fratellino Elliott nel maggio seguente, il padre nell’agosto 1894. Il Servizio dei parchi nazionali americani, citando la biografia della biblioteca presidenziale Roosevelt, ricorda che dopo la morte della madre andò a vivere con la nonna materna a Tivoli, nello Stato di New York, e fu istruita da insegnanti privati fino a quindici anni.

A quindici anni, nel 1899, fu mandata ad Allenswood, un collegio femminile alla periferia di Londra, dove restò fino al 1902. La direttrice, Marie Souvestre, si interessò a lei e la spinse a pensare con la propria testa. Eleanor imparò il francese e acquistò sicurezza; mantenne con la maestra una corrispondenza fino alla morte di lei, nel 1905. Dopo il ritorno a New York fu presentata in società, nel dicembre 1902, al Waldorf-Astoria. Si dedicò poi al lavoro sociale: entrò nella Junior League e insegnò danza e ginnastica in un quartiere povero della città.

Il matrimonio

Nell’estate del 1902 incontrò su un treno Franklin Roosevelt, suo parente alla lontana. Si fidanzarono in segreto, il 22 novembre 1903; Sara Delano, madre di lui, era contraria e gli fece promettere di non annunciare il fidanzamento per un anno. Il matrimonio fu celebrato a New York il 17 marzo 1905, e a condurre la sposa all’altare fu lo zio Theodore, allora presidente. Dal 1906 al 1916 nacquero sei figli: Anna, James, un Franklin morto nello stesso anno della nascita, Elliott, un secondo Franklin e John.

Il rapporto con la suocera pesò a lungo sulla coppia. Sara sceglieva le case, le gestiva e interveniva nell’educazione dei nipoti. Nel settembre 1918 Eleanor scoprì le lettere d’amore di Franklin a una sua segretaria, Lucy Mercer. Secondo la Wikipedia inglese, i due rimasero uniti grazie alla pressione di Sara e del consigliere politico Louis Howe, ma da allora il legame divenne soprattutto un’alleanza politica. Nell’agosto 1921, all’isola di Campobello, Franklin fu colpito da una malattia paralitica creduta poliomielite: Eleanor lo curò e, sempre secondo la stessa fonte, lo convinse a non abbandonare la politica, come invece suggeriva la madre.

Gli anni Venti e Val-Kill

Dal 1921 Eleanor cominciò a rappresentare il marito in pubblico, guidata da Howe. Entrò nella Lega sindacale delle donne, la Women’s Trade Union League, e nella sezione femminile del Partito democratico dello Stato di New York. Nel 1924 fece campagna per la rielezione a Governatore di Alfred Smith contro il proprio cugino Theodore Roosevelt junior. Quando Franklin diventò governatore, la coppia si trasferì ad Albany e lei girò lo Stato per visitare le istituzioni pubbliche e riferirgli ciò che vedeva.

Nel 1927 comprò con le amiche Marion Dickerman e Nancy Cook la Todhunter School for Girls, una scuola privata di New York dove insegnò letteratura e storia americana. Nello stesso anno, con Cook, Dickerman e Caroline O’Day, fondò a Hyde Park la Val-Kill Industries, una piccola fabbrica con cui le famiglie dei contadini della zona potevano integrare il reddito costruendo mobili e altri oggetti in modo artigianale. L’impresa non diventò mai il programma di sostegno immaginato e fu sciolta nel 1938; Eleanor trasformò gli edifici in una casetta di pietra, che dopo il 1945 fu la sua residenza stabile.

La casa di pietra di Val-Kill, a Hyde Park, dove Eleanor Roosevelt visse dopo la morte del marito
La casa di pietra di Val-Kill, a Hyde Park, dove Eleanor Roosevelt visse dopo la morte del marito — Acroterion, CC BY-SA 4.0. Wikimedia Commons

Prima dama degli Stati Uniti

Entrò alla Casa Bianca il 4 marzo 1933. Secondo il Servizio dei parchi nazionali, disse subito agli americani di non aspettarsi una first lady elegante, ma una signora semplice e ordinaria. Fu la prima a tenere regolari conferenze stampa, in tutto 348 durante i dodici anni di presidenza, ammettendo solo giornaliste; nel 1940 fu la prima moglie di un Presidente a parlare a una convention nazionale di partito. Dalla fine del 1935 scrisse sui giornali la rubrica «My Day», che continuò fino alla morte; fu anche autrice di una rubrica mensile su una rivista e conduttrice di una trasmissione radiofonica (Wikipedia inglese).

