François Truffaut
Regista francese
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Lascia un pensieroJules e Jim mi ha insegnato ad amare il cinema. Grazie, Truffaut.
Mariagrazia ·
Chi era
François Truffaut è stato un regista, sceneggiatore, produttore, attore e critico cinematografico francese, nato a Parigi il 6 febbraio 1932 e morto a Neuilly-sur-Seine il 21 ottobre 1984, a cinquantadue anni. Con i suoi amici dei «Cahiers du cinéma» (Godard, Chabrol, Rohmer, Rivette) fu tra i protagonisti della Nouvelle Vague, la «nuova ondata» che alla fine degli anni Cinquanta cambiò il modo di girare in Francia. Il suo primo lungometraggio, «I 400 colpi», raccontava con tenerezza l’infanzia di un ragazzo trascurato e fece il giro del mondo. Dietro quel film c’era la sua storia: un bambino cresciuto fra nutrici, nonni e scuole che lo respingevano, salvato dai libri e dal cinema.
Infanzia e famiglia
Il futuro regista venne al mondo nel diciassettesimo distretto parigino, presso una levatrice di rue Léon-Cogniet. La madre, Jeanine de Monferrand, lavorava come segretaria al giornale «L’Illustration»; il padre biologico non compare sul certificato. Il 24 ottobre 1933 Roland Truffaut, un disegnatore di studio d’architettura, riconobbe il bambino e il mese dopo sposò la madre, dandogli il proprio cognome. Questo racconta la voce francese di Wikipedia, la più minuziosa sull’argomento.
Il piccolo François passò i primi anni affidato a nutrici e poi ai nonni materni, che vivevano al numero 21 di rue Henry-Monnier, nel IX arrondissement, a poca distanza dai genitori. Fu la nonna a insegnargli a leggere e a trasmettergli l’amore per i libri; morì nel 1942 (la voce inglese, a differenza di quella francese, parla di un bambino di otto anni). Solo allora il ragazzo tornò a vivere con i genitori, in un appartamento di due stanze in rue de Navarin.

Una verità che lo riguardava la scoprì presto e ne ebbe conferma da adulto. Secondo le voci italiana e inglese, nel 1944 lesse il diario del patrigno e capì di non essere suo figlio. Nel 1968 un investigatore privato, incaricato di una ricerca legata a «Baci rubati», risalì a un dentista di Bayonne, Roland Lévy; la famiglia della madre contestò il risultato, mentre Truffaut lo ritenne attendibile. Decise però di non cercare l’uomo.
La scuola, il cinema, l’incontro con Bazin
La scuola non gli piaceva. Cambiò istituto più volte, fu espulso e saltò le lezioni per entrare nelle sale: il primo film che ricordava di aver visto era «Paradiso perduto» di Abel Gance. A dodici anni fece amicizia con Robert Lachenay, che gli rimase vicino per tutta la vita e che gli ispirò un personaggio de «I 400 colpi». Lasciò gli studi molto presto e si arrangiò con lavori da poco.
Nel 1948, a sedici anni, aprì con Lachenay un cineclub, il Cercle Cinémane, in una sala del boulevard Saint-Germain. Nelle vicinanze teneva le sue serate anche André Bazin, il critico che sarebbe diventato la persona più importante della sua giovinezza. Il cineclub si riempì di debiti; dopo una lite con il patrigno, a dicembre il giudice dei minori lo fece mettere in un centro per ragazzi di Villejuif. Bazin intervenne in suo favore e gli trovò un impiego nel 1949.
Poco dopo Truffaut si arruolò, tra il 1950 e il 1951 a seconda delle fonti. Finì per disertare e andò in prigione militare, finché Bazin ottenne che fosse congedato per «instabilità di carattere». Bazin lo ospitò, lo introdusse nel mondo delle riviste e gli diede un posto ai «Cahiers du cinéma».
Il critico
Nei primi anni Cinquanta Truffaut scrisse per i «Cahiers» e per il settimanale «Arts». Nel 1954 firmò il saggio «Una certa tendenza del cinema francese», un attacco al cinema di sceneggiatura e di mestiere dei suoi anni, a cui contrapponeva i registi che firmavano davvero i loro film. Da lì nacque la «politica degli autori». Le sue stroncature erano così feroci che lo chiamarono «il becchino del cinema francese»: al Festival di Cannes del 1958 non fu invitato, come ricordano anche l’agenzia UPI e la voce inglese di Wikipedia.
Nel 1955 intervistò per la prima volta Alfred Hitchcock. Nel 1956 lavorò come assistente di Roberto Rossellini, che definiva la persona più intelligente da lui incontrata, su tre progetti che non furono mai conclusi. Scoprì anche i romanzi di Henri-Pierre Roché, di cui parlò con entusiasmo; da quell’incontro sarebbero nati «Jules e Jim» e «Le due inglesi».