Girò il paese per visitare i cantieri dei programmi di assistenza, parlare con i lavoratori e riferire a Franklin. Per questo fu considerata gli occhi, le orecchie e le gambe del Presidente, scrive il Servizio dei parchi. Nel 1933, ricorda la Wikipedia inglese, visitò anche l’accampamento dei veterani che marciavano su Washington e cantò con loro; uno di quegli uomini commentò che Hoover aveva mandato l’esercito, Roosevelt la moglie. Il suo progetto principale dei primi due mandati fu Arthurdale, nel West Virginia: una comunità progettata per le famiglie di minatori senza lavoro, che la stessa fonte dice poi considerata in generale un fallimento.

I diritti civili

Per molti storici, citati dalla Wikipedia inglese, Eleanor fu molto più avanzata di Franklin sul tema dei diritti degli afroamericani. Visitò una scuola correzionale per ragazze nere di Washington e chiese più fondi per essa, invitò centinaia di ospiti afroamericani alla Casa Bianca e fece nominare Mary McLeod Bethune alla guida della divisione per i neri della National Youth Administration. Dietro le quinte fece pressioni per la legge Costigan-Wagner del 1934, che avrebbe reso il linciaggio un reato federale; Franklin rifiutò di sostenerla in pubblico e la legge non passò al Senato. Nel 1939 la Daughters of the American Revolution negò la sala della Constitution Hall alla cantante Marian Anderson: Eleanor si dimise dall’associazione e contribuì a organizzare un concerto sui gradini del Lincoln Memorial.

Non mancarono le critiche. La scrittrice Zora Neale Hurston le rimproverò di non essersi opposta alla stessa esclusione decisa dal consiglio scolastico di Washington per l’auditorium di una scuola pubblica. La cittadina di Eleanor, in West Virginia, fondata nel 1934 con il suo nome, era riservata ai bianchi, osserva la Wikipedia inglese. La stessa voce ricorda che nel 1943 rifiutò di intervenire a favore del sindacalista A. Philip Randolph, a Memphis, scrivendogli di essere stata consigliata di non fare nulla. Fino alla mezza età, aggiunge, espresse pregiudizi contro gli ebrei; poi li superò e negli anni Trenta chiese di accogliere più profughi dall’Europa, anche se per la storica Michelle Mart le sue azioni pubbliche restarono limitate. Ottenne lo status di rifugiati politici per 83 ebrei sbarcati dalla nave Quanza nell’agosto 1940, ma molte altre richieste furono respinte; il figlio James disse che il suo più grande rimpianto era stato non aver spinto di più Franklin sull’argomento.

La guerra

Nel 1941 e 1942 fu vicedirettrice della difesa civile, un ufficio che dirigeva insieme a Fiorello La Guardia, allora sindaco della città, con cui ebbe un braccio di ferro; lasciò l’incarico quando la Camera si infuriò per gli stipendi alti di alcuni collaboratori, fra cui due sue amiche. Nell’ottobre 1942 visitò le truppe in Inghilterra e, nell’agosto 1943, quelle nel Pacifico meridionale; secondo la Wikipedia inglese, dopo l’attacco a Pearl Harbor mise in guardia dall’isteria contro le minoranze e si oppose, in privato, all’ordine di Franklin che mandava i giapponesi americani nei campi di internamento. Franklin morì il 12 aprile 1945 e lei disse, secondo la biblioteca presidenziale, che la storia era finita.

Le Nazioni Unite

Rimasta vedova, Eleanor tornò a Val-Kill. Nel dicembre 1945 Truman la nominò delegata alle Nazioni Unite; Treccani, nell’Enciclopedia Italiana del 1949, scrive gennaio 1946, per la prima assemblea a Londra. Nell’aprile 1946 diventò la prima presidente della commissione per i diritti umani, confermata quando l’organismo fu reso permanente nel gennaio 1947. La commissione era formata da diciotto membri; con lei lavorarono il francese René Cassin, che compose la prima bozza, il libanese Charles Malik, il cinese Peng Chun Chang e il canadese John Humphrey, direttore della divisione diritti umani dell’ONU. Il sito delle Nazioni Unite scrive che fu riconosciuta come la forza trainante dell’approvazione del testo.

Il 28 settembre 1948 definì la Dichiarazione una sorta di Magna Carta internazionale per tutti gli uomini, e il 10 dicembre l’Assemblea generale, riunita a Parigi, la approvò senza voti contrari e con otto astensioni; l’assemblea, riferisce la Wikipedia inglese, le dedicò una standing ovation. Eleanor restò rappresentante americana nella commissione fino al 1953, anche dopo aver lasciato la presidenza nel 1951. Si dimise quando alla Casa Bianca arrivò Dwight Eisenhower, e continuò a lavorare per l’Associazione americana per le Nazioni Unite. Per tutti gli anni Cinquanta, secondo la Wikipedia inglese, tenne in media centocinquanta conferenze l’anno.

Eleanor Roosevelt con il manifesto della Dichiarazione universale dei diritti umani, a Lake Success, nel novembre 1949
Eleanor Roosevelt con il manifesto della Dichiarazione universale dei diritti umani, a Lake Success, nel novembre 1949 — FDR Presidential Library & Museum, CC BY 2.0. Wikimedia Commons

Nel 1961 il Presidente John Kennedy la riportò nella delegazione americana all’ONU, la nominò nel comitato consultivo del Peace Corps e le affidò la presidenza della prima commissione presidenziale sulla condizione femminile. Fu il suo ultimo incarico: morì prima che la commissione presentasse il rapporto.

La morte

Nell’aprile 1960, dopo essere stata investita da un’automobile a New York, le fu diagnosticata un’anemia aplastica. Nel 1962, secondo la Wikipedia inglese, la somministrazione di steroidi riattivò una tubercolosi dormiente nel midollo osseo, e morì per insufficienza cardiaca il 7 novembre nella sua casa al numero 55 di East 74th Street, sull’Upper East Side, assistita dalla figlia Anna, a 78 anni. La scheda della biblioteca presidenziale elenca come cause anemia aplastica, tubercolosi disseminata e scompenso cardiaco. Il Presidente Kennedy fece abbassare a mezz’asta le bandiere americane in tutto il mondo l’8 novembre.

Dove riposa

Il funerale si tenne a Hyde Park il 10 novembre 1962, alla presenza del Presidente Kennedy, del vicepresidente Lyndon Johnson e degli ex presidenti Truman ed Eisenhower, come scrive la Wikipedia inglese. Fu sepolta accanto al marito nel giardino delle rose di Springwood, la residenza di famiglia, oggi il sito storico nazionale della casa di Franklin D. Roosevelt: lo riportano il Servizio dei parchi nazionali e la biblioteca presidenziale.

Le tombe di Franklin ed Eleanor Roosevelt nel giardino delle rose di Springwood, a Hyde Park
Le tombe di Franklin ed Eleanor Roosevelt nel giardino delle rose di Springwood, a Hyde Park — Adam Jones from Kelowna, BC, Canada, CC BY-SA 2.0. Wikimedia Commons

L’eredità

Alla notizia della morte il New York Times la definì oggetto di un rispetto quasi universale, come ricorda la Wikipedia inglese. Il sondaggio annuale Gallup la indicò come la donna vivente più ammirata in tutti gli anni dal 1948 al 1961 tranne uno. Nel 1968 le Nazioni Unite le assegnarono alla memoria uno dei primi premi per i diritti umani. Il suo cottage di Val-Kill diventò nel 1977 per legge del Congresso il sito storico nazionale Eleanor Roosevelt. A New York, nel Riverside Park, un monumento dedicato a lei, opera della scultrice Penelope Jencks, fu inaugurato nel 1996 ed è stato il primo dedicato a una donna americana in un parco della città; a Washington la statua nel memoriale di Franklin Roosevelt, del 1997, è l’unica di una first lady in un monumento presidenziale. Dal 1982 le indagini del Siena College fra gli storici la collocano al primo posto fra le first lady americane.

Il monumento a Eleanor Roosevelt a Riverside Park, a New York, opera di Penelope Jencks (1996)
Il monumento a Eleanor Roosevelt a Riverside Park, a New York, opera di Penelope Jencks (1996) — User:Jim.henderson, Public domain. Wikimedia Commons

Le opere

  • This Is My Story (1937), la prima parte dell’autobiografia.
  • This I Remember (1949).
  • On My Own (1958).
  • You Learn By Living (1960).
  • The Autobiography of Eleanor Roosevelt (1961), raccolta dei volumi autobiografici.
  • Dal 1935 al 1962: la rubrica My Day sui giornali.

Date da ricordare

  • 11 ottobre 1884: nasce a New York.
  • 1899-1902: studia ad Allenswood, vicino a Londra.
  • 17 marzo 1905: sposa Franklin Roosevelt.
  • Agosto 1921: Franklin si ammala di poliomielite.
  • 4 marzo 1933: diventa first lady.
  • 1939: si dimette dalle Daughters of the American Revolution dopo il caso Marian Anderson.
  • 12 aprile 1945: muore Franklin Roosevelt.
  • 10 dicembre 1948: l’Assemblea generale approva la Dichiarazione universale dei diritti umani.
  • 1961: presiede la commissione presidenziale sulla condizione femminile.
  • 7 novembre 1962: muore a New York; è sepolta a Hyde Park il 10 novembre.

1884–1962

Dove riposa

Giardino delle rose di Springwood (Home of Franklin D. Roosevelt National Historic Site), Hyde Park, New York

Da dove viene quello che c'è scritto

Immagine: FDR Presidential Library & Museum, CC BY 2.0 (Wikimedia Commons)

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