Dal cortometraggio ai «400 colpi»
Nel 1957 Truffaut fondò la casa di produzione Les Films du Carrosse, un omaggio a «La carrozza d’oro» di Jean Renoir. Esordì con il corto «Une visite» (1954-1955) e poi con «L’età difficile» (1957). Nel 1959 uscì «I 400 colpi», con il quattordicenne Jean-Pierre Léaud nel ruolo di Antoine Doinel, un alter ego dello stesso regista. Il film vinse a Cannes il premio per la regia, lo stesso festival da cui, secondo l’agenzia UPI e la voce inglese di Wikipedia, era stato escluso l’anno prima. Antoine Doinel tornò in altri quattro film fra il 1962 e il 1979, fino a «L’amore fugge», che chiuse il ciclo.
Truffaut collaborò anche al successo di un amico: il soggetto di «Fino all’ultimo respiro», diretto da Godard nel 1960, era suo. Nello stesso anno diresse «Tirate sul pianista» con Charles Aznavour, un film molto apprezzato dalla critica ma poco visto. Dopo «I 400 colpi» aveva voluto fare un’opera per cinefili e il pubblico non lo seguì.
Gli anni Sessanta
«Jules e Jim» (1962), con Jeanne Moreau, Oskar Werner e Henri Serre, portò sullo schermo un amore a tre e fu un successo. Seguirono «La calda amante» (1964) e, nel 1966, «Fahrenheit 451», tratto dal romanzo di Ray Bradbury. Fu il suo primo film a colori e l’unico girato in inglese, in Inghilterra; la lavorazione fu difficile, anche per i contrasti con l’attore Oskar Werner, e l’incasso deluse. Secondo la voce inglese di Wikipedia, da allora Truffaut non lavorò più fuori dalla Francia.
Dalle lunghe conversazioni con Hitchcock, registrate nel 1962, nacque il libro «Il cinema secondo Hitchcock», che le fonti datano al 1966 o al 1967 a seconda dell’edizione. Il volume contribuì a far riconsiderare in Europa e in America un regista fino a quel momento trattato con sufficienza dalla critica. A Hitchcock Truffaut rese omaggio con «La sposa in nero» (1968) e «La mia droga si chiama Julie» (1969).
Nel 1968 difese pubblicamente Henri Langlois, minacciato di destituzione dalla guida della Cinémathèque française. Le scelte politiche non furono sempre in sintonia con i colleghi: già nel 1960 aveva firmato il «Manifesto dei 121» contro la guerra d’Algeria e nel 1967 rifiutò la Legion d’onore, ma dopo il maggio 1968 si allontanò dai registi che volevano un cinema militante.
Gli anni Settanta
Nel 1970 diresse «Il ragazzo selvaggio», nel quale interpretò anche il medico Jean Itard, e continuò la storia di Doinel con «Non drammatizziamo… è solo questione di corna». Firmò nel 1971 il «Manifesto dei 343» per la depenalizzazione dell’aborto. Il momento più alto fu «Effetto notte» (1973), dove interpretò il regista di un film dentro il film: il film vinse l’Oscar per il miglior film straniero alla cerimonia del 1974, come registra il sito dell’Academy.
Seguirono «Adele H. – Una storia d’amore» (1975), con Isabelle Adjani, «Gli anni in tasca» (1976), un film sui bambini che ebbe molto pubblico, «L’uomo che amava le donne» (1977) e «La camera verde» (1978), tratto da Henry James, in cui recitò da protagonista. Nel 1977 Steven Spielberg, che lo ammirava, lo volle in «Incontri ravvicinati del terzo tipo» nel ruolo dello scienziato francese Lacombe, permettendogli di parlare in francese con un interprete.
La rottura con Jean-Luc Godard avvenne nel 1973, dopo uno scambio di lettere durissime a proposito di «Effetto notte». Secondo la voce inglese i due non si parlarono più; dopo la morte di Truffaut Godard scrisse l’introduzione a una raccolta della sua corrispondenza e vi incluse anche la propria lettera.
Gli ultimi film
«L’ultimo metrò» (1980), ambientato nella Parigi dell’Occupazione e interpretato da Catherine Deneuve e Gérard Depardieu, fu un grande successo di pubblico: secondo la voce francese ebbe oltre tre milioni di spettatori e dieci premi César, fra cui quelli per il film e per la regia. Dopo «La signora della porta accanto», uscito nel 1981, arrivò nel 1983 «Finalmente domenica!»: in bianco e nero, un altro omaggio a Hitchcock, fu il suo ultimo film. Il lavoro con lo sceneggiatore Jean Gruault su una saga ambientata nella Belle Époque restò incompiuto; ne nacque in seguito una miniserie televisiva del 1995 diretta da Gavin Millar, mentre «La piccola ladra» fu portato sullo schermo nel 1988 da Claude Miller, da una sceneggiatura che Truffaut non aveva potuto finire.
Vita privata
Nel 1957 Truffaut sposò Madeleine Morgenstern, figlia di un distributore cinematografico; dal matrimonio nacquero Laura (1959) ed Éva (1961). Il divorzio è del 1964 per la voce italiana e per quella francese, del 1965 per la voce inglese. Nel 1968 si fidanzò con Claude Jade, l’attrice di «Baci rubati», e rimase suo amico anche dopo la fine del progetto di nozze. Gli ultimi anni li trascorse con Fanny Ardant, protagonista dei suoi ultimi due film: la figlia Joséphine nacque il 28 settembre 1983. La voce inglese ricorda che era ateo ma rispettava la Chiesa cattolica e chiese una messa di requiem per il suo funerale.
La morte
Nell’estate del 1983, mentre si trovava a Honfleur in una casa presa in affitto, ebbe un malore violento: era la prima manifestazione di un tumore al cervello, descritto dalla voce francese come un glioblastoma. Nella primavera del 1984 si presentò, molto provato, alla trasmissione «Apostrophes» di Bernard Pivot per la riedizione del libro su Hitchcock. L’intervento chirurgico arrivò troppo tardi. Si spense a Neuilly-sur-Seine, alle porte di Parigi, nell’ospedale americano, il 21 ottobre 1984: aveva ancora una trentina di idee per nuovi film. L’agenzia UPI, che ne diede notizia il giorno dopo, scrisse che era stato ricoverato dieci giorni prima e che un anno prima era stato operato per un tumore cerebrale.
Eric Rohmer disse all’agenzia che il lavoro del collega non era stato rispettato abbastanza in Francia e che i critici francesi non erano stati giusti con lui. Costa-Gavras, a «Le Monde», parlò di un grande uomo che il cinema francese non avrebbe potuto sostituire. Il primo Ministro Laurent Fabius mandò un telegramma di condoglianze a Fanny Ardant, nel quale riconosceva che il regista aveva impresso il suo talento al cinema nazionale per venticinque anni.
Le opere
- 1957: «L’età difficile», cortometraggio.
- 1959: «I 400 colpi», premio per la regia a Cannes.
- 1960: «Tirate sul pianista».
- 1962: «Jules e Jim».
- 1966: «Fahrenheit 451».
- 1968: «Baci rubati».
- 1970: «Il ragazzo selvaggio».
- 1973: «Effetto notte», Oscar per il miglior film straniero.
- 1975: «Adele H. – Una storia d’amore».
- 1976: «Gli anni in tasca».
- 1980: «L’ultimo metrò».
- 1983: «Finalmente domenica!», ultimo film.
Dove riposa
Le voci italiana e francese di Wikipedia dicono che il corpo fu cremato nel Cimitero parigino del Père-Lachaise e che le ceneri furono poste nel Cimitero di Montmartre, a Parigi (divisione 21); la voce inglese parla genericamente di sepoltura a Montmartre. Nelle fotografie pubblicate su Wikimedia Commons la tomba è una lastra scura con il nome e le date 1932-1984, coperta di fiori, biglietti e piccoli sassi lasciati dai visitatori.

L’eredità
Truffaut resta uno dei nomi più amati del cinema francese. Lo storico Tony Judt, citato dalla voce inglese, lo giudicò il teorico e insieme il più costante autore di successo della Nouvelle Vague. A trent’anni dalla morte, nel 2014, la Cinémathèque française gli ha dedicato una grande esposizione. Il 13 agosto 2024 un cratere del pianeta Mercurio ha preso il suo nome. In Francia strade, sale cinematografiche, licei e collegi sono intitolati a lui. Le sue lettere sono state raccolte nel volume «Correspondance» (1988).
Date da ricordare
- 6 febbraio 1932: nasce a Parigi.
- 1948: apre il cineclub Cercle Cinémane e conosce André Bazin.
- 1954: pubblica «Una certa tendenza del cinema francese».
- 1957: fonda Les Films du Carrosse.
- 1959: «I 400 colpi», premio per la regia a Cannes.
- 1973-1974: «Effetto notte» e il premio Oscar.
- 1983: l’ultimo film, «Finalmente domenica!».
- 21 ottobre 1984: muore a Neuilly-sur-Seine.
1932–1984
Dove riposa
Cimitero di Montmartre, Parigi (divisione 21): le ceneri
Da dove viene quello che c'è scritto
- Wikipedia in italiano, François Truffaut consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in inglese, François Truffaut consultata il 16 ottobre 2026
- Wikipedia in francese, François Truffaut consultata il 16 ottobre 2026
- Wikidata, Q53002 consultata il 16 ottobre 2026
- Treccani, Enciclopedia online, Truffaut, François consultata il 16 ottobre 2026
- Encyclopaedia Britannica, François Truffaut consultata il 16 ottobre 2026
- UPI Archives, Oscar-winning movie director François Truffaut, a leader of the French New Wave, dies, 22 ottobre 1984 consultata il 16 ottobre 2026
- Festival de Cannes, The day François Truffaut revolutionised French film consultata il 16 ottobre 2026
- Academy of Motion Picture Arts and Sciences, 46th Academy Awards (1974) consultata il 16 ottobre 2026
Immagine: François Truffaut - Jack de Nijs for Anefo, CC BY-SA 3.0 nl
Scheda scritta dalla redazione di Cimiteri.Online, che ne risponde.
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A cura di Cimiteri.Online